Puglia, nel 2030 oltre 200mila lavoratori in meno: effetto denatalità

Puglia, nel 2030 oltre 200mila lavoratori in meno: effetto denatalità
di Pierpaolo SPADA
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Martedì 19 Luglio 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 07:25

La fuga dal Sud e il crollo della natalità stanno mettendo a repentaglio la tenuta del sistema economico e sociale dei territori meridionali. E più che di disoccupati si calcola che tra meno di dieci anni si porrà il problema di reperire uomini e donne da occupare. È l’Istat a rivelare una tendenza che, in realtà, è già viva da un ventennio. E ciò che sta già accadendo, con migliaia di imprenditori costretti a ridimensionare la propria attività per l’incapacità di trovare personale da assumere, è quanto mai sintomatico di un fenomeno che è destinato ad aggravarsi. A spopolarsi è tutto il Paese. Ma, considerandone lo stato attuale, sarà il Mezzogiorno d’Italia a subire il maggior impatto demografico.

I dati

La data-orizzonte fissata da Istat è il 2030: in quell’anno l’Italia potrà contare su 1,9 milioni di potenziali lavoratori in meno con età compresa tra i 30 e i 64 anni, più 150mila giovani tra i 15 e i 29 anni. Di questi 1,4 milioni verranno meno proprio al Sud, mentre il Centro Sud perderà una quota pari al 4% del totale. La Sardegna è tra i territori più a rischio, come Rieri e Rovigo tra le aree provinciali. Complessivamente, 26 delle prime 30 province candidate al maggior spopolamento ricadono al Sud. Differente il trend stimato nell’arco dei prossimi 8 anni nei territori più in salute, con Pil pro capite sostenuto e dunque in grado di offrire maggiori opportunità alle persone che migreranno dai territori più “poveri”. È il caso in particolare di Bologna, Parma e Prato, dove gli “occupabili” sono stimati leggermente in aumento.

Il quadro pugliese

Nemmeno la Puglia è messa bene, soprattutto sul versante dei giovani. Degli 1,9 milioni di italiani stimati in perdita tra 8 anni 208.109 saranno pugliesi. Con riguardo alle tre differenti fasce d’età di riferimento per l’indagine (15-64, 15-29 e 30-64), l’andamento di spopolamento regionale supera di gran lunga quello medio nazionale. Partiamo dalla fascia più “larga”, quella che va dai 15 ai 64 anni: in Italia concentra il 5,3% della quota dei potenziali cittadini che mancheranno all’appello. Ebbene, in Puglia lo stesso dato è in media superiore di 3 punti percentuali, con punte a Brindisi e Taranto dove raggiungerà, rispettivamente, il 9,1 e il 9,8%: questo vuole dire che, tra 8 anni, in queste province si conteranno 32.944 e 22.139 cittadini in meno. Nella Bat (7,6%), l’andamento più moderato. Ma, come anticipato, è con riguardo ai giovani che la situazione rischia realmente di assumere contorni drammatici. La sproporzione tra il dato medio nazionale e quello pugliese in questo caso è abissale, ovvero: 1,7 contro 10 per cento. Significa che dei 149.661 italiani di età compresa tra 15 e 29 che nel 2030 potrebbero mancare all’appello 61.306 apparteranno alla Puglia: 7.411 alla Bat, 12.094 al Foggiano, 6.183 a Brindisi, 17.606 a Bari, 10.332 a Lecce e 7.684 a Taranto. E di 1,4 punti percentuali rispetto alla media italiana è maggiore anche il dato pugliese relativo alla quota di cittadini di età compresa tra 30 e 64 che nel 2030 potrebbero risultare “non occupabili”. E qui le punte più alte si rilevano a Taranto e Brindisi dove, tra 8 anni, la popolazione potrebbe risultare ridotta, rispettivamente, nella misura di 25.260 e 15.956 residenti.

Le idee

Soluzioni? Secondo le previsioni dell’Istituto Tagliacarne - sondato dal Sole24Ore che ha elaborato i dati Istat -, per i territori diventerà cruciale saper attirare giovani, favorirne l’autonomia e l’occupazione, riducendo la sfera di inattivi: «In ogni caso la spirale demografica proseguirà: possiamo rallentare questo processo, ma non invertirlo. Sarà inevitabile, dovremo spingere sull’incremento dei livelli produttivi». Solo tra il 2012 e il 2021 - ha calcolato, dalla sua, Ipres - la Puglia ha perso 116.295 residenti, con una flessione del 2,87%, superiore sia a quella media nazionale sia a quella del Mezzogiorno. Un bilancio sicuramente determinato in buona parte dallo scarso indice di natalità e dalla condizione di arretratezza che caratterizza il mercato del lavoro al Sud. Ma anche, in ultima istanza, dall’avvento del Covid: secondo la rilevazione del Censimento permanente, solo tra il 2019 e il 2020 la Puglia ha perso 19.529 residenti su un totale di 3.933.777 (italiani). E di questi, 6mila (la quota più consistente) sono riconducibili alla provincia di Lecce.

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