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Berlusconi vaglia i nomi. Fitto, liste quasi pronte ma senza parlamentari. E a sinistra tornano le tensioni

Berlusconi vaglia i nomi. Fitto, liste quasi pronte ma senza parlamentari. E a sinistra tornano le tensioni
di Francesco G. Gioffredi
8 Minuti di Lettura
Sabato 18 Aprile 2015, 09:31 - Ultimo aggiornamento: 17:33

Poli Bortone: Silvio mi dice che verrà qui in Puglia. Schittulli: siete da barzelletta - La promessa, da entrambe le trincee, è solenne: «Entro pochi giorni chiuderemo le liste, ci siamo quasi». Un modo, anche, per mostrare i muscoli e intimorire il contendente. È l’ulteriore certificazione di una spaccatura non più ricomponibile, alle regionali e non solo: da una parte i berlusconiani, dall’altra i fittiani, i primi schierati al fianco di Adriana Poli Bortone, i secondi invece sponsor di Francesco Schittulli. I tentativi di ticket e pacificazione del centrodestra sono ormai deboli schermaglie, il tempo stringe e allora le liste sono in cottura: Silvio Berlusconi promette «nomi almeno per il 40% nuovi» in Forza Italia (e forse non potrebbe essere il contrario, visto che la quota maggioritaria del partito in Puglia è con Raffaele Fitto) e passa al setaccio i curricula consegnatigli dal pretoriano pugliese Luigi Vitali; l’eurodeputato salentino invece sta mobilitando la rete di amministratori e dirigenti locali, ma senza esporre in prima linea - nonostante l’iniziale tentazione - i parlamentari. Che sui territori resteranno però i “grandi elettori” in grado di convogliare verso Schittulli i loro pacchetti di voti, soprattutto nelle Province più sguarnite di consiglieri regionali fittiani uscenti e ricandidati: emblematici i casi di Brindisi e Taranto.

Di certo saldare il doppio centrodestra in una sola coalizione è ormai impossibile. Berlusconi va avanti come un treno su Poli Bortone, dopo aver stretto il patto con la Lega e sempre più battagliero nei confronti di Fitto. Ieri l’ex senatrice salentina avrebbe dovuto rispondere all’appello di Giorgia Meloni - leader di Fratelli d’Italia, partito della stessa Poli e però in alleanza con Schittulli, che le ha chiesto ufficialmente il passo indietro - ma nessuna lettera è giunta all’ex ministra della Gioventù. «Prendo atto della richiesta - si limita a replicare l’ex sindaca leccese riscopertasi berlusconiana - e spero ci sia una ragionamento politico. Ci sono ancora giorni, davanti a noi, per poterlo fare. Fratelli d’Italia potrebbe ragionare in termini più squisitamente politici».

Nessuna retromarcia, ma turbo innestato nel nome - anche - dell’anti-fittismo: «Berlusconi mi ha assicurato che verrà in Puglia a sostenermi. Mi ha assicurato tutto quanto il suo appoggio e la sua presenza». In mattinata sembra essersi riaperto lo spiraglio per un ticket, oppure - addirittura, e almeno da parte dei berlusconiani - di una candidatura unitaria di Fitto. È stato però Vitali a gettare acqua sul fuoco: «Due cose sono certe: per noi la candidata alla presidenza della Regione Puglia è Poli Bortone; e che qualunque accordo si può fare ma deve avvenire in accordo con i partiti che la sostengono, e soprattutto con Noi con Salvini. Possiamo fare il ticket con Schittulli vice, l’intesa con i partiti che oggi si riconoscono con Schittulli, può rientrare Fratelli d’Italia. Qualunque cosa, però deve avere quei due elementi irrinunciabili che dicevo prima».

Tra Poli Bortone e Schittulli i colpi di spada sibilano ancora, dopo che per mesi l’ex senatrice è stata lealmente al fianco del professore. «Per quello che riguarda i miei sentimenti nei riguardi di Schittulli, stima nutrivo e stima continuerò a nutrire. Non troverò mai niente di disgustoso in quello che lui farà, qualunque sia la scelta che farà fino in fondo. Ma sono rimasta delusa dal fatto che dopo le grandi fatiche che, a partire da me, abbiamo fatto per convergere sulla sua persona come partiti di centrodestra, lui abbia deciso di appiattirsi su una fetta soltanto di una fazione dissidente di Forza Italia. E questo ha fatto saltare tutti gli equilibri che con tanta fatica erano stati portati avanti da tutti quanti noi».

Schittulli invece mette nel mirino Vitali, il quale aveva buttato lì l’idea della reunion sotto le insegne di una candidatura di Fitto: «Ogni volta che leggo o sento le dichiarazioni di Vitali, mi chiedo se sono su “Scherzi a parte” o se, invece, Vitali sta vivendo un momento di grande confusione che gli fa dire cose che non direbbe mai. La Poli Bortone mi far venire invece voglia di chiedere aiuto a Federica Sciarelli perché aiuti la signora a ritrovare la sua vera identità politica nel programma Chi l’ha visto”». Sulla griglia di partenza schieramenti ormai a motore caldo: per Poli Bortone quattro liste (Forza Italia, lista del presidente, Noi con Salvini, Nuovo Psi), tre o quattro invece per Schittulli (“Oltre con Fitto”, Ncd, movimento Schittulli e Fratelli d’Italia). In attesa del ricorso-tornado che i fittiani depositeranno per stoppare lista e simbolo di Forza Italia.

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E a sinistra tornano le tensioni. Stefàno: c’è un cortocircuito, Emiliano sia più chiaro sull’alleanza - Da un lato le sportellate in alcune realtà locali. Dall’altro la campagna di reclutamento candidati. Incudine e martello che rischiano di stritolare l’alleanza di centrosinistra tra Pd e vendoliani, sempre sul punto di sfaldarsi. Le ultime curve, nonostante il patto di lealtà e le foto che immortalano sottobraccio il candidato governatore Michele Emiliano e il playmaker del vendolismo Dario Stefàno, possono far deragliare il treno: a Manfredonia il Pd estromette dalla giunta l’assessore Antonio Angelillis che ha scelto, congelando la sua adesione ai democratici, di candidarsi nella lista-movimento vendoliana “Noi a sinistra per la Puglia”; e in tutte le province è difficilmente soffocabile il malcontento dalle parti di Sel (e dintorni) per qualche scelta un po’ troppo ardita di Emiliano nella cooptazione di candidati per le sue due liste (Sindaco di Puglia ed Emiliano per la Puglia).

Circostanze che, tra i vendoliani, dilatano qualche crepa: «Così non possiamo andare avanti - commenta qualcuno - e Michele deve dire chiaro e tondo cosa vuol fare della coalizione». Il sospetto è che, una volta al governo e in virtù del risultato delle sue liste, Emiliano voglia diluire il potere contrattuale dei vendoliani. Un chiarimento, a giorni, ci sarà. E Stefàno - che di “Noi a sinistra”, progetto federativo di Sel e del suo movimento, è il regista - in parte incalza il leader del Pd, e in altra misura cuce, ricuce e tiene a freno le spinte “autonomiste” che pure ci sono tra i vendoliani. «Abbiamo fatto le primarie del centrosinistra - spiega - ed Emiliano è il candidato alla presidenza della Regione. Noi siamo in campo con “Noi a sinistra per la Puglia” per sostenerlo e dare qualche ragione in più affinché lui vinca e perché il centrosinistra continui a governare la Puglia. Sin qui tutto chiaro. Eppure si è verificato un cortocircuito, che richiede ora un atto di chiarezza da parte di Michele, che è anche il segretario regionale del Pd.

Già perché, se succede che chi decide di candidarsi con la nostra lista viene epurato ed estromesso dalle giunte a guida Pd, come fa poi quello stesso candidato e “Noi a sinistra per la Puglia” a raccogliere voti per Michele Emiliano? Con questi presupposti è piuttosto complicato fare campagna elettorale. Aspettiamo allora di conoscere il pensiero di Michele per chiarire i contorni della relazione politica fra “Noi a sinistra per la Puglia” e il Pd». «Questa partita delle regionali - continua Stefàno - è complicata dal fatto di non avere avversari ufficiali. E ci troviamo nella condizione di dover rassicurare i nostri elettori su alcuni aspetti, ma possiamo farlo solo con comportamenti coerenti. Né fa bene al centrosinistra il trasmettere l’idea che si vuol candidare chiunque...».

Al senatore Sel risponde, via Twitter, lo stesso candidato governatore: «L’autonomia del sindaco di Manfredonia è assoluta. E non esiste per noi nessun problema politico per la candidatura di un ex assessore Pd nella vostra lista»: «Michele - twitta poi Stefàno, per il quale il caso evidentemente non è chiuso - il problema è tutto in quell’“ex”. E nelle motivazioni che sono state date». Emiliano e vendoliani sono stati vicinissimi alla rottura, nelle scorse settimane. Dai corridoi Sel è più volte trapelata l’indiscrezione: «Vendola vuol strappare e correre in solitaria, con Dario o con Angela Barbanente come candidato governatore». Un’operazione frenata dai pontieri. Ma i mal di pancia per le sortite del candidato governatore - sempre prodigo di frecciate indirizzate al decennio di governo, e molto disinvolto nel suo scouting di candidati - certo non scarseggiano. Contraddizioni che il nodo candidature sta facendo emergere: Guglielmo Minervini, assessore regionale Pd, è ormai tra gli ispiratori di “Noi a sinistra”, lista con la quale si ricandiderà (a Bari); l’inclinazione di Emiliano alla grosse koalition fa tutto il resto.

L'ex sindaco di Bari sta infatti farcendo le sue due liste di esponenti dal passato (in alcuni casi nemmeno troppo remoto) moderato o di destra: il caso classico è quello, a Bari, di Tommi Attanasio (che in Consiglio, cinque anni fa, era stato eletto col Pdl), ma nel Salento è possibile citare il vicesindaco di Campi Alfredo Fina (un ex An), Mario Pendinelli, l’ex finiano Paolo Pellegrino; mentre a Brindisi, con la lista centrista “I popolari”, si ricandiderà l’ex parlamentare An Euprepio Curto. Cosa c’è, Emiliano vuole sul lungo periodo mozzare il cordone ombelicale con i vendoliani? Il diretto interessato nega e si profonde in attestazioni di stima e affetto nei confronti degli eredi di Nichi, e Stefàno ricorda: «Emiliano ha bisogno di noi non solo in funzione del risultato elettorale, ma anche nella qualità di governo che possiamo esprimere. Avere noi al suo fianco in modo leale vuol dire avere in tasca un’assicurazione sul governo regionale». Come dire: noi vendoliani ci saremo comunque, i pezzi di ceto politico extra-centrosinistra potrebbero mollarti da un momento all’altro.