«Puglia, fermiamo la corsa ai tamponi»: il diktat di Montanaro. Accordo con i medici, ma nessun aumento di personale. Scuola, Regione pronta a intervenire

«Puglia, fermiamo la corsa ai tamponi»: il diktat di Montanaro. Accordo con i medici, ma nessun aumento di personale. Scuola, Regione pronta a intervenire
di Paola ANCORA
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Giovedì 6 Gennaio 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 18:49

I pugliesi chiusi in casa in attesa di un tampone molecolare saranno contattati dalle Asl nei prossimi giorni. Si tratta di un numero di cittadini compreso fra i sei e gli 8.000, che attendono un segnale dalle Aziende sanitarie. «Saranno chiamati presto e verranno indirizzati ai centri di riferimento» dice il capo Dipartimento Salute della Regione, Vito Montanaro.
Direttore, pensate di aumentare il personale sanitario per fare i tamponi, come chiedono insistentemente i sindacati? Assistiamo ormai da giorni a code chilometriche e lunghe attese fuori da tutti gli hub.
«L’obiettivo che tutte le Regioni si prefiggono ora non è quello di fare più tamponi, ma di razionalizzarne il numero. Oggi moltissimi test effettuati nei punti di somministrazione Asl vengono eseguiti per confermare l’esito positivo di un antigenico fatto in farmacia o in casa. I test rapidi sono affidabili quando si ottiene un esito positivo e alla luce delle nuove normative nazionali, l’unica cosa da fare una volta che si è scoperto di essere positivi è chiamare il proprio medico di base e mettersi in isolamento. Servirà poi un solo tampone molecolare, alla fine del periodo di quarantena previsto, per attestare di essersi negativizzati».
Ma anche su questi ultimi tamponi si registrano enormi ritardi, con tanti pugliesi bloccati in casa in attesa di riuscire a mettersi in contatto con la Asl.
«Il personale è quello e i turni pure. Quell’80% di cittadini che sta tentando di fare un test di controllo toglie spazio a chi ha bisogno di fare un molecolare per reali motivi sanitari». 
Resta convinto che non si debba aumentare il personale disponibile in questo momento?
«Se ci renderemo conto dell’effettiva necessità di nuovo personale, provvederemo a implementarlo, ma allo stato attuale aumentare l’offerta di tamponi significherebbe aumentare anche il numero di persone che ne richiedono uno inutilmente, rischiando di aggravare il quadro complessivo. Il percorso da seguire è semplice: si hanno sintomi? Si va dal medico. Si è fatto un antigenico con esito positivo? Si va dal medico. Solo alla fine si fa il tampone di controllo». 
A proposito delle difficoltà riscontrate dai laboratori privati accreditati, che sono a corto di kit e reagenti, ci sono novità?
«Non è un problema nostro, devono provvedere loro a dotarsi di quanto necessario».
Direttore sono numerosissime le segnalazioni di cittadini che si sentono abbandonati a se stessi perché in molte zone della Puglia è saltato il sistema di assistenza. La Regione sembra assente. Siamo al laissez faire pandemico?

«Per risolvere questo problema sottoscriveremo venerdì (domani, ndr) un protocollo con i medici di base grazie al quale ci sarà un prima e un dopo. Il prima: a partire da domani tutti coloro che sono risultati positivi e sono in quarantena o in isolamento in attesa del tampone molecolare per accertare la negativizzazione saranno chiamati dalle Asl per effettuare i test. Faremo una selezione degli attualmente positivi, molti hanno superato i 21 giorni dall’accertamento del contagio: parliamo di un numero compreso fra i 6 e gli 8mila soggetti in attesa. Poi c’è un dopo».
Ce lo spieghi.
«A partire da venerdì (domani, ndr), chiunque risultasse positivo deve contattare il suo medico, senza precipitarsi a fare un tampone molecolare. Così cerchiamo di razionalizzare non solo le strutture, ma anche il comportamento dei cittadini». 
La Puglia è passata in poco tempo dal 4 al 12% di posti letto occupati nei reparti di Medicina e dal 5 al 7% per l’occupazione delle Terapie intensive. Ci avviciniamo alla zona gialla. Gli ospedali sono pronti? 
«Sono prontissimi ad aggiungere i posti letto necessari man mano che dovessero servire, come da Piano sanitario Covid. Gli indicatori ci interessano fino a un certo punto, ma sui posti letto non abbiamo preoccupazioni: siamo pronti. E sulle Terapie intensive posso dire che siamo anche tranquilli: i vaccini funzionano».
Direttore siamo davanti a un nuovo blocco delle prestazioni mediche ordinarie. Come e quando si recupererà?
«Non parlerei di blocco, ma di un forte rallentamento. Ed è un problema nazionale, non della Puglia. Riprogrammeremo i piani di recupero delle prestazioni, ma in questo momento il livello massimo di attenzione è sul Covid. Attenzione, però: stiamo parlando di 350 ricoverati su una rete che conta 12mila posti letto, fra pubblico e privato e 3.000 posti solo per i malati Covid». 
Scuola, aumentano i contagi. Le sembrano appropriate le misure varate dal Governo ieri sera? O la Puglia, com’è già accaduto, interverrà a correggere la rotta?
«Le Regioni non hanno condiviso questo approccio del Governo alla Dad, ma naturalmente si atterranno alle disposizioni approvate dal Consiglio dei Ministri. Tuttavia, là dove fosse necessario le Regioni potranno assumere iniziative territoriali finalizzate a garantire la tutela della salute dei bambini, degli studenti e del personale scolastico».
Dal 10 gennaio si aprirà alla terza dose per chi ha concluso il ciclo vaccinale da quattro mesi e non da cinque. Ci sono scorte sufficienti per tutti?
«I pugliesi che potranno accedere alla terza dose dopo 120 giorni sono 90mila. Stiamo esaminando le scorte nei magazzini, facendo il punto sulle consegne e, qualora fosse necessario, chiederemmo al commissario Figliuolo una integrazione degli stock».

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