Il ministro Bellanova: «No al Primitivo fatto in Sicilia»

Il ministro Bellanova: «No al Primitivo fatto in Sicilia»
di Lucia J.IAIA
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Domenica 3 Maggio 2020, 17:17

«In Sicilia, come in altre regioni italiane non si può impedire l'impianto di viti Primitivo, ma i vini dop e igp ottenuti non potranno mai essere etichettati con l'indicazione in etichetta del nome del vitigno Primitivo». Una precisazione non da poco che giunge dal ministro dell'Agricoltura Teresa Bellanova, destinataria di un'interrogazione urgente da parte del senatore Dario Stefàno.

Il nodo quella questione è la delibera con cui la regione Sicilia ha autorizzato la coltivazione e produzione di Primitivo nell'isola. Un fatto questo che, in realtà, risale al mese di agosto ma passato in sordina, almeno fino ad ora. «Mai consentirò che una bottiglia di vino siciliano dop o igp assicura il ministro - possa chiamarsi Primitivo, esattamente come solo le dop igp siciliane possono utilizzare il nome del vitigno Nero d'Avola e questo nonostante possa essere coltivato in altre regioni che lo hanno inserito nell'elenco delle varietà raccomandate e autorizzate». Una bufera nel frattempo, si è abbattuta su tutto il mondo del Primitivo pronto a difendere non solo il vitigno ma soprattutto l'identità e la storia del suo territorio. In questo caso poi, anche il futuro perché, come è noto, la scalata del Primitivo in questi anni è stata straordinaria, fino ai vertici dell'olimpo mondiale dei vini.

La ministro Bellanova aggiunge: «La legislazione europea e i corrispondenti decreti nazionali, come sa chi li conosce, proteggono i riferimenti territoriali, le cosiddette indicazioni geografiche, ma non creano la protezione giuridica delle varietà, né impediscono che quelle uve possano essere coltivate anche altrove». È bene precisare che anche in altre regioni, come la Basilicata, la Campania, l'Abruzzo, l'Umbria, il Lazio e la Sardegna, secondo il dm 13 agosto 2012, si può produrre primitivo. La Sicilia però, evidentemente, potrebbe accaparrarsi una fetta di mercato molto grande, così come spiega il presidente di Assoenologi Puglia, Basilicata e Calabria, Massimo Tripaldi, auspicando maggiore attenzione sul tema. «A breve verrà pubblicata una nuova normativa sull'etichettatura e temo che questo provvedimento emesso dalla regione Sicilia possa avere il suo peso. Per questo, occorre vigilare su ciò che avverrà per tutelare la territorialità ed i vitigni autoctoni».

Alla levata di scudi che si è levata da parte degli imprenditori vinicoli di Primitivo, si aggiunge anche la presa di posizione del governatore Michele Emilano che ha rimarcato la ferma volontà di difendere l'unicità dei vini pugliesi, annunciando una dura opposizione nel caso in cui emerga la proposta di inserire la varietà Primitivo in disciplinari dop o igp diversi da quelli attuali.Eloquente il documento congiunto dei consorzi di tutela del vino e delle associazioni di categoria che fanno fronte comune. «È un provvedimento inammissibile, che offende la nostra storia. Il Primitivo è un vitigno pugliese, espressione coerente del nostro territorio e delle nostre tradizioni vitivinicole. Inoltre, la sua affermazione commerciale che lo pone come prodotto traino dell'economia vinicola, agroalimentare e enoturistica regionale è il risultato di decenni di sforzi e investimenti, sacrifici dei produttori. E non possiamo tollerare che tale patrimonio sia sottratto». Dello stesso avviso, il Gal Terre del Primitivo che evidenzia l'unicità del brand. «Il vino Primitivo di Manduria, da generazioni, rappresenta l'immagine di questa terra, declinata nei suoi tanti aspetti che vanno dall'enologia all'enogastronomia, dalle tradizioni e alla vita rurale».
Il dibattito in corso, non sfugge in Europa. Con una nota, anche il co-presidente del gruppo europeo Ecr Fratelli D'Italia, Raffaele Fitto plaude alla ministra all'Agricoltura, Teresa Bellanova.

«Bene ha fatto, nel rispetto dell'attuale normativa comunitaria e nazionale che tutela di prodotti agricoli certificati dop e igp, a ribadire che non si potrà mai autorizzare la produzione e la commercializzazione di un vino siciliano come Primitivo». Tuttavia, la possibilità di impiantare anche solo il clone del Primitivo genera sospetti tra i produttori. Perché imbarcarsi in una coltivazione che necessita grandi cure e particolare impegno, se poi non si avrebbe la possibilità di sfruttarne il nome? Il timore che serpeggia è quello di un business finalizzato ad alimentare il bacino dei vini prodotti altrove ma che, con un tocco di magia, diventano igp o dop.
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