Politiche, Marco Lacarra a tutto campo: «Chi sceglie il Pd premia il Sud»

Politiche, Marco Lacarra a tutto campo: «Chi sceglie il Pd premia il Sud»
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Martedì 6 Settembre 2022, 05:00

Onorevole Marco Lacarra, segretario del Pd pugliese e candidato capolista al collegio di Bari al plurinominale della Camera: la campagna elettorale del Partito democratico per queste Politiche appare defilata, un gioco di rimessa. Partite già sconfitti?
«Assolutamente no. Viviamo una campagna elettorale anomala, in piena estate, è vero. Molti cittadini non avrebbero voluto andare a votare e anche il Pd ne avrebbe fatto a meno, non per timore del voto, ma perché il governo Draghi potesse chiudere la legislatura in un momento così difficile per il Paese. Sappiamo come è andata».

Sfidate non solo la destra, ma anche l’astensionismo che colpisce soprattutto a sinistra. Come pensate di frenare questa “emorragia” di voti?
«Esiste un problema complessivo di disinformazione politica, specialmente fra i giovani. I miei figli hanno 24 e 26 anni e nonostante siano parte di una famiglia che respira da sempre la passione politica, sono molto distanti da questo mondo. Va promosso il valore del voto come esercizio fondamentale della democrazia. E su questo scuola e famiglia hanno molto peccato negli ultimi anni».

Davvero? Non pensa che il “peccato originale” sia stato commesso dalla politica? L’Italia è un Paese anziano. 
«Ma la politica è sempre sul banco degli imputati e su questo c’è, invece, “correità” con la famiglia e con la scuola. Dobbiamo recuperare il valore e il ruolo che la Carta costituzionale assegna ai partiti. Troppe volte in questi anni abbiamo fatto ricorso alla società civile per mettere in atto una sorta di “bagno di purificazione” dei partiti, in maniera del tutto inopportuna: i partiti sono la più alta forma di intermediazione democratica prevista dalla Costituzione. Dobbiamo pensare a una riforma che dia spazio ai partiti seri: con i sistemi elettorali messi in campo in questi anni è proliferato il civismo, come fosse la soluzione di tutti i problemi e non, in qualche caso, l’occasione per favorire il trasformismo». 

Direbbe lo stesso anche al suo amico Emiliano? In Puglia è lui l’alfiere del civismo.
«No, Emiliano ha fatto un grande lavoro di allargamento dello spazio partitico, all’interno del quale ci sono civici “buoni”, di alto profilo e con i quali – penso, per esempio, ad Alessandro Delli Noci – lavoriamo con grande spirito di collaborazione e ce ne sono altri che questa capacità, invece, non ce l’hanno. In Puglia il Pd può essere il perno di una coalizione più ampia. Il vero nodo è un altro».

Quale?
«Il centrosinistra non è stato capace di agevolare la formazione di altri partiti di spessore. Così oggi abbiamo compagni di strada con percentuali di consenso contenute: la nostra coalizione parte sfavorita. Se ci fossimo alleati con il Movimento Cinque Stelle avremmo vinto in molti collegi uninominali della Puglia e, di certo, sarebbero stati tutti contendibili». 

Nei giorni scorsi, il presidente Emiliano ha invitato gli elettori a votare, suggerendo che – se proprio non volessero sostenere il Pd – almeno votassero CinqueStelle. Cosa ne pensa? 
«L’unico voto utile alle Politiche è per noi, per il Pd. I voti ai pentastellati avvantaggeranno la destra, niente altro». 

Ci dica due provvedimenti che, a suo avviso, andrebbero assunti dal prossimo Governo non appena si sarà insediato.

«Va stabilito immediatamente un tetto al prezzo del gas: famiglie e imprese sono sull’orlo della bancarotta. Interverrei subito sul lavoro, per garantire il salario minimo e applicare fino in fondo, finalmente, la legge sulla parità salariale fra uomo e donna voluta dal Pd. Infine l’ambiente: va pianificata una serie di investimenti sull’energia pulita e va riconosciuto il protagonismo dei comuni nelle attività di riduzione delle emissioni inquinanti. Il futuro dell’ambiente passa dalle città che abitiamo». 

A proposito di lavoro, il segretario nazionale Enrico Letta si è detto pronto a cancellare il Jobs Act: condivide il pubblico “mea culpa”?
«Sì, lo condivido. E lo trovo molto coraggioso: abbiamo preso atto di una scelta che ci ha allontanato dai lavoratori. E non è casuale, infatti, che si sia passati dal 40 al 18%. Ammettere i propri errori, con grande onestà intellettuale, significa voler lenire e recuperare il disamore delle persone che hanno sofferto gli effetti del Jobs Act». 

Energia e rincari: in Puglia è tornato d’attualità il dibattito sui ristori Tap, ritenuti necessari oggi per ammortizzare gli effetti della stangata bollette su famiglie e imprese. Non è troppo tardi?
«Con la resistenza che ha incontrato la realizzazione di questo gasdotto – sulla cui utilità soltanto oggi siamo tutti concordi – può capitare che qualcuno dimentichi gli obblighi assunti. Ora serve un’azione forte, che faccia leva anche sul raddoppio di capacità effettuato da Tap. E poi va affrontato il tema rigassificatori, anche in Puglia, se l’obiettivo che vogliamo raggiungere è l’indipendenza energetica». 

Lacarra lei è segretario di un partito progressista: presto, potrebbe trovarsi a commentare la prima volta di una donna a Palazzo Chigi. Come si sente a sapere che quella donna, Giorgia Meloni, rappresenta la destra più conservatrice? Siete stati “sorpassati” senza opporre alcuna resistenza.
«Come lei dice, io ho una cultura progressista e per me non esiste alcuna differenza di genere. Le differenze che vedo e che contano, per me, sono quelle legate alle competenze, alle capacità, al consenso che si riesce ad aggregare. La doppia preferenza in Puglia esiste perché io, insieme a Francesco Boccia, chiedemmo al premier Conte di agire con decreto per superare l’impasse nel quale si era infilato il Consiglio regionale pugliese. Lo stesso Consiglio che, nel 2015, mise in scena la ignobile farsa del voto segreto per affossare la doppia preferenza di genere. Chiarito questo, non mi colpisce tanto che la Meloni sia una donna, mi colpisce che rappresenti la destra. E questo, sì, mi dispiace».

A più riprese il centrosinistra ha sventolato il pericolo di un ritorno al fascismo come uno spauracchio che rischia, però, di essere avvertito come un falso problema. Meloni vi accusa, per questo, di mancanza d’argomenti. È così? 
«Non è così. Nessuno teme una nuova marcia su Roma, ma quando la destra parla di blocco navale, quando finge di prendere le distanze dalla Russia di Putin, quando occhieggia all’Ungheria di Orban allora parla di un Paese che non è quello che noi vorremmo. Dipingono un’Italia distante dall’Europa, della quale il Mezzogiorno sembra destinato a diventare fanalino di coda. Lei ha sentito dire qualcosa sul Sud ai parlamentari pugliesi della Lega? Io no. Ci dicano cosa intendono fare per sbloccare i 22 miliardi di euro che il Fondo Sviluppo e Coesione riserva al Sud. Il Pd è l’unico che ha un progetto per lo sviluppo del Sud. A destra si coltiva una follia autonomista che finirebbe per condannarci alla povertà».

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