Concessioni e lidi, l'Unione Eropea censura Roma: c'è lo spettro infrazione

Mentre il governo aspetta la decisione del Consiglio di Stato: attesa anche nel Salento

Sabato 6 Novembre 2021

Bruxelles bacchetta Roma. La decisione del governo di prendere tempo sulle concessioni balneari non è piaciuta all'Unione europea. Nella legge sulla concorrenza il tema infatti è stato solo sfiorato (entro sei mesi una mappatura di quelle esistenti): il governo ha scelto la strada dell'attesa e la Commissione è tornata a richiamare Roma sul rispetto della normativa sul mercato interno rianimando lo spettro di una nuova bocciatura della Corte di Giustizia europea, stavolta con multa salatissima.

Le incognite sulla proroga della concessioni al 2033 

La procedura d'infrazione aperta lo scorso anno andrà infatti avanti perché Bruxelles non ha trovato le motivazioni per stopparla. Non è ancora escluso che il governo intervenga di nuovo, anche a stretto giro, cioè non appena sarà pubblicato il parere del Consiglio di Stato sulla validità della legge che proroga le concessioni al 2033.

Sul tavolo di Palazzo Spada anche un'altra questione sollevata proprio dal Tar Lecce che ha contestato in più occasioni il principio sancito in una storica sentenza del novembre 2019 proprio da una sezione del Consiglio di Stato per cui anche all'apparato amministrativo dello Stato e quindi ai funzionari compete l'obbligo di disapplicare una norma. «È compito esclusivamente del giudice, così come stabilito dalla Costituzione. Si tratterebbe di un precedente pericolosissimo», in sintesi ciò che ha scritto in più occasioni il presidente della leccese via Rubichi, Antonio Pasca.


Tra le questioni spinose, la scelta del Comune di Lecce di individuare una terza via rispetto all'indizione delle gare o al riconoscimento della proroga. Una lettera inviata infatti all'epoca dal dirigente dell'ufficio tecnico ai titolari di concessioni demaniali sul litorale leccese invitava ad accettare una proroga di soli tre anni. Atto che però agli occhi della legge non è vincolante. Insomma, l'interrogativo è: può un funzionario dell'apparato amministrativo disapplicare una norma interna, di fatto violandola e optare in autonomia per una terza via? Al quesito posto dal Tribunale leccese, la Plenaria si esprimerà in maniera definitiva e con orientamento giurisprudenziale vincolante. Al momento, quindi, riforma e gare sono cristallizzate: queste ultime previste dalla direttiva Bolkestein sono state rinviate con una serie di proroghe oggi messe sotto accusa da una lunga serie di sentenze della giurisdizione di casa nostra.

La politica e la Bolkestein 


E la liberalizzazione delle concessioni balneari, che divide Italia e Ue almeno dal 2009, è un tema divisivo anche nella maggioranza al governo. In particolare, e non è esattamente una novità, tra Lega e M5S. I primi ritengono sostanzialmente un successo aver evitato il ritorno alla direttiva Bolkestein «che avrebbe messo a rischio il futuro di migliaia di stabilimenti balneari». Di opposto parere i pentastellati per cui la questione non può più attendere e chiedono al governo Draghi di intervenire «su un oligopolio all'italiana sulle spalle dei consumatori».
Per ora da Bruxelles, dove è aperta una procedura d'infrazione dal 2020, il richiamo è d'obbligo ma non dà scadenze. «È importante che le autorità italiane mettano rapidamente in conformità la loro legislazione, e le loro pratiche relative alle attribuzioni delle concessioni balneari, con il diritto europeo e la giurisprudenza della Corte di Giustizia», avverte un portavoce. L'intenzione è di passare alla seconda tappa della procedura, cioè il parere motivato, prima della nuova stagione estiva, dando così al Governo tutto l'inverno per evitarlo. Sebbene i fondi del Recovery non siano a rischio nemmeno con una sanzione, perché le concessioni balneari non rientrano nei requisiti per ottenerli, è concreto il pericolo di una multa giornaliera, per ogni giorno di violazione delle norme Ue sul mercato interno, se la procedura finirà alla Corte del Lussemburgo.
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