Politiche, la battaglia di Ilaria Cucchi: «Lotterò per i diritti e per una giustizia più equa»

Politiche, la battaglia di Ilaria Cucchi: «Lotterò per i diritti e per una giustizia più equa»
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Giovedì 8 Settembre 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 08:32

Se c’è una storia che, più di altre, parla di speranza è quella di Stefano Cucchi. Sette processi, tre inchieste, due pronunciamenti della Cassazione hanno riempito le cronache di un decennio fino alla scrittura dell’ultima, definitiva sentenza della Suprema Corte che, una manciata di mesi fa, per la morte del geometra romano ha condannato in via definitiva due carabinieri, colpevoli di omicidio preterintenzionale. Una storia di speranza, dunque, perché dice che non è fino a Berlino che si deve andare per veder fatta giustizia, in questo nostro Paese. Dice, nel travagliato mondo dei tribunali, che una comune cittadina può ottenere giustizia anche quando la montagna da scalare sembra insormontabile e per farlo sono serviti, infatti, dieci anni. Quella speranza ha il volto di Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, che per lui ha combattuto e ottenuto giustizia. Oggi è candidata capolista nel collegio plurinominale del Senato in Puglia per la Sinistra-Verdi.

Dalla Treccani: “La politica è la teoria e la pratica che hanno per oggetto l’organizzazione e l’amministrazione dello Stato e della vita pubblica”. Si può dire, senza offenderla, che lei fa politica da 13 anni?
«Non mi offende, è un complimento ed è la verità. All’inizio di questa campagna elettorale ribadivo continuamente che non sono una politica di professione. Ma riflettendoci lo sono, invece, nei fatti. Mi sento molto vicina ai bisogni delle persone». 
 

Come pensa di declinare il suo impegno da parlamentare, se verrà eletta?
«Vorrei si ricominciasse a parlare di diritti, declinati in ogni campo della vita civile. Ci lasciamo alle spalle una pandemia, siamo nel mezzo di una crisi economica importante e la situazione, da qui all’autunno, peggiorerà ancora. Adesso è decisivo garantire diritti uguali per tutti, perché nessuno resti indietro, perché non si alimentino odiosi privilegi».

Ci faccia qualche esempio.
«Nel nostro Paese esiste, inutile negarlo, una giustizia dei due pesi e due misure. Si deve tornare a garantire un efficiente gratuito patrocinio, che oggi non c’è, a scapito dei bisogni dei più deboli, dei più poveri. Si stanno erodendo i diritti nella sanità, che declina versa una marcata privatizzazione, in particolare in alcune regioni. E nell’istruzione, con scuole diverse e diversamente attrezzate nelle varie regioni. Esiste una differenza, ormai palpabile, fra cittadini di serie A e cittadini di serie B. Si parla di frequente, in questi mesi, di Reddito di cittadinanza, ma se lo Stato non è in grado di garantire una vita dignitosa a tutti, deve occuparsi almeno della sopravvivenza dei suoi cittadini, garantendo allo stesso tempo efficienti controlli per impedire gli abusi cui abbiamo assistito. L’uguaglianza non è un feticcio, ma un valore costituzionale da difendere». 

Cucchi, è vero che lei ha sempre votato per il centrodestra fino all’omicidio di suo fratello Stefano?
«Sì, è vero. La mia è sempre stata una famiglia medio borghese, di cultura cattolica, benestante. Poi la vita mi ha dato una lezione. Forse nell’immaginario collettivo spaventa l’idea che la sinistra sia soltanto quella dei centri sociali, che pure tanto hanno fatto per me negli anni in cui, seguendo i processi per Stefano, ho perso tutto. Ma io ero una donna come tante altre, come Giorgia Meloni, che però con il centrodestra racconta una realtà piena di slogan, ma distante dalla vita dei cittadini. Con loro andremo incontro a una catastrofe». 

I toni, in campagna elettorale, sono inevitabilmente più accesi, ma non le sembra di esagerare parlando di “catastrofe”?
«La classe dirigente di questo centrodestra annovera alcuni ignoranti che parlano soltanto alla pancia delle persone. Il fronte progressista, che rappresento, non ha bisogno di spaventare, di minacciare. Non posso dimenticare lo spot di Salvini - “La droga fa male” - con il quale si tentava di far passare nella testa della gente che Stefano Cucchi fosse morto di droga. Sono tante le persone in difficoltà, in Italia, che hanno bisogno di aggrapparsi a questa falsa sicurezza, ma la sicurezza vera non è quella promessa da Salvini e Meloni. Sicurezza vuol dire diritti, lavoro, solidarietà. Per questo sono molto spaventata da quello che si prospetta e ho deciso di mettermi in gioco. Vorrei motivare gli indecisi ad andare a votare: non ci si deve arrendere e non deve passare il messaggio che i diritti di questa o quella categoria possono essere ignorati o, peggio, calpestati». 

Se verrà eletta, dividerà l’Aula parlamentare con tanti con i quali si è scontrata. La accuseranno di usare suo fratello per fare carriera. E lei è diventata, suo malgrado, un simbolo: ai simboli non si perdonano scivoloni ed errori. È spaventata?
«Non ho paura, andrò a testa alta perché non ho nulla di cui vergognarmi. Se qualcuno vorrà farmi le sue scuse, sarò pronta ad ascoltarle. Salvini, Giovanardi, Tonelli hanno fatto campagne elettorali intere sulla pelle mia e di mio fratello. Io non sono come loro». 

La sua lotta per Stefano è diventata quella di tutti coloro che si sono misurati con l’ingiustizia nel nostro Paese. Se suo fratello fosse qui, ora, se la vedesse correre per il Parlamento, cosa pensa le direbbe?
«Penso che Stefano non avrebbe mai potuto immaginare tutto questo. Ho sognato per anni che potesse vedermi, che potesse sentire quale enorme onda di solidarietà e partecipazione ha generato la sua morte, così violenta, così ingiusta. Mi piace pensare che il suo sguardo sia oggi quello delle persone che incontro e che mi chiedono aiuto, che mi raccontano storie di ordinari soprusi o di straordinarie violazioni dei diritti umani. Se Stefano fosse qui sarebbe orgoglioso della battaglia che abbiamo compiuto per lui con centinaia di migliaia di persone, una battaglia che oggi diventa per tutti. Forse mi direbbe soltanto, come mi stanno dicendo in tanti in queste ore: “Daje Ilà, non mollare!».

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