Puglia, pesca e agricoltura in affanno: primi aiuti per 2,2 milioni. Il piano della Regione

Puglia, pesca e agricoltura in affanno: primi aiuti per 2,2 milioni. Il piano della Regione
di Antonio BUCCI
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Mercoledì 16 Marzo 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 15:10

Un pezzo della soluzione potrebbe arrivare ad horas dalla Capitale, un altro da Bruxelles: in Regione si lavora per fare argine ai rincari di energia e carburante e creare una rete di protezione per le imprese maggiormente colpite. Nelle scorse ore, l’incontro con i rappresentanti di alcune tra le più grandi marinerie pugliesi è servito ad avere una mappatura dei bisogni specifici: le cifre - territorio per territorio e relative alle spese gasolio degli ultimi tre mesi - saranno sul tavolo dell’assessore al ramo, Donato Pentassuglia, in tempi brevi. Intanto, ieri in pochi hanno lasciato gli ormeggi: a Monopoli – nel Barese – in circa settanta sono rimasti a motori spenti ed è andata allo stesso modo nella vicina Mola. 
Un salvadanaio per la salvaguardia della pesca, in compenso, potrebbe aprirsi già oggi: un provvedimento da 20 milioni di euro preparato dall’esecutivo nazionale e con il dossier nelle mani del sottosegretario forzista, Francesco Battistoni. Le associazioni di categoria avevano strappato la promessa al Ministro, in occasione dell’ultimo tavolo, alla presenza del direttore generale, Riccardo Rigillo. La novità è l’approdo imminente nella conferenza dei presidenti della Stato – Regioni, il cui parere è necessario per emanare il bando. Un maxi stanziamento che potrebbe portare al comparto locale una somma intorno ai due milioni di euro circa. 

La mossa della Regione


Dal canto suo, il titolare dell’Agricoltura in via Gentile ha chiesto che possano essere cumulabili ad altre iniziative nella stessa direzione: un jolly che semplifica il quadro, dal momento che dallo stesso tavolo romano era arrivata anche l’accelerazione delle liquidazioni degli indennizzi Covid, il cui monitoraggio la Regione proseguirà all’inizio della prossima settimana. Nel frattempo, si vagliano le altre strade percorribili e sono almeno due: la prima guarda all’Europa e alla dotazione del Piano di Sviluppo Rurale. Lo strumento sarebbe quello della misura 21, la stessa del sostegno temporaneo eccezionale – tradotto, vuol dire una tantum – che ha l’obiettivo di «fornire un supporto forfettario, sotto forma di liquidità, alle aziende attive nella filiera, mitigando gli effetti della crisi socio-economica determinata dalla pandemia». In questo caso, se ne potrebbe estendere la validità anche ad altri settori, come le aziende agricole e della zootecnia, ma il condizionale resta d’obbligo. Il lasciapassare è già stato chiesto, ma occorre un via libera ad hoc, in virtù della linea di finanziamento che ammette obiettivi precisi: investimenti, ma non sussidi. Una logica alla quale durante la pandemia si è risposto con un chiavistello: il temporary Framework. Esteso ed integrato più volte, è stato il viatico con il quale gli Stati membri dell’Unione sono stati autorizzati ad adottare aiuti al tessuto economico in deroga alla disciplina ordinaria sugli aiuti di Stato. 

La strada europea


In caso di sblocco di fondi della programmazione comunitaria, la speranza è di poter contare su un budget intorno ai 6 o 7 milioni di euro, non solo puntando sulla misura 21 del Psr, ma anche tenendo sotto controllo, ad esempio, il Fondo Europeo per la politica marittima. D’altro canto, la stessa Commissione europea ha chiesto agli Stati membri, quindi anche all’Italia, di indicare l’impatto che la crisi internazionale e gli scossoni dei rincari stanno producendo e dunque lo spazio di manovra potrebbe essere ancora largo. L’alternativa è agire utilizzando le risorse del Bilancio dell’ente: certamente un sentiero più rapido, ma che richiederebbe il passaggio da una legge, pallottoliere alla mano. Al momento, soltanto un’ipotesi, vista la schiarita capitolina. 
Il pressing delle imprese resta alto: «Il caro gasolio rischia di fermare i trattori nelle campagne, spegnere le serre di fiori e ortaggi e bloccare i pescherecci nei porti, aumentando la dipendenza dall’estero per l’importazione di prodotti alimentari», riassume Coldiretti Puglia, segnalando un combinato disposto tra rincari di energia e carburante che finisce per essere scaricato sul carrello della spesa «con aumenti tendenziali che vanno dal 9% per la farina al 12% per la pasta, al 6% per il pesce all’11% per il burro, dal 7% per la frutta al 17% per la verdura fino al 20% per gli oli di semi come il girasole importato dall’Ucraina che ha dovuto interrompere le spedizioni». Il rischio, contestano, è quello di restare anello debole della filiera: «Se i prezzi per le famiglie corrono, i compensi riconosciuti agli agricoltori e agli allevatori non riescono neanche a coprire i costi di produzione». Il primo colpo d’occhio utile sulla road map lo si avrà giovedì: in quarta commissione, saranno proprio l’assessore allo Sviluppo Economico, Alessandro Delli Noci, e il collega Pentassuglia ad essere ascoltati sui prossimi passaggi. 

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