Puglia, bambini e ragazzi sempre più poveri. Dispersione scolastica al 17,6%: tutti i servizi che mancano

Puglia, bambini e ragazzi sempre più poveri. Dispersione scolastica al 17,6%: tutti i servizi che mancano
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Mercoledì 7 Settembre 2022, 17:50 - Ultimo aggiornamento: 17:53

Una regione senza futuro. In Puglia il livello di dispersione scolastica ha raggiunto il 17,6%, la percentuale di ragazzi di età compresa fra i 15 e i 29 anni che non va a scuola e non lavora vola al 30,6%, sopra la media nazionale del 23,1%. E tutte le politiche di rilancio dell'economia, di crescita e sviluppo che in questi giorni riempiono la campagna elettorale e le cronache politiche si rivelano un gigante dai piedi di argilla.

Il report

I dati diffusi oggi da Save the Children sono più che allarmanti. Mensa, tempo pieno, palestre, edifici scolastici: il gap con il Nord del Paese, che in alcuni settori è già enorme, sul fronte della scuola diventa una voragine difficile da colmare nel breve tempo di una legislatura. E risponde a una scelta difficile da comprendere: lasciare indietro i più poveri, trattare come una zavorra ingombrante gli studenti più svantaggiati dal punto di vista sociale ed economico, senza curarsi di sapere se, magari, fra loro vi sia anche una Levi Montalcini in nuce.

In Puglia, le classi di scuola elementare alle quali manca il tempo pieno sono 7.288: migliaia di famiglie nelle quali, spesso, le donne sono costrette a part-time sacrificanti o a non lavorare affatto. Per attivare il tempo pieno servirebbero, ogni anno, 129,8 milioni di euro circa.

In un quadro nazionale che vede impoverirsi sempre di più tutti i cittadini, da Nord a Sud, il prezzo pagato dai bambini e dai ragazzi non è stato quantificato. Colpevolmente. Sorvolando – solo in questa occasione – sulle percentuali a due cifre degli studenti che, al termine del ciclo di studio superiore, non hanno adeguate competenze per misurarsi con l'Università e con la società di oggi utilizzando con disivoltura l'italiano e la matematica, la cosiddetta “dispersione esplicita” - ovvero il numero di coloro che a scuola non ci vanno affatto – raggiunge in Puglia il picco del 17,6%, superando anche Campania (16,4%) e Calabria (14%).

I servizi che mancano

Offrire servizi – lo sottolinea Save the Children – significa contribuire a livellare le diseguaglianze economiche e sociali: nelle province dove l’indice di dispersione è più basso, le scuole primarie hanno assicurato ai bambini una più ampia offerta di tempo pieno, frequentato dal 31,5% degli studenti contro il 24,9% delle aree dove la dispersione, invece, è maggiore. Non solo. Là dove più bambini e ragazzi frequentano regolarmente la scuola ci sono mense (il 25,9% delle scuole contro il 18,8% delle province con la dispersione più alta), palestre (42,4% contro 29%) ed edifici adeguati (47,9% contro 25,3%).

In Italia, le classi a tempo pieno (40 ore) nella scuola primaria superano di poco il 50% solo in Lazio (55,7%), Toscana (52,8%), Basilicata (52,4%) e Lombardia (52,3%), ma in Puglia sono una rarità (18,7%) come in Molise (7,5%), in Sicilia (11,5%), in Campania (18,8%) e in Abruzzo (19,6%), mentre la media nazionale è del 37,3%.

Sprofondo Sud

Al Sud il numero di bambini e ragazzi poveri è più alto, ma l'offerta di servizi è risicatissima. Altrove, nel resto del Paese, almeno il 50% delle scuole primarie è provvisto della mensa scolastica, fondamentale per assicurare il tempo pieno, ma preziosa anche per garantire a tutti in bambini, soprattutto quelli in povertà assoluta, un’alimentazione corretta per lo sviluppo psico-fisico e uno spazio importante di socialità e relazione.

In Puglia la provincia con il maggior numero di posti nelle mense è la Bat (44,4%), seguita da Bari (42%), Foggia (33,7%), Brindisi (32,7%), Taranto (25,6%) e Lecce (24,4%). Una distanza siderale da altre realtà, come le province toscane di Prato, Firenze e Lucca, dove va a mensa l'80% dei bambini in età scolare.
Per questo Save the Children chiede al governo che verrà di «investire il 5% del Pil per una scuola con tempo pieno, mensa, palestre ed edifici scolastici adeguati per tutti, e di garantire un impiego mirato dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza sui territori con il maggior svantaggio educativo». Fondi che dovrebbero servire a garantire a tutti i bambini un orizzonte di pari opportunità.

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