Puglia, ricoveri ancora in salita ma resta scongiurato il rischio di “zona gialla”

Puglia, ricoveri ancora in salita ma resta scongiurato il rischio di “zona gialla”
di Vincenzo DAMIANI
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Venerdì 20 Agosto 2021, 07:56 - Ultimo aggiornamento: 21:55

Aumentano ancora i ricoveri, ma la Puglia per ora resta lontana dal rischio di passaggio in zona gialla. Oggi è atteso il monitoraggio della Cabina di regia nazionale dal quale dipenderanno le decisioni del ministero della Salute, ma l’occupazione dei posti letto resta ferma al 5% sia nei reparti di Malattie infettive e Pneumologia che nelle terapie intensive. E’ quanto rileva l’ultimo monitoraggio dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) aggiornato a ieri pomeriggio alle 18.30. 

Nessuna restrizione per la Puglia

Non ci saranno, quindi, sorprese per la Puglia, che potrà concludere agosto in zona bianca, senza restrizioni. Tira un sospiro di sollievo il comparto turistico, almeno la stagione è salva. Tutta Italia oggi dovrebbe restare in zona bianca, anche la Sicilia che era a forte rischio: l’isola ieri ha registrato valori stabili (10% intensive e 17% area medica, anche se l’aumento dei casi è stato +1.377), ma da Roma è trapelata la notizia che per pochi decimali non dovrebbe scattare la zona gialla.

Diversa la situazione pugliese, dove i ricoveri per covid restano tutto sommato sotto controllo, nonostante lievi peggioramenti: ieri sono stati individuati 217 nuovi contagi su 12.761 tamponi, il tasso di positività si è attestato all’1,7% rispetto al 2,45% di mercoledì. Due i nuovi decessi provocati ieri dal Covid, mentre sono in tutto 168 i pazienti ricoverati, +5 rispetto a mercoledì. Stabile il numero di persone assistite nelle terapie intensive, 23. I novi casi sono stati individuati 37 in provincia di Bari, 27 nella Bat, 30 nel Brindisino, 35 nel Foggiano, 61 nel Leccese, 14 nel Tarantino. Sei casi riguardano persone residenti fuori regione e per altri 7 la provincia è in via di definizione. 


La campagna vaccinale fa registrare un nuovo traguardo raggiunto: il 50,8% dei pugliesi nella fascia 12-19 anni ha ricevuto la prima dose di siero anti Covid, sopra la media nazionale che è del 46,5%. Sono 5.158.318 in totale le dosi somministrate, il 93,1% di quelle consegnate dal commissario nazionale per l’emergenza, 5.538.865. La Puglia adesso è quinta nella classifica delle regioni più virtuose per numero di dosi inoculate rispetto a quelle ricevute, fanno meglio Lombardia, Marche, Molise ed Emilia Romagna. 

La campagna vaccinale, però, ad agosto sta subendo un notevole rallentamento: nell’ultima settimana, ad esempio, non è mai stata superata la quota di 20mila inoculazioni, contro una media di 35-40mila somministrazioni al giorno tenuta a luglio. Tra martedì e mercoledì sono state consegnate circa 260mila dosi, nel dettaglio 40.100 sono state distribuite da Moderna e 219.972 da Pfizer. In questo momento, la Puglia ha in giacenza circa 460mila sieri, 300mila Pfizer, 135mila Moderna e circa 28mila J&J. In provincia di Lecce mercoledì sono state effettuate 5.530 vaccinazioni di cui 1.261 a ragazzi tra i 12 e i 19 anni. Nel Barese, tra il 16 e il 18 agosto sono stati vaccinati 4.097 giovanissimi e la copertura fra i 12 e i 19 anni con prima dose è salita al 62% in provincia e al 63% soltanto a Bari città. Nella Asl di Brindisi si va avanti ad una media di circa 3.000 dosi al giorno, i ragazzi dai 12 ai 19 vaccinati con la prima dose mercoledì sono circa 200, che si aggiungono ai 500 degli open day del 16 e 17 agosto. Per quanto riguarda Taranto e provincia, la campagna vaccinale ha raggiunto quota 712.672 sieri somministrati: rispetto a questo dato, oltre 337mila cittadini hanno completato il ciclo vaccinale. “La maggior parte dei pazienti deceduti per Covid nelle ultime settimane non era vaccinata o aveva ricevuto solo una prima somministrazione”: è quanto hanno riferito ieri fonti qualificate sanitarie nazionali in attesa dell’elaborazione dei dati forniti dalle Regioni che dovrebbero essere resi noti nelle prossime ore. «Il parametro dei decessi è evidentemente legato a quello dei contagiati ricoverati. Secondo l’Istituto superiore di Sanità l’incidenza delle infezioni è 10 volte più bassa nei vaccinati, quindi quello che comincia ad emergere era un dato atteso», ha commentato Roberto Cauda, direttore dell’Istituto di malattie infettive del Policlinico Gemelli di Roma. Intanto, sull’ipotesi della terza dose l’Oms frena: «Crediamo che i dati fino ad oggi non indichino la necessità», ha puntualizzato ieri in conferenza stampa Soumya Swaminathan, Chief Scientist dell’Oms.
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