Puglia, fondi europei da 7,5 miliardi in arrivo: si punta su idrogeno e digitale

Sviluppo e Coesione: per il Sud 54 milioni. “SmartPuglia”, strategia per spendere bene

Puglia, fondi europei in arrivo e un obiettivo: connettere le misure
Puglia, fondi europei in arrivo e un obiettivo: connettere le misure
di Alessio PIGNATELLI
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Sabato 11 Dicembre 2021, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 17:30

Digitalizzazione, manifatturiera sostenibile, blue economy, transizione ambientale con un occhio particolare all’idrogeno. Sono questi alcuni pilastri su cui si baserà la strategia economica della Puglia cercando di sfruttare al meglio la pioggia di soldi europei. Risorse, per esempio, come quelle relative al Fondo per lo Sviluppo e la Coesione per il ciclo 2021-2027: nei prossimi sette anni l’Italia potrà spendere 73,5 miliardi di risorse nazionali (23,5 miliardi in più rispetto al ciclo precedente), 54 dei quali destinati al Mezzogiorno. Soldi sommati, sempre in chiave meridionale, agli 82 miliardi del Pnrr.

L’aspetto positivo è che la Puglia ha mostrato una capacità di spesa superiore alla media. Per quanto riguarda il Por 2014-2020, per esempio, composto da Fesr e Fse, a fronte di 4,4 miliardi assegnati, la spesa certificata alla fine di ottobre 2021 è stata dell’81,2 per cento.

La strategia

La strategia di specializzazione intelligente 2021-2027 mirerà a valorizzare le esperienze già implementate con la strategia SmartPuglia 2020 rafforzando la connessione tra gli interventi attuati con tutti i Fondi Strutturali e l’ampia gamma dei programmi europei e di cooperazione territoriale. Ma come si appresta la Regione ad affrontare questa sfida? Innanzitutto, analizzando i limiti del proprio sistema economico e cercando di valicarli. I fattori di debolezza comuni alle filiere dell’innovazione regionale sono la prevalenza di micro e piccole imprese mediamente poco strutturate e scarsamente capaci di utilizzare le leve dell’innovazione e dell’internazionalizzazione. Fatta questa premessa, l’orizzonte economico si basa su alcune linee guida già sperimentate o proposte sul territorio. A partire dal mantra della decarbonizzazione dell’economia pugliese che determinerà la necessità di sostituire i combustibili fossili con soluzioni alternative, sia in ambito industriale sia nei trasporti. L’idrogeno verde può costituire uno dei vettori energetici candidati a tale transizione, segnatamente in alcuni specifici ambiti come l’acciaio e i trasporti. Non per altro, il presidente Emiliano da tempo propone questo cavallo di battaglia per l’ex Ilva, il siderurgico di Taranto da tempo incastrato in un’annosa vertenza.

La Puglia vanta una condizione unica per ospitare una Hydrogen Valley, uno strumento importante per promuovere investimenti pubblico-privati nell’ambito dell’economia dell’idrogeno: questo insediamento, secondo i propositi regionali, darebbe un importante segnale di rilancio economico dell’area tarantina. Altre fondamenta del prossimo ciclo, le tecnologie dell’informazione per l’industria e la società. Il mercato digitale pugliese valeva circa 3 miliardi di euro nel 2019, secondo per dimensione nel Mezzogiorno dopo la Campania (circa 4,4 miliardi di Euro). Per il settore della meccatronica - che comprende la meccanica avanzata, l’elettronica e l’automazione industriale - la Puglia ospita un gruppo relativamente piccolo ma molto dinamico di Pmi nel comparto dei sistemi di automazione industriale, della robotica, dei sistemi di controllo e attuazione embedded, dei sistemi di sensoristica e metrologia. Su questo filone che ha anche attirato l’attenzione del premier Draghi si insisterà puntando ad allargarne i confini.

Come detto, poi, la transizione digitale: le possibili strategie di intervento vanno dalla digitalizzazione Pmi e della pubblica amministrazione al rafforzamento del sistema regionale della formazione tecnica, sia di tipo secondario, sia post-diploma (Its). Incoraggiando un maggior coinvolgimento delle aziende nel sistema scolastico e nella formazione, anche on-the-job, degli studenti. Si continuerà a insistere sulla blue economy cercando di armonizzare, completare e definire i ruoli delle due Zone economiche speciali ancora non al pieno delle proprie potenzialità. Infine, le sfide prioritarie comuni delle filiere della manifattura sostenibile. Promuovere l’attrazione di nuovi investimenti in attività produttive ad alto valore aggiunto, i processi di integrazione a livello di filiera e la proiezione internazionale delle filiere è l’obiettivo per dare una spinta propulsiva anche a questo settore.

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