Province a rischio corruzione. Quattro pugliesi tra le top 20

Province a rischio corruzione. Quattro pugliesi tra le top 20
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Venerdì 22 Luglio 2022, 08:51 - Ultimo aggiornamento: 22:22

Quattro pugliesi nella Top 20 della classifica nazionale sulle province a più alto di rischio corruzione. È la classifica che emerge dal nuovo sistema di misurazione del rischio corruzione dell'Anac, basato su un set di 70 indicatori. «Possono essere considerato campanelli d'allarme», spiega l'Autorità Anticorruzione, «non sono un giudizio, né una condanna», ma segnalano i territori nei investire di più in termini di prevenzione e di indagine. È il Sud ad occupare le prime 20 posizioni della graduatoria. E quattro sono le province pugliesi particolarmente a rischio. Taranto al 13esimo posto, la provincia Barletta-Andria-Trani è in 14esima posizione, seguita da Foggia. Al 17esimo posto, invece, Brindisi. Enna è al primo posto, seguita da Crotone, Palermo, Caltanissetta, Cosenza, Agrigento, Reggio Calabria, Catania Caserta, Napoli, Siracusa, e Trapani. Poi la prima pugliese: Taranto, appunto. Le più virtuose sono, invece, Milano, Bologna e Modena. Roma è al 57esimo posto.

I parametri utilizzati


La corruzione, in Italia e nel mondo, è sempre stata quantificata in base a percezioni soggettive, condizionate spesso dalla eco di inchieste giudiziarie o giornalistiche. Le classifiche annuali, come quelle di Transparency, stilate a livello internazionale parlano infatti di «percezione della corruzione».
Il progetto «Misurazione territoriale del rischio di corruzione e promozione della trasparenza» sviluppato dall'Anac, assieme all'Istat e a università importanti come la Sapienza e la Cattolica del Sacro Cuore, ha invece l'obiettivo di quantificare concretamente la possibilità che si verifichino eventi corruttivi a livello territoriale.

Sul sito dell'Anac è stata inserita un'apposita sezione, «Misura la corruzione»: gli indicatori rilevano e segnalano le anomalie, utilizzando le informazioni contenute in varie banche dati, a cominciare da quella Anac sugli appalti, con 60 milioni di contratti censiti negli ultimi dieci anni. Sono di natura diversa, si va da quelli di contesto, ad esempio la partecipazione delle donne alla vita politica, il reddito pro-capite o il numero dei reati contro la pubblica amministrazione, a quelli specifici sul rischio negli appalti, come il numero delle gare dove è stata presentata una sola offerta. In base all'Indice composito di contesto, che deriva alla lettura dei livelli di istruzione, benessere economico, capitale sociale e criminalità, il Sud si conferma più esposto al rischio di corruzione, mentre Imperia, trentesima, è la prima provincia del nord a figurare nella classifica. Il «rischio corruzione si può prevedere e contrastare», spiega il presidente dell'Anac, Giuseppe Busia, illustrando il nuovo portale: «una piccola rivoluzione», perché dalle interviste a soggetti qualificati per misurare la percezione della corruzione si passa alla misurazione scientifica del rischio. «Possiamo paragonare la corruzione a un iceberg, del quale si vede solo la punta pur essendo la parte sommersa di dimensioni molto maggiori di quello che appare», una lettura oggettiva può «aiutare sia la prevenzione che il contrasto». Il progetto è finanziato dall'Unione Europea e può essere un modello internazionale, dal momento che nessun Paese fornisce in maniera strutturata e al più ampio pubblico possibile indicatori di rischio corruzione.
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