Puglia, così non va. I punti critici e i nodi mai risolti nella gestione dell'emergenza sanitaria

Lunedì 12 Aprile 2021 di Francesco G.GIOFFREDI

Nella selva di dati, indici, percentuali, curve, che governano l'andamento della pandemia e indirizzano i giudizi sulla stessa, c'è un numero da tenere d'occhio: quello dei piani, delle ordinanze e delle circolari a firma Michele Emiliano e Pier Luigi Lopalco. Dodici provvedimenti, da ottobre ad oggi, soltanto sulla scuola. Tanta confusione, molti ricorsi, dad su richiesta, bambini e ragazzi ancora a casa. Ma ora anche in materia vaccinale cominciano ad accumularsi gli atti regionali per cucire, scucire e ricucire daccapo la tela di una campagna fin qui non proprio lineare, e certo nemmeno agevolata dalle incertezze nazionali. L'ultimo uno-due ha lasciato il segno: a fine marzo il via al nuovo sistema pugliese di conferma prenotazioni scaglionato per età (fascia 79-70), sabato il colpo di coda (porte aperte agli hub per tutti gli over 60, senza prenotazione), poche ore dopo la parziale retromarcia. Caos, incertezze, la sensazione del vicolo cieco.

 

Il quadro d'insieme

 


Non è la prima volta. La variante pugliese della pandemia ha tanti coni d'ombra, è un catalogo non breve di stop&go, regole d'ingaggio poco chiare o a tratti nebulose, incidenti di percorso. Intanto, il virus non allenta la presa. Il calo sensibile dei contagi di questa terribile terza ondata è atteso per fine mese, intanto però la curva conserva sempre lo stesso andamento. Ieri su 10.485 tamponi sono stati registrati 1.359 casi positivi, il 12,9%: 563 in provincia di Bari, 257 in provincia di Foggia, 187 in provincia di Taranto, 143 nella provincia Bat, 123 in provincia di Lecce, 76 in provincia di Brindisi, 4 casi di residenti fuori regione, 6 casi di provincia di residenza non nota. Sono 15 i decessi, il trend sembra in rallentamento: 9 in provincia di Taranto, 2 in provincia di Bari, 3 in provincia di Brindisi, 1 in provincia di Lecce. I pazienti attualmente positivi sono 52.047, ancora in crescita.
Tra richieste di dimissioni dell'assessore Pier Luigi Lopalco o persino di commissariamento romano della Regione, le domande sono tante. E le prospettive poco incoraggianti. Mario Draghi giovedì ha dettato la road map: le «prossime settimane» saranno quelle in cui si parlerà di «riaperture e non di chiusure», ma «le riaperture saranno più facili nelle regioni avanti con le vaccinazioni». Il combinato disposto: contenimento dei contagi e campagna vaccinale. Ma la Puglia ha il fiatone su tutti e due i terreni di gioco. E se l'andamento (lento e a zig-zag, fin qui) delle vaccinazioni può essere monitorato quotidianamente, bisognerà aspettare invece venerdì per conoscere la nuova pagella sulla circolazione del virus e sulle strategie di contrasto in Puglia.

 

Il monitoraggio

 

L'ultimo monitoraggio di ministero della Salute e Istituto superiore di sanità riecheggia ancora come un monito un po' su tutto. Due dati da passare con l'evidenziatore: la capacità di testing è insufficiente (1.996 tamponi ogni 100mila abitanti nei sette giorni, la media nazionale è di 3.117), a fronte di un'elevata incidenza di nuovi casi settimanali ogni 100mila abitanti (258, seconda regione, la media italiana è di 185). La prossima rilevazione decreterà se e per quanto la Puglia resterà zona rossa.
Questa settimana può essere perciò una specie di spartiacque. Su entrambi i versanti. Per capire, quindi, se e in che misura il contagio sta mollando la presa in Puglia. E per conoscere entità e modalità dell'eventuale sprint alla campagna vaccinale. Perché errori, tentennamenti e colpi di freno non sono più ammessi.

 

I 6 PUNTI CRITICI

I tamponi
Ancora pochi
rispetto agli altri

Durante la prima ondata, Pier Luigi Lopalco lo ha ripetuto più volte: i tamponi hanno valore diagnostico, non di screening. Ed è in buona parte vero. Ma la Puglia continua a mantenere un livello modesto e tra i più bassi d’Italia della capacità di testing: secondo l’ultimo monitoraggio di ministero e Iss, 1.996 tamponi ogni 100mila abitanti nei sette giorni, la media nazionale è di 3.117. Non solo. Ieri è stata sfondata quota 2 milioni di tamponi in Puglia, da febbraio dello scorso anno. Ma le persone testate sono praticamente la metà: 1.056.069. I test antigenici rapidi non hanno attecchito: pochi, appena 115.623 sul totale. Non pervenuti nemmeno negli studi dei medici di famiglia.


L'incidenza
Troppi positivi
ogni 100mila

C’è un parametro che, più di qualsiasi altro, restituisce la fotografia dell’andamento reale della pandemia: l’incidenza dei nuovi positivi ogni 100mila abitanti nell’arco della settimana. Secondo l’ultimo monitoraggio il valore pugliese è di 258, seconda regione, la media italiana è di 185. Sempre il monitoraggio di ministero e Iss segnala in Puglia la seconda percentuale di positività più alta d’Italia (12,9%, è di 5,9% la media nazionale). E tutto questo nonostante la zona rossa. Come denunciato poi ieri anche dalla Federazione nazionale degli Ordini dei medici, in Puglia è saltato da tempo il tracciamento dei contatti dei positivi.


Gli ospedali
I posti letto
e le emergenze

La pandemia ha inevitabilmente messo a nudo le carenze strutturali della rete ospedaliera pugliese. Senz’altro imputabili alle ridotte (rispetto a molte regioni del Nord) risorse nazionali trasferite alla Puglia, certo. Ma seconda e terza ondata pandemica non dovevano far trovare impreparata la Regione, costretta a rincorrere l’emergenza. Il sistema ospedaliero pugliese è sempre sul punto di collassare: l’occupazione dei posti letto Covid in area medica è del 53% (13 punti oltre la soglia critica), nelle terapie intensive è al 44% (14 punti oltre). Il personale scarseggia, anche per il nuovo ospedale Covid in Fiera del Levante. E i Pronto soccorso in molti casi sono allo stremo.


I vaccini
Fatto il 78,4%
Ci vuole lo sprint

L’aggiornamento è delle ore 20 di ieri: in Puglia sono state somministrate 760.630 dosi di vaccino sulle 970.745 consegnate, il 78,4%. Si può fare di più? Decisamente sì, come insegnano altre Regioni. Vaccinati in Puglia 222.070 operatori sanitari, 33.560 del personale sanitario, 25.574 ospiti delle Rsa, 100.398 tra il personale scolastico, 16.314 tra le forze dell’ordine, 280.681 over80. Di sicuro fin qui non ha aiutato la scarsa chiarezza di criteri, liste e agende di prenotazione: il piano pugliese, complici anche le piroette nazionali, ha cambiato forma e ratio troppe volte fin qui. Ciò che è successo nelle ultime ore ne è la prova forse più lampante.


I più esposti
Anziani e fragili
quanti ritardi

Il principio è basilare: priorità alla vaccinazione degli anziani e dei più fragili, per ridurre sensibilmente la mortalità e per alleggerire in modo apprezzabile il carico sulle strutture sanitarie. In Puglia non è andata esattamente così: i numeri dicono che è stato vaccinato il 71,56% della popolazione over80, soltanto il 41,49% con seconda dose. Tra gli over 90 il 64,2% con la prima dose (il 32% con la seconda), per la fascia 80-89 il 73,1% con prima dose (e il 43,4% con la seconda). Non pervenuti i 79-70 anni: il banco di prova comincia oggi. E le vaccinazioni a domicilio o negli studi medici di anziani e fragili ancora non decollano.


Le categorie
Troppi "altri"
caos priorità

E poi ci sono le somministrazioni a categorie non prioritarie: personale che a largo spettro gravita attorno agli ospedali, formatori di associazioni di categoria, dipendenti di società partecipate, parroci e religiosi. Quasi tutti “coperti” dalle disposizioni del precedente piano vaccinale nazionale. Alla voce “altro” risultano vaccinati 82mila pugliesi. Circa 100mila le figure del personale scolastico destinatarie di prima dose. Ma le scuole continuano a essere chiuse. Capitolo a sé i furbetti: una specie di giallo, nessuno riesce ancora a quantificare. Approfondimenti dei Nas, inchieste delle Procure, controllo del Nirs, ma certezze al momento zero.

Ultimo aggiornamento: 10:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA