Puglia “a caro prezzo”: +50% sulle bollette e carburante a due euro per litro

Puglia “a caro prezzo”: +50% sulle bollette e carburante a due euro per litro
di Paola COLACI
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Giovedì 10 Febbraio 2022, 05:00

Bollette di luce e gas raddoppiate, benzina alle stelle e un carrello della spesa sempre più “pesante”. Gli effetti dei rincari sui prezzi delle materie prime annunciati a fine anno ora si fanno sentire anche in Puglia. E con le prime fatture del 2022 la stangata è servita. Più di 250 euro in bolletta per la luce nel solo bimestre gennaio-febbraio: a tanto ammonta in media il costo per una famiglia pugliese di 3 o 4 persone. Gli stessi 3,3 chilowatt di consumo medio che solo un anno fa costavano 166 euro. Identica fiammata su base trimestrale: 331 euro a fronte di una spesa media che lo scorso anno superava di poco i 190 euro. A conti fatti un rincaro tra il 40 e 50%. 


Ma anche in Puglia come nel resto d’Italia torna ad aumentare anche il carburante. E la spia dei rincari segna ancora una volta “rosso”. Nella settimana tra il 31 gennaio e il 6 febbraio secondo la rilevazione del Mise (Ministero dello Sviluppo economico) il prezzo si è attestato in media a 1,8 per un litro di benzina e a 1,7 euro per il gasolio. Rispettivamente una variazione pari a +22,6% e +23,3 rispetto a metà gennaio. Ma a dare un’occhiata alla tariffe applicate nella giornata di ieri sul “servito” dei distributori pugliesi la curva del caro-carburante sembra tutt’altro che in flessione. Anzi. Secondo l’Osservatorio del Mise, alcune pompe dislocate sulla statale 96 nella zona del Barese nelle scorse ore hanno applicato un prezzo di 2,11 euro per litro di benzina sul servito e 1,78 euro in modalità self. Stessa impennata anche nel Salento dove in alcuni casi il carburante nella giornata di ieri ha superato la “soglia psicologica” dei 2 euro: 2.089 euro al litro sul servito per la benzina e 1,924 euro per un litro di gasolio lungo la statale 275 Maglie-Leuca. Prezzo medio di vendita compreso tra 1,8 euro al litro per la benzina e 1,7 euro al litro per il gasolio in provincia di Brindisi. Con punte sino a 2,12 per litro in città. Stesso andamento dei costi anche a Taranto e provincia. Stando, dunque, alle rilevazioni del Mise, proprio a causa del caro-benzina una famiglia pugliese in media sarà costretta a spende circa 450-500 euro in più su base annua solo per i maggiori costi di rifornimento. 


Di contro, la crescita dei prezzi dei carburanti – sommata al caro energia e gas - continua a farsi sentire anche sul carrello della spesa. Con effetti a catena sui beni di largo consumo: pasta, farina e olio innanzitutto. Ma anche burro, ortaggi e frutta. E proprio nelle scorse ore l’Unione Nazionale Consumatori ha elaborato i dati Istat per stilare la classifica dei prodotti che stanno registrando i maggiori rincari. Nel dettaglio, a lievitare dallo scorso gennaio non solo luce, gas e benzina ma anche burro e pasta. Ma in testa alla top 20 dei rincari troviamo anche oli diversi da quello di oliva, che sugli scaffali del supermercato costano il +19,9% in più rispetto a un anno fa. Al secondo posto i vegetali freschi con un +13,5%. Sul gradino più basso del podio il burro, che vola comunque al +10,8%. C’è poi la pasta che svetta del +10%. Seguono i frutti di mare freschi o refrigerati con un incremento del +8,4%, la farina con +6,7%, frutta fresca o refrigerata con +5,5% e infine i succhi di frutta con +4,8%. Prezzi lievitati anche per i vegetali, nemmeno se surgelati, e la carne. In aumento anche l’olio di oliva, il latte conservato, il pane e lo zucchero. Va meglio, invece, con il caffè che segna un aumento del +2%. Bene anche il latte fresco intero (+1,1%). Il risultato? Lo scontrino parla chiaro: in Puglia occorrono quasi 4 euro per un chilo di pane, almeno 2,50 euro per un chilo di pasta e oltre 1,30 euro per un litro di latte a lunga conservazione. Ma si arriverà a pagare fino al 400% in più per alcune tipologie di ortaggi. Calcolatrice alla mano, dunque, al momento una famiglia media pugliese deve mettere in conto che i rincari sommati all’inflazione al 4,8% peseranno sul suo bilancio 1.389 euro in più rispetto allo scorso anno. E se il nucleo cresce la stangata aumenta: con due figli si arriverà a 1.715 euro in più, con tre anche a 1.923 euro.. 
A pagare a caro prezzo l’impennata dei costi di energia, gas e materie prime, infine, sono già almeno 280mila piccole e medie imprese. Quelle più “energivore” che rappresentano il 70% dell’intero tessuto produttivo della regione. E anche su questo fronte i rincari viaggiano già tra il 50 e il 100% rispetto allo scorso anno.

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