Puglia, il lavoro vede la risalita dopo la pandemia. Ma mancano 48mila addetti e pochi posti sono stabili

In Puglia c'è la ripresa dell'economia ma arranca il lavoro stabile: mancano 48mila addetti
In Puglia c'è la ripresa dell'economia ma arranca il lavoro stabile: mancano 48mila addetti
di Alessio PIGNATELLI
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Domenica 21 Novembre 2021, 05:00

Una ripresa dell’economia pugliese c’è, lo certifica Bankitalia e lo dicono anche altri studi di settore. Esiste, altrettanto e parallelamente, un effetto rimbalzo che deve però tenere inevitabilmente conto degli effetti pre pandemia. E che significa che gli ingranaggi dell’economia continuano a procedere a velocità diverse. Alcuni settori sono stati fortemente penalizzati dalla pandemia, altri un po’ meno. Secondo le elaborazioni Osservatorio Economico Aforisma, prima della morsa del Covid iniziata nella primavera dell’anno scorso, il numero dei lavoratori in Puglia al 31 marzo 2020 era di 951.175. Nel secondo trimestre di quest’anno, il numero degli addetti è sceso a 902.833. Significa meno 48mila unità, oltre il 5% in meno.

Solo nel trimestre luglio settembre 2021 c’è stata un’impennata che ha consentito di raggiungere gli stessi livelli pre pandemici ma è frutto soprattutto di contratti stagionali legati all’estate. Tant’è che il Rapporto congiunturale 2021 sull’economia pugliese elaborato dall’Ufficio studio della sede regionale della Banca d’Italia analizza i primi otto mesi del 2021 in cui le attivazioni nette di contratti alle dipendenze sono aumentate rispetto allo stesso periodo del 2020 ma anche del 2019. C’è però da capire appunto la tipologia di contratti e da qui la sottolineatura dei sindacati con l’87 per cento di assunzioni rappresentate da contratti a tempo determinato.

Il numero di ore autorizzate di Cassa integrazione guadagni inoltre si è sensibilmente ridotto rispetto allo stesso periodo del 2020, ma è rimasto ancora notevolmente più elevato rispetto a quello precedente la pandemia.

Imprese meno strutturate

«L’emergenza sanitaria innescata dal Covid-19 ha determinato un progressivo peggioramento del quadro generale - spiega Davide Stasi, responsabile Osservatorio economico Aforisma - i licenziamenti, però, hanno indotto all’apertura di nuove partite Iva ed è anche per questo motivo che il saldo della nati-mortalità delle aziende è rimasto positivo in Puglia, con le nuove iscrizioni al Registro imprese che hanno superato le cancellazioni. Le imprese pugliesi, perciò, risultano in certi casi, meno “strutturate”, avendo ridotto il loro numero di dipendenti e collaboratori. Sono ancora lontane dai valori pre-Covid le imprese operanti nei settori delle attività artistiche, sportive, intrattenimento e divertimento con le relative filiere. Ma non solo: anche le attività manifatturiere risentono del calo della domanda, ad eccezione di quelle legate al settore delle costruzioni che è stato recentemente ed ulteriormente incentivato dai bonus edilizi».

È infatti proprio il comparto edilizio a trainare: un trend positivo che si riflette anche sul numero di imprese attive nel settore costruzioni che nel secondo trimestre 2021 hanno toccato quota 40.073, +4,2% rispetto allo stesso periodo del 2019. Insomma, il quadro è in evoluzione. Ci sono segnali positivi, certamente. Ma la distanza rispetto al passato in generale resta. Ancora la stessa Banca d’Italia certifica per esempio che c’è stata una ripresa delle attività e dei movimenti di persone quest’anno che ha prodotto effetti positivi anche sui trasporti. Ma attenzione: l’incremento, rimarca il report, “non ha comunque consentito di recuperare i volumi pre pandemia: il divario negativo rispetto al 2019 è pari al 50 per cento”.

Le differenze con l'ultimo decennio

Se si allarga lo sguardo nell’ultimo decennio - e più nello specifico dalla crisi del 2007 agli anni precedenti alla crisi Covid - l’economia della Puglia aveva mostrato una dinamica migliore di quella delle altre aree del Mezzogiorno e sostanzialmente simile a quella delle regioni del Centro Italia. In particolare, la fase espansiva era stata più pronunciata nel 2018 e nel 2019, anni in cui il tasso di crescita del Pil regionale era stato più alto di quello registrato a livello nazionale.

Un’economia regionale che, secondo un recente focus di Cassa depositi e prestiti, vale 76 miliardi di euro di Pil ed è seconda per dimensioni nel sud del Paese solo a quella campana: mentre a livello nazionale il numero di imprese attive tra 2015 e 2018 era aumentato dell’1,5%, in Puglia l’incremento registrato era stato del 2,6%. Ecco perché questo rimbalzo post pandemia va inquadrato rispetto a quella crescita che, faticosamente, era stata registrata pre Covid.

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