Abbandono delle campagne e cementificazione, in Puglia il consumo di suolo divora 21mila ettari di frutteti

Lunedì 7 Dicembre 2020 di Maria Claudia MINERVA

Secondo i dati Ispra pubblicati nei mesi scorsi, la Puglia è terza in Italia per consumo di suolo (+625 ettari) dopo il Veneto e la Lombardia. Nel 2019 sono andati in fumo 162mila ettari per colpa della cementificazione (nell'ultimo anno, le nuove coperture artificiali hanno riguardato altri 57,5 km2, ovvero, in media, circa 16 ettari al giorno) e dell'abbandono e per la grave mancanza di programmazione e valorizzazione del ruolo di chi vive e lavora sul territorio. Un consumo che in soli 7 anni, tra il 2012 e il 2019, ha portato a una poderosa perdita di produzione agricola: 3.700mila quintali, con un danno economico stimato di circa 7 miliardi di euro. È quanto denuncia Coldiretti Puglia in un'analisi statistica divulgata in occasione della Giornata mondiale del suolo che si celebra ogni anno a dicembre.


«Sono andati persi negli ultimi 10 anni 21mila ettari di frutteto in Puglia, con l'ultima generazione responsabile della perdita di oltre ¼ della terra coltivata (-26%) per colpa della cementificazione e dell'abbandono provocati da un modello di sviluppo sbagliato che ha ridotto la superficie agricola utilizzabile» sottolinea Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia, che accende ancora una volta i riflettori su una questione molto delicata, quale è appunto quella che riguarda la perdita di suolo agricolo.
Su un territorio meno ricco e più fragile per il consumo di suolo, inoltre, si abbattono aggiunge Coldiretti Puglia i cambiamenti climatici con le precipitazioni sempre più intense e frequenti, con vere e proprie bombe d'acqua che il terreno non riesce ad assorbire.


«La tropicalizzazione del clima, con eventi estremi come nubifragi, grandinate e trombe d'aria che si alternano a lunghi periodi siccitosi aggiunge il presidente Muraglia - ha sottratto altri 425 ettari, con un percentuale di suolo consumato che si attesta su valori compresi tra l'8% e il 10%, una delle più alte d'Italia, indebolendo e impoverendo un territorio già fragile».
Sono 230 i comuni pugliesi a rischio frane e alluvioni e a pagarne i costi segnala ancora Coldiretti Puglia oltre ai cittadini residenti soprattutto nelle aree rurali, sono proprio le 11.692 imprese che operano su quei territori. Il rischio idrogeologico, con differente pericolosità idraulica e geomorfologica, riguarda rileva Coldiretti Puglia il 100% dei comuni della BAT, il 95% dei territori di Brindisi e Foggia, il 90% dei comuni della provincia di Bari e l'81% dei comuni leccesi e sono 8.098 i cittadini pugliesi esposti a frane e 119.034 quelli esposti ad alluvioni.
«Il rischio idrogeologico riguarda contesti prevalentemente agricoli o naturali per il 67% insiste Muraglia perché in Puglia la terra frana e si consuma anche a causa dell'abbandono delle aree rurali per fattori diversi, a cui si aggiungono fenomeni meteorologici sempre più intensi, concentrati in poche ore e su aree circoscritte, con alluvioni e danni anche in aree non eccessivamente antropizzate, per non parlare della criminalità sempre più dilagante. La salvaguardia del suolo, dell'ambiente e delle produzioni agricole e agroalimentari è fondamentale per garantire un avvenire alle future generazioni».


La pandemia da Coronavirus ha rivoluzionato le priorità dei mercati e dei consumatori, mettendo sotto pressione le catene di approvvigionamento. «Le produzioni agricole, dalle quali dipendono le forniture alimentari nei diversi Paesi, sono diventate più preziose e richieste del petrolio - conclude Coldiretti Puglia - che, al contrario, è crollato con il fermo delle attività industriali, con l'emergenza che ha ribaltato la geografia del valore della terra che è divenuta una riserva naturale strategica da tutelare e proteggere».

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