Pochi tamponi, troppi contagi e ricoveri, vaccini a rilento per fragili e anziani: ecco perché la Puglia rischia di non riaprire subito

Domenica 11 Aprile 2021 di Francesco G. GIOFFREDI

La posta in gioco lievita, l’asticella s’alza. E la Puglia arranca ancora. Prego riavvolgere il nastro a giovedì, alle parole in conferenza stampa di Mario Draghi, come sempre non casuali: le «prossime settimane» saranno quelle in cui si parlerà di «riaperture e non di chiusure», ma «le riaperture saranno più facili nelle regioni avanti con le vaccinazioni». Insomma: l’alleggerimento di vincoli e restrizioni, il salto dal rosso all’arancione (o verso colori ancora più sbiaditi) e il progressivo ritorno alla normalità dipendono molto anche da ritmo e coerenza della campagna vaccinale, che deve tassativamente spianare la corsia prioritaria ad anziani e fragili - come ricordato dallo stesso premier. Non basta quindi una buona pagella al monitoraggio settimanale della pandemia, curato da ministero della Salute e Istituto superiore di sanità.

 

La puglia ancora in rosso

 

L’altroieri il report ha oltretutto confermato il colore rosso per la Puglia, e a questo punto il quesito è necessario: quando sarà possibile intravedere la luce in fondo al tunnel? Quando la Puglia potrà «parlare di riaperture» - per citare proprio Draghi? Non presto, il quadro è preoccupante, o almeno così racconta oggi la lettura incrociata del monitoraggio settimanale, dell’andamento quotidiano dei contagi e della campagna vaccinale. Proprio ieri il Financial Times ha inoltre sancito che «la Puglia è forse il miglior esempio del sistema disfunzionale delle vaccinazioni», ponendo l’accento sul ritardo nelle somministrazioni a 70-79enni e anziani over80.
La cartolina dalla Puglia è ancora una volta caotica. E ieri, intanto, su 13.461 tamponi sono stati rilevati 1.804 casi positivi, il 13,4% (51.558 gli attualmente positivi). Così su scala provinciale: 530 in provincia di Bari, 379 in provincia di Foggia, 376 in provincia di Taranto, 213 in provincia di Lecce, 154 in provincia di Brindisi, 149 nella provincia Bat. Sono stati registrati 31 decessi (5.174 in totale): 15 in provincia di Bari, 6 in provincia di Brindisi, 4 in provincia di Foggia, 6 in provincia di Taranto. 

 

Il monitoraggio settimanale: male su tamponi, incidenza contagi e ricoveri

 

La base d’ogni valutazione è il monitoraggio settimanale: la Puglia continua a mantenere un livello modesto e tra i più bassi d’Italia della capacità di testing (1.996 tamponi ogni 100mila abitanti nei sette giorni, la media nazionale è di 3.117), ha la seconda percentuale di positività più alta d’Italia (12,9%, è di 5,9% la media nazionale) e un’elevata incidenza di nuovi casi settimanali ogni 100mila abitanti (258, seconda regione, la media italiana è di 185). Quest’ultimo indicatore ha valore strategico: la soglia per far ripartire il tracciamento è di 50 casi ogni 100mila abitanti. Il tracciamento è ormai saltato del tutto per aria, ma senza non è possibile riaprire in sicurezza: per ogni positivo è sempre necessario ricostruire tempestivamente la catena dei contatti. Quantomeno, l’indice Rt (il tasso di trasmissibilità del virus) è in parziale e lento arretramento: 1.06, ancora però oltre il valore critico dell’unità. Anche il monitoraggio ministeriale ha cerchiato in rosso poi la capacità di risposta del sistema sanitario pugliese: l’occupazione dei posti letto Covid in area medica, cioè nei reparti di Malattie infettive e Pneumologia, è del 53%, 13 punti percentuali oltre la soglia critica (ma un punto in meno rispetto a due giorni fa). Nelle terapie intensive è al 44%, 14 punti oltre il limite del 30% fissato dal ministero della Salute (ma due punti in meno rispetto a giovedì).

 

La campagna vaccinale: troppi ritardi


Sulla trincea dei vaccini i numeri sono a tratti impietosi. Fin qui la Puglia ha somministrato il 76,2% delle dosi consegnate (dato delle 20 di ieri sera), Draghi ha però posto l’accento anche sul “chi”, sui beneficiari dei primi round di vaccinazioni: in Puglia risultano vaccinati 272.781 over 80, tra gli over 90 il 56,6% con la prima dose (il 30,9% con la seconda), per la fascia 80-89 il 68,5% con prima dose (e il 41,6% con la seconda). Ancora pochi. Per la fascia 70-79 si partirà invece solo domani. Non solo: la cabina di regia nazionale ha pure puntato il faro sui 69.480 vaccinati pugliesi che rientrano nell’aleatoria voce “altro”, cioè fuori dal primo valzer di priorità (personale sanitario, scolastico e forze dell’ordine) e dal criterio strettamente anagrafico o di fragilità. 
Curiosità (amara) finale. Lab24 de Il Sole 24 ore ha calcolato che, a questo ritmo, ci vorrebbero 1 anno e 24 giorni per coprire il 70% della popolazione pugliese: l’obiettivo sarebbe raggiunto il 4 maggio 2022 contro la previsione del governo di agosto 2021. In Italia il bersaglio verrebbe centrato a gennaio. Male, malissimo. Di questo passo, e con i criteri dettati da Draghi, le riaperture rischiano d’essere un miraggio.

Ultimo aggiornamento: 15:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA