Puglia, 10mila posti nelle costruzioni nei prossimi tre mesi. Ma la vera svolta arriverà con il green

Puglia, 10mila posti nelle costruzioni nei prossimi tre mesi. Ma la vera svolta arriverà con il green
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Domenica 6 Febbraio 2022, 05:00

Quasi diecimila posti di lavoro in più nel settore dell’edilizia da gennaio a marzo. Il dato promettente è contenuto nell’analisi sul comparto costruzioni fatta da Saie, la Fiera dedicata al mondo del mattone, dalla progettazione agli impianti, che da Bari – dove si è tenuta lo scorso anno – quest’anno, in ottobre, traslocherà a Bologna. In Puglia, secondo Saie, sono aumentate le imprese attive durante tutto il corso dell’anno. Un segnale di ripresa legato anche, come ha spiegato dalle colonne di questo giornale il presidente Ance, Nicola Bonerba, agli incentivi all’edilizia come il Superbonus varati dal Governo e che hanno portato a un proliferare di nuove partite Iva. La filiera – certifica Saie – è in buona salute a livello regionale: il numero di imprese attive in Puglia è cresciuto fino a toccare quota 40.431 a fine 2021, in aumento sia sul 2020 (+3%), sia rispetto all’ultimo anno pre-Covid, il 2019 (+4,9%). Anche le previsioni per il 2022 sono molto incoraggianti: tra gennaio e marzo, infatti, l’occupazione dovrebbe aumentare di oltre 9.550 unità (dato Saie che, però, non tiene conto delle uscite dal servizio).

I dati provinciali e la svolta green


A livello locale, la provincia più ricca di imprese attive nel settore delle costruzioni è Bari (15.151), in crescita del +3,4% rispetto al 2020 e del +5,4% sul 2019. Seguono Lecce, Foggia, Taranto e Brindisi.
Le previsioni Saie sulle figure professionali che saranno maggiormente richieste quest’anno confermano che, in uno scenario dominato sempre più da una domanda “green”, aumenterà la richiesta di figure esperte nello sviluppo di strategie ecosostenibili, nella progettazione green, nella limitazione dei consumi energetici e delle emissioni di anidride carbonica. Un trend che, secondo i dati Infocamere, porterà a una crescita media annua dell’occupazione nelle costruzioni del +1,4% da qui al 2025 in tutta Italia, non soltanto in Puglia.
Fin qui le speranze e le prospettive più rosee per un settore che in dieci anni, secondo Ance, ha perso 600mila addetti e anche la propria identità: manca il ricambio generazionale, gli impieghi in edilizia hanno scarso appeal sui giovani e i costruttori si interrogano su quale strada intraprendere per riempire i cantieri di operai, meglio se qualificati. Un problema al quale se ne aggiungono diversi altri, in questo periodo, a oscurare l’orizzonte roseo delineato da Saie. Per esempio, gli incrementi dei costi del legno, ferro, plastica, vetro e resine verificatisi nell’ultimo periodo, in percentuali che oscillano dal +20% al +80%. Non poco e non di poco conto l’effetto su contratti già firmati e con costi già definiti.

I nodi 


Ancora. Se è indubbio che il futuro delle costruzioni passi attraverso la svolta “green” che gli ecobonus stanno contribuendo a consolidare, sugli stessi bonus il Governo ha operato una stretta che, nonostante l’alto obiettivo che si prefigge di raggiungere, ovvero impedire le frodi, ha scontentato tutti. Solo in Puglia, gli interventi edilizi che rischiano lo stop sono oltre 5.000, precisamente 5.524. Le cifre sono da capogiro: gli investimenti per lavori conclusi ammessi a detrazione sono pari a 591.416.450,74. Il totale degli investimenti ammessi a detrazione è fermo poco al di sotto del miliardo di euro: 841 milioni e 735.193 euro. In Italia, alla stessa data, si è registrato un boom di oltre 90mila cantieri per circa 17,8 miliardi di euro di detrazioni ammesse e lavori conclusi per un valore di oltre 11 miliardi: si tratta di oltre l’1% del Pil, il 4% se si considerano tutti i settori direttamente collegati all’edilizia. L’esecutivo Draghi tira dritto, ma il Parlamento ha annunciato battaglia: i primi emendamenti sono già stati depositati.

L'allarme di Confartigianato


Ieri Confartigianato è tornata sul tema, mettendo in guardia sul fatto che «gli stop and go normativi sull’utilizzo dei bonus edilizia e riqualificazione energetica stanno rallentando la ripresa del settore delle costruzioni». L’allarme è corroborato dai dati raccolti dall’Ufficio Studi dell’associazione, su scala nazionale: «Sono a rischio le assunzioni di 127mila lavoratori previste dalle imprese del settore nel primo trimestre del 2022». 
Il Superbonus, del resto, ha subito in 20 mesi nove interventi di modifica, uno ogni 68 giorni. Il settore delle costruzioni è costituto «da 486mila micro e piccole imprese con un milione 155mila addetti, che rappresentano l’87,5% dell’occupazione del comparto. Ma ora le restrizioni alla cessione del credito - dice ancora l’associazione -, assunte con il pur doveroso e condivisibile intento di contrastare le truffe, rischiano di affossarlo. I segnali negativi - rileva Confartigianato - arrivano già da una sensibile riduzione dei lavori conclusi ammessi a detrazione: a gennaio ammontano a 1.563 milioni di euro, un valore praticamente dimezzato (-46,2%) rispetto ai 2.904 milioni di dicembre 2021 (che aveva segnato un +87,5% rispetto a novembre 2021)». Confartigianato ha lanciato proprio in questi giorni in tutta Italia la campagna “Sbloccare la cessione dei crediti per garantire crescita e lavorò” nella quale indica i 10 motivi per i quali si dovrebbe correggere il decreto legge Sostegni ter, eliminando le restrizioni alla cessione del credito. Il primo, è l’occupazione. Senza lavoro, non ci sarà ripresa.

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