Stop alle produzioni e strade bloccate: da oggi è protesta contro i rincari. A rischio anche i cantieri

Lunedì 14 Marzo 2022

È bastato dare un’occhiata alle spese effettuate nei supermercati o alle code davanti ai distributori di benzina durante l’ultimo weekend per avere un’idea dei timori che gli utenti avvertono per la protesta degli autotrasportatori, in programma da oggi per manifestare contro il rincaro dei carburanti. E il blocco delle strade - per il quale è impossibile al momento ipotizzare le possibili conseguenze, legate inevitabilmente alla durata effettiva della protesta - è solo uno dei fronti della crisi economica del territorio. Sempre a partire da oggi, infatti, le aziende che producono bitume nel Salento non garantiranno le consuete forniture ai rispettivi clienti. Una decisione drastica, da parte delle imprese, ma fatalmente obbligata considerati i rincari che - stando a quanto confermano le stesse aziende - rendono impossibile la produzione. Agli aumenti, oltretutto, si lega un difficile reperimento delle materie prime, problematica che cresce in queste settimane caratterizzate dal conflitto internazionale in Ucraina.

Le polemiche


«I costi per carburante, gas, energia, materie prime (laddove si riesca a trovarle) - aveva detto sabato il presidente reggente di Confindustria Lecce Nicola Delle Donne - crescono in maniera vertiginosa ogni giorno rendendo impossibile, di fatto, l’attività d’impresa». Per questo motivo Confindustria Lecce fa appello al prefetto, al presidente della Regione Puglia e a tutti i rappresentanti politici ai vari livelli «perché intervengano presso il governo, chiamato ad emanare con urgenza misure che incidano in maniera determinante sui costi energetici e su quelli dei materiali. Sono ormai compromesse le imprese edili e quelle di produzione: è a rischio l’intero sistema economico».
File anche ieri davanti ai distributori di benzina per assicurarsi il rifornimento prima che gli autotrasportatori possano bloccare le strade. Ma non sono mancati momenti di tensione, considerando proprio l’evidente rincaro dei carburanti, che oscilla ormai tra i 2,3 e i 2,4 euro. E fanno ulteriormente discutere le parole del ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani che aveva definito i rincari «una truffa colossale ai danni di cittadini e imprese». Il governo pensa a intervenire sui costi: «Lavoreremo nelle prossime settimane su un meccanismo per il controllo del prezzo del gas», ha detto - ricordando che si tratterebbe di intese da prendere a livello europeo - il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Vincenzo Amendola. Oltre all’accordo di «ridurre di 2/3 (pari a 30 miliardi di metri cubi)», le importazioni di gas dalla Russia entro la fine dell’anno.
Dilaga anche in Puglia la psicosi da “scaffali vuoti” con la corsa ad accaparrarsi scorte di cibo, e in alcuni supermercati si è reso necessario affiggere un cartello per invitare a “razionare” gli acquisti (non più di due pacchi di farina per scontrino, non più di tre barattoli di pomodori pelati, eccetera).
Il ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli, tuttavia, invita alla calma e lancia un appello: «L’assalto ai supermercati è immotivato». Effettivamente, ha spiegato Patuanelli, «ci sono delle materie prime che noi approvvigioniamo da alcuni Paesi in conflitto o molto vicini al conflitto e che hanno fatto delle scelte commerciali piuttosto discutibili come l’Ungheria, e però abbiamo anche una forza produttiva che ci consente di dire che problemi ai supermercati non ci saranno, e dobbiamo anche dare un messaggio di speranza e tranquillità ai cittadini perché in questo momento non ci sono motivi per fare l’assalto agli scaffali del supermercato». Riferendosi quindi alla questione dei dazi nel settore agricolo, il ministro ha respinto tale ipotesi sottolineando che i dazi non vanno introdotti e «non è il momento di parlarne, perché se i dazi li proponi poi devi essere anche pronto a subirli da altri Paesi». Ma se il riferimento è all’embargo o ai dazi rispetto alla Russia, ha precisato, «ovviamente è tutta un’altra questione».

I consumatori


Sui listini di prodotti come pane e pasta «pende oggi la spada di Damocle della guerra in Ucraina che ha fatto impennare le quotazioni internazionali non solo del grano, ma anche del gas e del petrolio, voci che incidono sui costi di produzione e, quindi, sui prezzi finali al pubblico - avverte il presidente di Assoutenti Furio Truzzi -. Per tale motivo esiste il rischio di concreto di nuovi rialzi dei prezzi compresi tra il +15% e il +30% per una moltitudine di prodotti di largo consumo, dalla pasta ai dolci, passando per pane, crackers e biscotti».

Ultimo aggiornamento: 15 Marzo, 07:30