Scuola e Covid, le regole per tornare tra i banchi. Ma i presidi le bocciano: «Inadeguate»

Scuola e Covid, le regole per tornare tra i banchi. Ma i presidi le bocciano: «Inadeguate»
di Maria Claudia MINERVA
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Lunedì 8 Agosto 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 10:58

“Prevenire è meglio che curare”. Il vecchio detto è tornato utile anche al ministero della Pubblica Istruzione che, quest’anno, anticipando (con sorpresa) le più rosee previsioni, ha pubblicato, quasi alla vigila di Ferragosto, le linee guida anti Covid - più tecnicamente definite “indicazioni strategiche” - per il rientro tra i banchi a settembre. Così quando suonerà la prima campanella nessuno potrà accampare scuse e lamentarsi per la mancanza di indicazioni, come è accaduto negli ultimi due anni sotto scacco dalla pandemia.
Si tratta di regole che viaggiano su un doppio binario: da un lato un’adeguata preparazione, dall’altra un’attivazione rapida delle misure al bisogno. Il documento, che riguarda le scuole del primo e del secondo ciclo di istruzione, è stato messo a punto dall’Istituto superiore di Sanità, con i ministeri della Salute e dell’Istruzione e la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. 

Il documento

Il testo propone misure standard di prevenzione per l’inizio dell’anno scolastico, che tengono conto del quadro attuale, e ulteriori interventi da modulare progressivamente in base alla valutazione del rischio e al possibile cambiamento del quadro epidemiologico. Perché è chiaro che molto dipenderà dall’andamento dei contagi e dalla diffusione del virus. Intanto, però, con oltre un mese di anticipo, il documento è già stato scritto nero su bianco e diffuso nelle istituzioni scolastiche interessate. Un tema, quello delle misure anti Covid, che anche in Puglia, interessa da vicino, migliaia di studenti, famiglie, insegnanti e dirigenti scolastici.

Dunque, nel testo viene data priorità alla prevenzione. Infatti, per quanto riguarda le misure di prevenzione di base, attive al momento della ripresa scolastica, il documento individua: la possibilità di permanenza a scuola consentita solo senza sintomi/febbre e senza test diagnostico per la ricerca di Sars-CoV-2 positivo; l’igiene delle mani ed “etichetta” respiratoria, ovvero modalità di protezione durante i colpi di tosse e starnuti; l’utilizzo di mascherine (Ffp2) per personale scolastico e alunni che sono a rischio di sviluppare forme severe di Covid-19; sanificazione ordinaria (periodica) e straordinaria in presenza di uno o più casi confermati; strumenti per gestione casi sospetti/confermati e contatti; ricambi d’aria frequenti.

Ma cosa succede se la situazione peggiora?

Per quanto riguarda la fase successiva, il documento individua come possibili ulteriori misure di prevenzione, sulla base di eventuali esigenze di sanità pubblica e di cambiamenti del quadro epidemiologico: il distanziamento di almeno un metro (ove le condizioni logistiche e strutturali lo consentano); precauzioni nei momenti a rischio di aggregazione; aumento della frequenza di sanificazione periodica; gestione di attività extracurriculari, laboratori, garantendo l’attuazione di misure di prevenzione; mascherine chirurgiche, o Ffp2, sia da fermi che in movimento (da modulare nei diversi contesti e fasi della presenza scolastica); concessione di palestre o locali a terzi con obbligo di sanificazione; somministrazione dei pasti nelle mense con turnazione; consumo delle merende al banco.

La polemica dei dirigenti scolastici

Regole, quelle appena varate, che però non piacciono per niente ai dirigenti scolastici che le hanno già bollate come «inadeguate, molto generiche e poco percorribili, ma soprattutto prive di novità strutturali rispetto al passato». L’Associazione nazionale dei presidi, infatti, analizzando il documento si chiede «chi dovrà individuare le categorie di alunni a rischio che dovranno indossare la mascherina a settembre, come previsto dal documento», ma soprattutto critica «l’indicazione, in caso di recrudescenza della pandemia, il distanziamento di un metro tra gli studenti in classe», evidenziando, infine, «come dopo quasi tre anni di epidemia non ci si rende ancora conto che molti studenti sono stati costretti alla didattica a distanza perché le aule non permettevano il distanziamento». 

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