«Il futuro? Gas e rinnovabili. Basta “no” da Regioni e Comuni»: parla la sottosegretaria Gava

Vannia Gava
Vannia Gava
di Paola ANCORA
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Giovedì 21 Aprile 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 20:04

Dobbiamo lavorare tutti insieme a una “cultura ambientale” che ci permetta di superare la sindrome Nimby». Non ha dubbi Vannia Gava, 47enne sottosegretaria alla Transizione ecologica, in quota Lega, su quale sia, oggi, il muro da abbattere. È il muro Nimby, ovvero “Not in my backyard” (non nel mio cortile, ndr); quello dei veti, delle piccole resistenze campanilistiche che, spesso, non hanno nulla a che vedere con la tutela ambientale e molto di più, invece, riguardano interessi localistici ed elettorali di questo o quell’amministratore pubblico o, ancora, una sedimentata diffidenza verso la scienza e la politica delle competenze. 

Sottosegretaria, il ministro Cingolani ha annunciato l’acquisto di una o due navi rigassificatore che potrebbero ormeggiare nei porti pugliesi di Brindisi e Taranto. Dagli amministratori locali si sono levate le prime proteste. Qual è il messaggio rivolto loro dal Governo?
«Innanzitutto va detto che il Governo seleziona i siti di attracco in base a criteri tecnico-scientifici che mirano, innanzitutto, ad abbattere i tempi di messa a regime degli impianti e a ottimizzarne la produttività, la resa. In secondo luogo, è evidente che nel Paese dobbiamo superare la paura di impianti – dai rigassificatori a quelli di trattamento dei rifiuti – che superano iter molto lunghi e complessi prima di ottenere un via libera. Se vogliamo avvicinarci all’indipendenza energetica e centrare gli obiettivi sfidanti che ci siamo dati per il futuro, allora non abbiamo scelta: la strada è questa. E il ruolo degli amministratori regionali e locali è fondamentale: devono infondere sicurezza e accompagnare la transizione ecologica, non ostacolarla». 


A proposito di indipendenza energetica. Il Pitesai, il Piano “regolatore” per le ricerche di gas e idrocarburi, è stato approvato con tale ritardo da rivelarsi “antiquato” rispetto alle esigenze emerse in queste settimane. Sono state bocciate oltre 40 richieste di prospezione. Come si pensa di procedere per consentire all’Italia di usare i propri giacimenti di gas?

«Con il decreto Energia abbiamo stabilito di aumentare l’estrazione di gas nazionale, il cui costo è naturalmente molto più basso di quello importato. Vista la situazione emergenziale che ci troviamo ad affrontare, dobbiamo dare risposte al Paese e garantirgli una rapida messa in sicurezza energetica. Non possiamo assolutamente permetterci – dopo la ripresa agganciata nei mesi scorsi – di bloccare questo processo. Il nostro obiettivo è valorizzare le nostre risorse».


Significa che si lavorerà a un allargamento delle maglie per le prospezioni?
«Sicuramente. Un emendamento al decreto Energia, approvato, consentirà proprio questo: potenziare le estrazioni in un sito siciliano. Il ministero della Transizione ecologica lavora, nel pieno rispetto dell’ambiente, per aumentare la disponibilità di gas nazionale». 


Per la Puglia si parla di un secondo gasdotto, EastMed-Poseidon, con approdo a Otranto. Qui la comunità locale si dice pronta. Si andrà avanti in questa direzione?
«Sempre in sede di via libera al decreto Energia, è stato approvato un ordine del giorno in favore di quest’opera, che va realizzata. Le infrastrutture e le forniture vanno diversificate e vista la posizione dell’Italia nel Mediterraneo, dobbiamo puntare a fare del nostro Paese l’hub dell’Europa. Nelle scorse settimane, io stessa sono stata in Azerbaijan: dialoghiamo con i vari Paesi attraversati dal Tap per il raddoppio delle forniture, che avremo in un paio d’anni. Ma intanto già dal prossimo autunno Tap aumenterà i volumi di gas importati per 2-3 miliardi di metri cubi. Questo gasdotto, che molti non volevano, oggi risulta strategico: bisogna riflettere».


Rinnovabili: si ventila l’ipotesi di un commissario per le Regioni che hanno fermi nei cassetti centinaia di progetti. La Puglia ne conta oltre 400. Avete già individuato una figura adatta? 
«Questo è un tema che ci è molto caro. Vorremmo condividere con le Regioni la strategia di potenziamento delle rinnovabili, che hanno una importanza strategica. Con i governatori regionali, del resto, abbiamo già chiuso un accordo sull’agrivoltaico, coinvolgendo anche le associazioni di categoria. Mi auguro si trovi anche in questo caso un punto di incontro».


Ma è proprio al Sud che si concentra la maggior parte dei progetti di rinnovabili bloccati. 
«Credo che nelle ultime settimane il sentiment sia cambiato. Il ministero cerca il dialogo, ma se questo non dovesse esserci allora saremo pronti a prendere in considerazione anche altre strade: i target di produzione di energia da fonte rinnovabile vanno raggiunti».


Sottosegretaria, si inaugura oggi a Taranto il primo impianto eolico offshore d’Italia. Inizia una fase nuova?
«Quell’impianto ha un elevato valore simbolico. Oltre a produrre 50mila megawatt di energia pulita, permetterà di risparmiare diverse tonnellate di anidride carbonica. Mi auguro sia l’esempio da seguire».

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