La Puglia resta arancione. Rt, primo calo: è di 1,08. Stabile il trend dei positivi

Sabato 23 Gennaio 2021 di Vincenzo DAMIANI

Rischio moderato ma l'Rt, seppure in leggero calo, resta sopra la soglia di allerta pari a 1: significa che il coronavirus in Puglia circola ancora con una velocità di trasmissione troppo elevata. Il nuovo monitoraggio settimanale di Istituto superiore della Sanità e ministero della Salute consegnano una fotografia con ombre e luci: la Puglia resta in zona arancione, si intravedono piccoli segnali di miglioramento, ma la seconda ondata della pandemia è lontana dall'arrestarsi. Anzi, il rischio è che possa bastare davvero poco a far salire nuovamente la curva epidemiologica.


La Puglia, infatti, è tra le dieci regioni italiane con Rt superiore ad 1, per la precisione è pari all'1,08, il dato è relativo alla settimana tra l'11 e il 17 gennaio scorsi. Puglia e Sicilia hanno un Rt puntuale maggiore di 1 anche nel limite inferiore, compatibile con uno scenario di tipo 2. In Puglia (e in altre 10 regioni) il rischio è, però, ritenuto moderato considerando gli altri indicatori che sono l'incidenza di casi ogni 100mila abitanti, nuovi contagi segnalati nella settimana, il trend settimanale con i focolai (se in aumento o diminuzione), stima Rt puntuale, esistenza di zone rosse, valutazione della probabilità e di impatto, allerte sulla resilienza dei servizi sanitari territoriali. Nella settimana analizzata l'incidenza in Puglia è stata pari a 185.27 ogni 100mila abitanti, sette giorni prima si attestava a 202.23; i nuovi contagi in totale sono stati 7.426, in calo rispetto agli 8.106 della settimana precedente. Le province di Bari e Foggia restano quelle con il maggior numero di nuovi contagi, ma segue Taranto. Però, torna a salire il tasso di occupazione da parte di pazienti Covid dei posti letto di terapia intensiva: secondo la nuova rilevazione di Agenas, l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, il 33% dei posti è in questo momento riservato a pugliesi positivi al Coronavirus, +3% rispetto allo scorso 19 gennaio. Resta, invece, stabile l'occupazione dei posti letto Covid di area medica (malattie infettive, pneumologia, medicina), fermo al 39%, sotto la soglia critica del 40% fissata dal ministero della Salute.

«Per la prima volta dopo 5 settimane di ascesa sottolinea Gianni Rezza, direttore Prevenzione del ministero della Salute - l'indice Rt tende a diminuire e si fissa poco sotto 1 e così anche l'incidenza che però rimane elevata intorno a 340 casi di Covid per 100mila abitanti. Per quanto riguarda il tasso di occupazione dei posti letto c'è una tendenza ad una lieve diminuzione, anche se si resta in zona critica. Ciò vuol dire che le misure di contenimento e di restrizione hanno funzionato e che bisogna continuare a tenere dei comportamenti prudenti, tanto più che siamo nel corso di una campagna di vaccinazione ed è bene non sovraccaricare le strutture sanitarie».


Tornando alla Puglia, il bollettino quotidiano trasmesso dalla Regione ieri ha fatto registrare un numero elevato ma stabile di nuovi casi positivi, 1.018 su 9.887 test, con un tasso di positività del 10,29%, poco sotto l'11,06% di giovedì. I morti registrati sono 31. I nuovi positivi sono così distribuiti: 370 in provincia di Bari, 190 in provincia di Taranto, 148 nella provincia Bat e altri 148 in provincia di Foggia, 109 in provincia di Lecce, 51 in provincia di Brindisi e 2 residenti fuori regione. I decessi sono 9 in provincia di Bari, 8 in provincia di Lecce, 7 in provincia di Foggia e altri 7 in provincia di Taranto. Dall'inizio dell'emergenza sono stati effettuati 1.230.116 test, sono 54.547 i casi attualmente positivi. E torna a preoccupare la situazione nelle Rsa: ieri sono morti tre anziani ospiti della casa di riposo Padre G. Semeria di Gioia del Colle, dove è scoppiato nelle scorse settimane un focolaio con 48 contagi. Le vittime salgono così a quattro. In un'altra casa di riposo del Barese, ad una settimana dalla somministrazione della prima dose del vaccino Covid, è scoppiato un focolaio con 28 contagi. I vaccini non hanno alcuna relazione con le infezioni che riguardano 15 operatori e 13 anziani, tutti asintomatici.

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