Puglia, salasso Covid per la sanità. Ma il rimborso del ministero è solo a metà. Tutti i dati

Lo Stato ha riconosciuto alla Regione solo 260 milioni a fronte dei 400 milioni spesi nel 2020 per l'emergenza Covid

Domenica 7 Novembre 2021 di Paola COLACI

Una voragine da 2 miliardi nella Sanità italiana post Covid. E un buco da 140 milioni di euro da risanare in Puglia, dove il conto presentato da un anno e mezzo di pandemia supera i 400 milioni di euro. Non basta. Se l’emergenza epidemiologica ha svuotato le casse delle Asl pugliesi per 24 milioni di euro, la Protezione civile regionale ha speso 110 milioni di euro per l’acquisto di mascherine e dispositivi di protezione individuale e attrezzature. Lista delle spese alla quale vanno aggiunte le voci “assistenza medica” per 33 milioni 541mila euro, “apparecchiature medicali” per 8 milioni 607mila euro e dispositivi di protezione individuale per 44 milioni 705mila. E ancora, alberghi per 2 milioni 994mila, trasferimenti per 145mila 586 euro, associazioni per 1 milione e ospedale Fiera del Levante per 11 milioni 870mila euro. Ma un altro milione e 837mila euro è stato investito in un sito di produzione di mascherine anti-Covid, oltre a 5 milioni 351mila per altre spese. Spese già sostenute che lo Stato avrebbe dovuto rimborsare completamente alla Regioni. E invece Roma ha riconosciuto alla Puglia solo 260 milioni dei 400 milioni complessivi spesi nel 2020. A carico del sistema sanitario regionale, dunque, resta un buco da 140 milioni. E in assenza di nuovi stanziamenti da Roma toccherà alla Regione, già in piano rientro, di farsi carico di ripianare le perdite.  Compresi i 24 milioni di euro di deficit registrato dalle Asl Pugliesi.

 

Il bilancio

A certificarlo è il Bilancio consolidato del Sistema sanitario 2020 approvato dalla Giunta regionale lo scorso 28 ottobre. Un faldone che analizza il precario “stato di salute” delle 10 Asl regionali e degli ospedali pugliesi dopo 12 mesi di pandemia. Un salasso che inevitabilmente finirà per incidere sulla gestione della finanza sanitaria anche per il 2022. Tra le voci di spesa che riportano segno negativo, ancora, quella relativa ai ticket - completamente azzerati - per ricoveri, esami e visite specialistiche. Ma anche l’aumento delle spese per l’assunzione di personale sanitario: medici, infermieri e oss. Ma tant’è.
Ma le criticità con le quali deve fare i conti la sanità pugliese non rappresentano un caso isolato. Anzi. A livello nazionale mancano all’appello circa 2.2 miliardi di euro di spese per far fronte alla pandemia nel 2020 e nel 2021 che lo Stato non avrebbe ancora rimborsato alle Regioni. Buchi in bilancio che non solo rischiano di impattare nell’immediato sulla gestione dei servizi sanitari, ma potrebbero compromettere anche la piena attuazione del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza). 

 

I fondi del Pnrr

Sul piatto ci sono 20 miliardi di risorse ma i progetti previsti dalla Misura 6 per potenziare la rete territoriale e spingere su innovazione, ricerca e digitalizzazione del Servizio Sanitario Nazionale. E secondo la prima bozza di riparto, alla Puglia dovrebbero toccare 631 milioni di euro per la realizzazione a attivazione di ospedali di comunità e Case della Salute, oltre allo sviluppo della telemedicina.
Ma ora a lanciare l’allarme non è solo il governo regionale di Michele Emiliano. Sulla carenza di fondi per la gestione ordinaria della Sanità, infatti, continuano a tenere i riflettori puntanti tra le altre anche l’Emilia Romagna e la Toscana che segnalano la possibilità di forti disavanzi che potrebbero far scattare la tagliola dei piani di rientro. E imporre una brusca frenata alle prospettive di sviluppo del Pnrr. Per questo la Conferenza delle Regioni continua a spingere sul’Esecutivo di Mario Draghi. E tra le istanze recapitate a mezzo documento congiunto sottoscritto a fine ottobre, chiedono di utilizzare alcune risorse ancora disponibili nel Dlecretjo legge Fiscale - circa 1.3 miliardi. Ma anche i soldi del payback farmaceutico.
Intanto, in regione si continua a fare i conti. E sul fronte della spesa farmaceutica per le Asl si registra un eccesso di più 264milioni nel 2020 rispetto al tetto di 529milioni. Notevoli risparmi sono certificati rispetto a quella convenzionata: il quadriennio 2017-2020 si chiude con - 98milioni.

 

Ultimo aggiornamento: 8 Novembre, 09:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA