La Puglia pronta a riaprire. A maggio segnalati in 17.315 «I rischi? Ci sono sempre»

Domenica 31 Maggio 2020 di Vincenzo DAMIANI

Dal 4 al 31 maggio in Puglia sono rientrate 17.315 persone, mediamente oltre 500 al giorno. Tutti si sono autosegnalati al medico di base o all'Asl e sono rimasti in quarantena a casa per 14 giorni. Da mercoledì, quando i confini regionali saranno riaperti sull'intero territorio nazionale, questo obbligo, previsto da un'ordinanza del governatore Michele Emiliano, cadrà e chiunque deciderà di arrivare in Puglia, per qualsiasi motivo, dovrà solo segnalare la sua presenza. Anzi, potrà perché anche la segnalazione non sarà obbligatoria ma facoltativa.

Un ritorno alla normalità dopo tre mesi che ha due risvolti: a beneficiarne sarà certamente il turismo e tutto l'indotto, perché senza più alcuna limitazione è lecito attendersi una lenta ripresa anche del settore. Una buona notizia per la Puglia che, soprattutto nei tre mesi estivi, di turismo vive. Il risvolto della medaglia è che, ovviamente, aumenta il rischio di nuovi contagi di coronavirus, ecco perché sarà fondamentale rispettare le regole dal distanziamento all'uso delle mascherine e diventerà ancora più importante il lavoro dei dipartimenti di Prevenzione delle Asl nel rintracciare rapidamente eventuali casi e chiudere le catene di contagio attraverso l'isolamento domiciliare.
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L'attività di contact tracing sarà la prima arma per spegnere immediatamente focolai e nella fase 2 diventa fondamentale. L'isolamento scatterà anche per i turisti nel caso dovessero risultare positivi ai test, che verranno eseguiti gratuitamente al primo insorgere dei sintomi. Tutte le strutture, dai lidi agli alberghi, ai B&b passando per i ristoranti, si sono attrezzate con i rilevatori di temperatura corporea: la misurazione sarà il primo indicatore che potrà far suonare il campanello di allarme. Tramontata l'ipotesi, avanzata anche da Emiliano un mese fa, di effettuare tamponi o test sierologici nelle strutture ricettive: troppo dispendioso e oneroso e nemmeno efficace come misura.
«Un rischio c'è e sarebbe sbagliato non riconoscerlo, è chiaro che un rischio lo stiamo assumendo poichè il rischio zero ora non esiste ma ci arriveremo solo quando ci sarà il vaccino. Fino ad allora si tratta di assumersi dei rischi ponderati e di provare a gestire una fase diversa», ha ammesso ieri il ministro della Salute, Roberto Speranza, ospite a 1/2 ora in più a proposito della riapertura della mobilità infra regionale dal 3 giugno. Per «il rischio zero avremmo dovuto conservare un lockdown assoluto per mesi ma il Paese non avrebbe retto», ha aggiunto. Speranza non ha nascosto che ci sono situazioni epidemiologiche diverse in Italia: che ci sia una «differenza sui territori ha chiarito - è un dato di fatto innegabile e il nord ha pagato il prezzo più alto, ma ora il trend di tutte le regioni va nella direzione giusta. Al momento - ha sottolineato il ministro - i dati ci dicono che è vero che ci sono differenze quantitative ma la tendenza di tutte le regioni va nella direzione giusta ed è in discesa».
Tuttavia, ha avvertito, «le settimane che arriveranno sono ancora con un esito non scontato e le misure di distanziamento e precauzione saranno determinanti». Ora, ha aggiunto, «il Paese sta molto meglio, abbiamo avuto una fase difficilissima e siamo stati i primi a dover prendere decisioni durissime, ma il coronavirus non è finito, è un'onda che si sta spostando ma non è scomparso. Dunque, le norme resteranno. Abbiamo ancora bisogno di comportamenti corretti. Dal 4 maggio i dati sono progressivamente migliorati e nonostante le aperture prudenti e graduali, comunque la curva non si è rialzata ma ha continuato a piegarsi dal lato giusto. Ma guai a cantar vittoria e pensare che tutto sia finito».
Speranza ha chiamato tutti alla responsabilità: «Le settimane che arriveranno saranno ancora dall'esito non scontato e quindi i comportamenti individuali saranno la chiave veramente determinante. Abbiamo ancora bisogno di comportamenti corretti. La prudenza e la gradualità devono rimanere la nostra luce, la curva non si è alzata ma non si è neanche fermata». Ieri in Puglia sono stati registrati 4 nuovi casi (2 in provincia di Bari e 2 nel Foggiano) e 4 decessi (tre nella Bat e uno nel Barese); mentre nel resto d'Italia in 9 regioni non ci sono state vittime nelle ultime 24 ore: sono Marche, Valle d'Aosta, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Molise, Basilicata, Calabria e Sardegna. La Lombardia ne ha fatte registrare 33 su 75, il 44% del totale, unica regione a far registrare ieri un numero di deceduti in doppia cifra. I malati coronavirus - gli attualmente positivi nei dati della Protezione civile - calano in tutte le regioni, tranne in Umbria dove il numero resta invariato. Nel dettaglio: i contagiati totali da coronavirus sono ora 233.019, 355 in più rispetto a sabato.
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Ultimo aggiornamento: 1 Giugno, 12:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA