Politiche, parla Marcello Gemmato di Fratelli d'Italia: «Risaneremo la frattura fra politica e cittadini»

Politiche, parla Marcello Gemmato di Fratelli d'Italia: «Risaneremo la frattura fra politica e cittadini»
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Mercoledì 21 Settembre 2022, 05:00

Marcello Gemmato, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia e candidato al plurinominale della Camera. Per la Lega di Salvini è più urgente varare l’autonomia differenziata che il presidenzialismo caro a voi. Cosa ne pensa?
«Stando ai sondaggi, Fratelli d’Italia gode del favore degli italiani: è chiaro che tutti cerchino di acquisire parte del nostro consenso. Se la pensassimo tutti allo stesso modo, del resto, saremmo un partito unico e non quattro riuniti in coalizione». 
 

Da uomo del Sud, l’autonomia differenziata la spaventa?
«No, se la riforma verrà costruita sotto l’egida del presidenzialismo. Il regionalismo deve servire ad amministrare meglio e può essere la soluzione ad alcuni problemi, non a tutti. Ho qualche dubbio, per esempio, che possa rivelarsi funzionale a una migliore sanità, settore nel quale la riforma del Titolo V della Costituzione voluta da D’Alema ha prodotto solo danni. La pandemia da Covid che abbiamo vissuto ha fatto emergere tutte le difficoltà che 20 sistemi sanitari diversi possono produrre». 
 

Lo stesso vale per l’istruzione?
«Sì, ci sono ambiti nei quali l’uniformità di servizi e opportunità va garantita. Ma il tema cardine per noi resta il presidenzialismo. L’architettura democratica, rafforzata dall’elezione diretta del presidente della Repubblica, permetterebbe di ricondurre a un punto di unione tutte le spinte autonomiste che ci sono nel Paese». 
 

Se il centrodestra vincesse queste elezioni politiche, per lei potrebbe aprirsi la strada del governo. Ci ha pensato?
«Chi fa politica da sempre, come me, non fa campagne elettorali coltivando ambizioni personali, ma per amore del partito. Già fare il parlamentare per me è un onore immenso».
 

Il presidente Emiliano ha detto che il risultato delle urne indicherà la rotta in Regione. A quali conclusioni pensa dovrà arrivare?

«Se il risultato elettorale sarà favorevole al centrodestra, ci sarà - giocoforza – una rideterminazione dei pesi nella maggioranza regionale. Emiliano ha candidato suoi uomini di fiducia, ci ha messo la faccia scegliendo Stefanazzi e non, per esempio, Stefàno o Amati. Se il centrosinistra dovesse perdere, lui dovrà aprire una riflessione, anche sul tema della governabilità della Puglia». 
 

Quali saranno le sue priorità se verrà rieletto parlamentare?
«Banalmente rappresentare il territorio per sanare la frattura fra eletti e popolo. Intendo istituire una segreteria politica con tutti i parlamentari pugliesi di FdI, assegnando a ciascuno un tema specifico - agricoltura, sanità, commercio - perché diano risposte alle tante domande delle associazioni datoriali e dei cittadini». 
 

Un governo ombra regionale.
«Uno “sportello ombra”, diciamo così. È quello che manca alla politica». 
 

Lei e Fitto, possibili componenti pugliesi di un governo Meloni. C’è rivalità fra voi?
«No. Raffaele è uno dei migliori politici di Puglia, in assoluto. Da lui posso solo imparare: lo dico con umiltà e senza difficoltà alcuna. Un partito che veleggia verso il 30% non può pensare di vivere con un’anima sola: noi ne abbiamo una di destra, la mia, e una di centro, la sua. Questa unione rafforza il partito, non lo indebolisce». 
 

Secondo alcuni sondaggi al Senato il centrodestra potrebbe anche non avere una maggioranza netta. Farete accordi anche fuori dal perimetro della vostra coalizione?
«Aspettiamo di avere numeri chiari. Certamente sarà Giorgia Meloni a dettare la linea e lei ha la coerenza nel suo Dna. Non apriremo la porta ad alleanze fantasiose. Per questo invito i cittadini a votare Fratelli d’Italia, per dare al Paese una maggioranza forte in entrambi i rami del Parlamento». 
 

Lei è un uomo della destra. Come si sente al pensiero che potrebbe essere una donna a portarvi per la prima volta al Governo?
«Benissimo. Tanto più che diamo alla sinistra una lezione, facendo crollare la loro ipocrisia. Di là le donne capogruppo alla Camera e al Senato le impone il segretario. Giorgia Meloni, invece, è presidente di Fratelli d’Italia perché ha vinto un congresso e diventerà premier perché è brava: sconfessiamo nei fatti la falsa narrazione di una sinistra che ci ha sempre dato dei misogini». 

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