Puglia, cancellato il trattamento di fine mandato: il Consiglio vota all'unanimità, ma resta il nodo dei ricorsi

Mercoledì 22 Settembre 2021 di Antonio BUCCI

Alla fine, il trattamento di fine mandato per i consiglieri di Via Gentile è durato meno di un'estate. In aula è abrogazione all'unanimità. E vale pure per le domande già presentate al ripristino della misura. «Colpo di spugna sì ma alla prima seduta utile», aveva trovato la quadra il centrosinistra. E invece, non c'è tempo per ulteriori rinvii, con buona pace di Michele Emiliano, che un impegno familiare tiene lontano dalla massima assise. E che perciò aveva chiesto di rinviare la discussione alla seduta del 27, come spiegato in aula dalla presidente del Consiglio Loredana Capone.

 

Il caso


Una volta messa in moto la macchina, anche la tabella di marcia finisce travolta. Intanto, dal momento che i tre emendamenti - annunciati alla vigilia da Fratelli d'Italia per inchiodare gli avversari - diventano due e sono firmati da tutto il centrodestra, compresi Paolo Dell'Erba e Saverio Tammacco del Misto: via il tfm da subito ma anche «abrogazione degli incarichi di consigliere del presidente, vice capo di gabinetto, componenti dei collegi di esperti e consulenti e di conseguenza cancellazione di tutte le norme legislative regionali in contrasto», cita testualmente la proposta portata al tavolo dai capigruppo. Si chiede una mozione d'ordine sulla road map, Ignazio Zullo e Davide Bellomo vanno in pressing sulla Presidente, Loredana Capone, che pure ricorda la richiesta del Governatore di aprire la discussione in sua presenza - rimandando alla prossima settimana - e propone il voto dopo il disco verde sulla parità retributiva di genere. A quel punto, la maggioranza rilancia e lo fa con un sub emendamento, che estende gli effetti anche alle eventuali istanze medio tempore, presentate in virtù dell'approvazione di luglio. Almeno una ventina, secondo le voci circolate dei corridoi e le successive, informali, conferme. Tante quante gli aspiranti al beneficio. Non se ne farà nulla, salvo colpi di scena o guerre di ricorsi incrociati, visto che c'è già chi parla di dubbi sulla costituzionalità e di diritti soggettivi maturati. Si vedrà. Dai banchi del Pd, è il presidente della commissione Bilancio, Fabiano Amati, a ricostruire come è andata, sin dal taglio di fine 2012, e parlare di ipocrisia ed eccessi di tatticismo.

 

Cosa è accaduto


Nel frattempo, l'assegno va in soffitta. Niente più modifica e lavoro di cesello, come licenziato dalla settima commissione, niente più retroattività né innalzamento al 2% della soglia di accantonamento per i singoli titolari di scranno. «Un risultato raggiunto grazie all'indignazione dei pugliesi», canta vittoria Antonella Laricchia, nonostante quella che definisce «l'ennesima pantomima su chi si dovesse intestare l'abrogazione. Una messinscena che di certo non serve a cancellare questo mese e mezzo. Una gara a cui ho deciso di non partecipare perché tutti i pugliesi sanno come sono andate le cose». Aveva tirato dentro persino Giuseppe Conte, nel pieno del suo weekend pugliese sulle Comunali. E prima che anche Enrico Letta dettasse la linea ai dem. Non va a buon fine, invece, il blitz sulle nomine di consulenti ed esperti: «Noi non ci stiamo a passare come quelli che vengono trovati con le mani nella marmellata», sbotta Francesco Ventola dai banchi di FdI ma all'articolo aggiuntivo (perché tutte le nomine fatte con decreto del Capo della Giunta siano a titolo gratuito e senza rimborso spese) mancano i numeri. Respinto lampeggia sullo schermo alle spalle dei banchi dell'esecutivo. «Purtroppo, la maggioranza ha difeso Emiliano, che predica bene e razzola male. Ed è stata scritta una brutta pagina, nessuno è intervenuto per contestare il mio emendamento. Per la prima volta nella mia storia, ho abbandonato l'Aula, mi sono sentito ferito», racconta il consigliere canosino dal suo ufficio.

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