Prestiti alle imprese: in Puglia richieste per 720 milioni di euro

Lunedì 25 Maggio 2020
Le richieste di prestiti a garanzia pubblica da parte delle piccole e medie imprese e delle partite Iva potrebbero arrivare fino a 2,5 milioni in tutta Italia entro fine anno, quando scadranno i termini del Dl Liquidità, su una platea potenziale di 5 milioni, di cui 1,5 milioni sono esclusi in partenza, mentre un altro milione potrebbe restare o per mancanza di requisiti o, al contrario, perché provvisto di mezzi finanziari adeguati.

La stima è della Fabi (Federazione autonoma bancari italiani), secondo cui l'area più sfavorita è il Mezzogiorno. In Puglia si registrano richieste per 720 milioni di euro (18.269 operazioni, pari al solo 5,5% del dato nazionale), per un importo medio di 39.403 euro. «Alcune banche, per loro convenienze, stanno penalizzando determinati territori e ne stanno favorendo altri: il risultato è che in specifiche aree del Paese, soprattutto del Sud, si sta allargando il rischio usura per le imprese, perché chi non ottiene finanziamenti in banca finisce molto probabilmente in mano alla criminalità organizzata. Sarebbe interessante conoscere i dati relativi ai tempi di erogazione da parte dei singoli gruppi bancari», ha detto il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni. Sempre secondo Sileoni gli emendamenti al Dl Liquidità dopo i problemi nell'applicazione delle norme, con l'autocertificazione sui dati aziendali che pure non è un vero e proprio scudo penale, «sono un probabile passo avanti» e «dovrebbero in prospettiva velocizzare le procedure per concedere questo tipo di finanziamento».

Secondo lo studio della Fabi, che incrocia le richieste ricevute dalle banche con le indicazioni raccolte sul territorio e dalle agenzie bancarie, la garanzia sui prestiti interessa una platea potenziale di 5 milioni di piccole e medie imprese e partite Iva: di questi, «1,5 milioni saranno esclusi in partenza dagli strumenti di garanzia, mentre un altro milione potrebbe restare o per mancanza di requisiti o, al contrario, perché provvisto di mezzi finanziari adeguati».
Secondo la Fabi, che prende in considerazione il totale delle domande di finanziamento fino a 25.000 euro e fino a 800.000 euro - ovvero quelli gestiti con il Fondo centrale di garanzia - oscillerà tra i 2 e i 2,5 milioni: lo studio parte dal totale di 5 milioni di partite Iva e pmi cui va sottratta una quota di circa 5-600 mila soggetti «inattivi» e che, quindi, non presenteranno mai alcuna domanda di liquidità. Un altro mezzo milione di partite Iva non potrà accedere «poiché in stato di difficoltà o dissesto già prima dell'emergenza Covid-19». E altre 500.000 piccole e medie imprese hanno incassi dichiarati di 15.000 euro annui: considerando il tetto al 25% dei ricavi per i finanziamenti fino a 25.000 euro, otterrebbero crediti di pochissime migliaia di euro, per cui l'intera procedura risulterebbe costosa e addirittura sconveniente.

Dei restanti 3,5 milioni di soggetti, un milione di imprese potrebbe non avere le carte in regola per presentare domanda oppure avere in cassa liquidità sufficiente e, quindi, non aver bisogno di credito aggiuntivo. Per le richieste di moratoria, sale a quota 2,3 milioni - per un valore di 240 miliardi di euro - il tetto delle domande: «il principale allarme - scrive la Fabi - arriva dal comparto dei mutui immobiliari (43,8%), seguito dalla categoria dei prestiti personali (3%) e dei prestiti finalizzati (13%)» . Con una massima concentrazione nel centro-nord - più del 70% - e circa un quarto nelle regioni meridionali, un «silenzio» - dice Sileoni - che «tradisce il fortissimo pericolo a cui vanno incontro sia le famiglie sia le imprese di quei territori: per far fronte a esigenze di liquidità, anche cagionate dall'emergenza Covid-19, ci si rivolge frequentemente a organizzazioni criminali». © RIPRODUZIONE RISERVATA