Puglia, il tesoro blue economy vale più di tre miliardi

Il report “Ossermare” del Centro Studi “Tagliacarne” presentato ieri a Lecce dalla Camera di Commercio: con 65mila addetti e più di 19mila imprese il sistema offre opportunità ancora non del tutto colte. Lo scoglio infrastrutture

Puglia, il tesoro blue economy vale più di tre miliardi
di Giuseppe MARTELLA
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Mercoledì 29 Maggio 2024, 05:00

Un valore aggiunto diretto di più di tre miliardi di euro calcolato per il 2021. E oltre 65mila occupati complessivi. È sempre più stretto il connubio tra la Puglia e l’Economia Blu, quella legata al mare e alle attività a esso collegate. Numeri in continua espansione in termini assoluti e percentuali che spingono la regione tra le più performanti e con i migliori dati economici rispetto al “Sistema Mare”. A sottolineare la tendenza sempre più positiva della Blue Economy sulla Puglia è il Centro Studi delle Camere di Commercio “Guglielmo Tagliacarne” nel rapporto “Ossermare”, presentato ieri alla Camera di Commercio di Lecce. Che il futuro passi dallo sviluppo della Blue Economy è evidenziato dalle politiche recenti messe in campo dall’Unione Europea, che l’ha considerata come punto centrale anche all’interno del Pnrr in attuazione del Next Generation. E se su scala europea l’Italia è seconda soltanto alla Grecia per chilometri di costa e prima nel rapporto tra metri di litorale e superficie complessiva, in Puglia oltre il 54% della popolazione regionale risiede in Comuni costieri o prossimi al mare. Un dato ulteriore che spinge in maniera importante l’economia del mare pugliese, la cui forza moltiplicativa è molto evidente.

La filiera marittima

Grazie alle connessioni con il resto dei settori economici pugliesi, infatti, i tre miliardi di valore aggiunto prodotto in maniera diretta dalle varie componenti della filiera marittima hanno attivato ulteriori 4,3 miliardi: un valore aggiunto complessivo che tocca dunque i 7,3 miliardi di euro, pari al 10,6% di tutto quello regionale. In Puglia, un euro prodotto in uno dei settori della Blue Economy - produzione ittica, industria delle estrazioni marine, filiera della cantieristica, movimentazione di merci e passeggeri via mare, servizi di alloggio e ristorazione - genera così 1,4 euro aggiuntivi negli altri segmenti dell’economia regionale. Un valore più contenuto rispetto a quello italiano, che si attesta a 1,7 euro, e al corrispettivo del Mezzogiorno, fermo all’1,6 euro. Su questo fronte, la Puglia è 11esima tra tutte le regioni italiane.

In altre graduatorie, però, la posizione è migliore e colloca la regione in maniera costante nella top ten. Nello specifico, per incidenza percentuale del valore aggiunto dell’economia del mare sul totale dell’economia regionale, la Puglia occupa la settima posizione con un lusinghiero 4,3%. Ottavo posto, invece, se si considera l’incidenza degli occupati della Blue Economy sui totali con un dato percentuale che segna il 4,7%. Stessa posizione, grazie a un complessivo 5%, anche per l’impatto percentuale delle imprese del mare sul numero complessivo di quelle attive in regione.

Il report

Analizzando il lavoro del Centro Studi “Tagliacarne” emerse che è la provincia di Bari a poter contare sul business più consistente, per un totale di un miliardo e 63 milioni. Seguono Lecce, 15esima posizione e valore aggiunto blu prodotto per 729 milioni di euro; Taranto, 32esima piazza e quasi 388 milioni di euro, Brindisi, 44esima posizione e 296,1 milioni di euro di valore aggiunto diretto. Appena dietro trova posto Foggia, 46esima con poco meno di 286 milioni di euro, mentre la Bat non va oltre la 66esima casella con un valore aggiunto direttamente derivante dal mare che si attesta a 192,4 milioni di euro. Un’altra classifica stabilisce, invece, l’incidenza in termini percentuali del valore aggiunto della Blue Economy sul totale dell’economia provinciale. In questa particolare sfida, la vittoria tra le sorelle pugliesi se la aggiudica Lecce, 18esima con un 5,9%. Seguono al 30esimo e 36esimo posto Brindisi e Bari (rispettivamente 4,7% e 4,3%), casella 39 per Taranto al 4,1%. Chiudono la Bat, 44esima posizione e 3,4% e Foggia con un 51esimo posto frutto di una percentuale che non va oltre il 2,8%.

Dei 913.965 occupati nella Blue Economy italiana, 65.176 sono attivi in Puglia. Nella speciale graduatoria nazionale, Bari conquista una più che lusinghiera sesta posizione con 21.598 addetti: appena fuori dalle prime dieci è Lecce, undicesima grazie ai suoi 16.014 lavoratori. Alla 27esima casella Taranto con 8.173 redditi legati al Sistema Mare, mentre trovano posto alla 33esima posizione Foggia, alla 35esima la Bat e alla 37esima Brindisi con un numero di addetti compresi tra 6.800 e 6.200. Le aziende pugliesi legate in maniera diretta o indiretta all’Economia del mare sono in tutto 19.119: ben il 53,7% di esse sono attive nel settore dei servizi di alloggio e ristorazione, restano distanti la filiera ittica, il trasporto in mare di merci e passeggeri e tutti i restanti settori. Interessanti anche altri numeri messi in risalto da “Ossermare”. Le imprese blu in Puglia guidate da donne sono 4.527, il 23.7% delle attive. Quelle a trazione under 35 si attestano invece a 2.049 (10,7%), mentre quelle a conduzione straniera non sono che 906, appena il 4,7% delle oltre 19mila.

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