La guerra del gas/Puglia, gasdotto Tap strategico: si punta al raddoppio. E Poseidon resta un'incognita

La guerra del gas/Puglia, gasdotto Tap strategico: si punta al raddoppio. E Poseidon resta un'incognita
di Francesco G.GIOFFREDI
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Giovedì 24 Febbraio 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 25 Febbraio, 02:29

Testimone inconsapevole e protagonista disinteressata della storia, sospesa ancora una volta tra potenzialità, opportunità e contraddizioni. Nell’ingarbugliato risiko della geopolitica spunta la Puglia del gas, strategica senza quasi volerlo e centrale fingendo di non saperlo. L’approvvigionamento energetico è la poderosa leva che sposta Paesi, pedine e rivendicazioni sulla scacchiera internazionale. E mentre la Russia prepara l’invasione su larga scala in Ucraina, scatenando la reazione occidentale, l’Europa s’interroga. Attraversata da una frattura scavata e approfondita dal tempo: da una parte la disperata corsa al gas, per soddisfare il fabbisogno, calmierare il mercato e raffreddare i rincari in bolletta; dall’altro lato il tentativo di affrancarsi dalla dipendenza dal gas russo. Non è un’urgenza di oggi, né è suggerita dai recenti venti di guerra: l’Ue da anni cuce la rete dei gasdotti strategici, stringendo i bulloni delle alleanze, provando a diversificare e dribblando non pochi ostacoli. Anche sui territori. La transizione green non è del resto un pranzo di gala: prima di arrivare all’autosufficienza da rinnovabili, il gas resta la strategia-ponte privilegiata. E vitale. Ancor più perché su eolico e fotovoltaico il ritardo accumulato è preoccupante. Nel frattempo, tuttavia, la dipendenza dal gas di Vladimir Putin è persino cresciuta: al metano russo è appaltato il 41% dei consumi europei del 2021, trend ricalcato anche in Italia. In due parole: siamo vulnerabili. Anche perché la Germania - dopo l’offensiva russa - ha stoppato il gasdotto Nord Stream 2: avrebbe irrorato il primo Paese (per Pil) dell’Ue e l’intera Europa con 55 miliardi di metri cubi di gas, risolvendo non pochi problemi e accentuando però la dipendenza dalla Russia. Come nel gioco dell’oca, si torna alla casella del via.

La Puglia con Tap nelle mappe del gas


Ecco allora entrare di prepotenza in ballo la Puglia, in una cartografia che si srotola tra Russia, Ucraina, Azerbaijan, Grecia, Cipro, Israele, Turchia. Il gasdotto Tap rivendica quell’etichettatura tanto sbandierata negli anni dell’opposizione feroce al cantiere salentino a San Foca e dintorni: “opera strategica”. I numeri e le prospettive ora lo raccontano con pragmatismo: il metanodotto che approda a San Foca - operativo dal dicembre del 2020 - in un anno ha pompato in Europa circa 8 miliardi di metri cubi di gas estratto dal bacino dell’Azerbaijan, quasi per intero trattenuti in Italia. Tradotto: a gennaio, Tap ha garantito il 14% della fornitura di gas per l’Italia. Una boccata d’ossigeno. In un contesto che smentisce chi profetizzava l’inutilità dell’infrastruttura: nel 2021 l’Italia ha consumato 76 miliardi di metri cubi di gas, il 7,2% in più rispetto all’anno prima. La Puglia, per inciso, è sesta regione con oltre 4,6 miliardi (dato, questo, del 2020). Il Tap quest’anno saturerà la capacità massima di 10 miliardi e si candida con passi concreti al preventivato raddoppio, che però richiede tempi non brevissimi. O meglio: tempi contingentati per il labirintico mondo delle autorizzazioni in campo energetico, ma lunghi per tamponare l’emergenza. Il Tap inietterebbe infatti i 20 (potenziali) miliardi di metri cubi solo dal 2026.

L'altro gasdotto: Poseidon


Nel frattempo, la Puglia potrebbe teoricamente spalancare le porte a un secondo gasdotto, fermo ai box da sempre e ciclicamente ripescato dagli archivi: Eastmed-Poseidon, approdo poco più a sud, a Otranto. E stessa portata: 10 miliardi di metri cubi all’anno. La joint venture tra Edison e la greca Depa ha incassato le autorizzazioni al progetto, pur senza aver prima incamerato virtualmente il gas. Tanto che solo nel 2018 fu sancito l’accordo per pescare gas da un bacino offshore tra Cipro e Israele. Anche Poseidon è tra i Progetti d’interesse comunitario ed è tutelato da accordi intergovernativi. Ma finora non s’è mossa mai una pietra, tanto che nel giugno scorso il ministero della Transizione ecologica ha dovuto prorogare i termini autorizzativi per l’avvio dei lavori (al 1 ottobre 2023, fine lavori entro lo stesso giorno del 2025). Che ne sarà, ora? Nebbia fitta e poche, oggettive chance: il Dipartimento di Stato degli Usa, come riportato nelle scorse settimane da fonti americane, ha mostrato sostanziale (e definitivo) disinteresse per Eastmed-Poseidon - dopo il precedente entusiasmo - per ragioni ambientali e geopolitiche. Insomma: fuori dai radar, forse anche dell’Ue. Anche per i costi, i più alti di sempre: 6 miliardi di dollari.

Le ricerche nel Mediterraneo, il quadro internazionale e Tap


Non resta che una strada. Anzi, due: il raddoppio del Tap e l’estrazione del gas dal Mediterraneo. Il recente aggiornamento del Pitesai (il piano per le prospezioni) ha dato il nuovo start alle attività: al largo della Puglia ci sono 11 richieste estrattive, l’Italia nel 2021 ha succhiato dal sottosuolo marino 3,2 miliardi di metri cubi, ora l’obiettivo è raddoppiare.
La lezione internazionale è stata assimilata tardivamente: Putin si dimostrava negli anni un partner inaffidabile, ma non è stato fatto granché per liberarsi dall’abbraccio. Abdicando agli obiettivi della diversificazione e della transizione, e assistendo quasi inermi alle moltiplicazioni esponenziali del prezzo del gas. Tap ha aiutato a rallentare gli aumenti, ora il raddoppio darà ulteriore spinta. Sia ben chiaro: la capacità a 20 miliardi non richiederà interventi sull’infrastruttura salentina, ma solo su centrali di pressione in Grecia e Albania. I segnali ci sono: nei recenti colloqui a Baku, la Commissaria Ue all’Energia Kadri Simson ha ribadito il ruolo del gas naturale e di Tap nel garantire la sicurezza degli approvvigionamenti e la transizione. Posizione peraltro coralmente espressa da tutti gli esponenti di governo, anche dai cinque stelle, che solo ora hanno scoperto l’importanza del Tap (l’antologia di contraddizioni e retromarce, del M5s e non solo, richiederebbe una pagina a sé).

I market test di Tap per il raddoppio


Il consorzio Tap ha avviato da tempo la procedura di market test per soppesare l’interesse di mercato verso l’espansione di capacità, e per cercare di incrociare richieste vincolanti di maggior gas e produzione aggiuntiva nel mar Caspio. Perché va sondata anche la controparte, cioè l’Azerbaijan, e il blitz dei vertici Ue non è stato casuale. Al momento gli acquirenti del gas sono nove (anche big player del mercato italiano come Enel, Edison, Hera), all’esito della procedura di market test sarà chiaro se ampliare fino a 20 miliardi la capacità del gasdotto o se sarà sufficiente fermarsi a step intermedi. Appuntamento a luglio, quando - con un anno d’anticipo, per bruciare le tappe - sarà concluso l’iter. A settembre comincerebbero i lavori, per terminare poi nel 2026. E presto Tap potrebbe veicolare anche l’idrogeno verde, prodotto cioè da rinnovabili: nuovi scenari, stesso orizzonte.

La Puglia fra occasioni perdute e nuovi orizzonti


Resta, al fondo di tutto, la considerazione amara sul ruolo della Puglia: involontariamente strategica, sinapsi cruciale del sistema energetico internazionale, ma disinteressata a giocare la partita da protagonista, governando i processi. A tutti i livelli istituzionali e politici, nonostante il ruolo assegnato (giocoforza) dalla storia e dalla geografia. Un’occasione persa, sul banale terreno dei ristori e degli investimenti, e non solo su quello. Ma forse c’è sempre tempo per rimediare.

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