L'analisi/La corsa alle liste per le Politiche 2023 che in Puglia già agita Pd e civici di Emiliano

Il governatore allarga ancora il campo, i democratici provano a limitarlo, ma la vera battaglia è per la scelta dei candidati

L'analisi/La corsa alle liste per le Politiche 2023 che in Puglia già agita Pd e civici di Emiliano
di Francesco G. GIOFFREDI
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Venerdì 15 Aprile 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 16 Aprile, 08:29

Eppure basterebbe poco. Magari, poggiare l’orecchio a terra per cogliere rumori di fondo, umori, segnali. Oppure basterebbe solo sfogliare il calendario, fino al 2023: la data esatta ancora non c’è, ma l’orizzonte è comunque nitido ed è motore di tutto, parole, scelte, strategie, tatticismi e persino silenzi. Elezioni politiche, ecco l’orizzonte, cioè candidature e perciò la spasmodica corsa a occupare le poche caselle a disposizione: è tutto qui, il resto è sovrastruttura, cortine fumogene e tentativi di nobilitare ciò che è solo calcolo, più o meno lucido. Tutti gli improvvisi impeti che stanno (ri)animando la politica pugliese hanno una sola matrice: la riscoperta del confronto interno nel Pd con vista sul congresso regionale, l’accesa dialettica tra democratici e civici di Michele Emiliano, i sussulti che scuotono il centrodestra, lo smarrimento dei cinque stelle, la guerra di posizione su alleanze e veti nell’imminenza delle elezioni amministrative, ecco, è tutto riconducibile alle Politiche del 2023 e alla paura di restare ai margini. Anche la nuova campagna di reclutamento tra i ranghi del centrodestra inaugurata dal governatore è in questa cornice. L’ultimo innesto in Con si chiama Stefano Lacatena ed è l’ormai ex capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, oltre che un portatore di voti. È l’ennesima, spregiudicata prova muscolare di Emiliano, per sbaragliare il campo, lanciare messaggi al Pd (anche a Roma) e magari occupare l’area di centro ora tornata strategica e contendibile. Unire i puntini: l’assessorato alla Sanità a un altro ex forzista, Rocco Palese, non era forse così casuale.

Le variabili e le incognite

La maratona verso il 2023 non può tralasciare però due variabili di non poco conto: il prossimo anno si eleggeranno 345 parlamentari in meno (quindi gli spazi si restringono) e una nuova legge elettorale ancora non c’è (quindi non è ancora chiaro se e quali saranno gli assetti di alleanze e il peso delle preferenze uninominali). Di tutto questo è bene farsene una ragione, se non altro per leggere in una chiave diversa il quotidiano teatrino di botta-e-risposta, note infuocate, scatti d’orgoglio.

Il caso Pd e la partita a scacchi

Il Pd, per esempio: s’è risvegliato, almeno apparentemente, dopo anni di quieta sudditanza alla “dottrina Emiliano”. Che prevede di dilatare la coalizione con le tenaglie del civismo di rito emilianiano, cioè senza andare troppo per il sottile e rendendo sempre meno centrali i democratici, pur di fare razzia di personale politico a sinistra, al centro e a destra. Da mesi il segretario regionale Marco Lacarra, figura di mediazione o di stretta fedeltà al governatore, è alle corde: l’ala critica del Pd si è ampliata sempre più, presentando il conto dell’eccessiva remissività del partito all’Emilianismo. Probabilmente fuori tempo massimo, ma tant’è. Il nocciolo duro è il congresso regionale del Pd: tempi incerti, ha il compito di confermare o scegliere il segretario dei dem pugliesi. Che sarà colui il quale contribuirà a stilare le liste elettorali del 2023, col coordinamento dei vertici nazionali guidati da Enrico Letta: e allora da una parte Lacarra (che è anche deputato) vorrebbe blindare ricandidatura e possibilmente rielezione, ed Emiliano gradirebbe un segretario non ostile per conservare un ampio spazio di manovra nelle liste; dall’altra parte, l’ala dissidente teme “epurazioni emilianiane” ed è infarcita di consiglieri regionali e dirigenti locali che aspirano direttamente (per sé stessi) o indirettamente (a protezione di uscenti) al seggio parlamentare. 
Nel frattempo, dalla segreteria nazionale hanno nominato un commissario per le procedure congressuali, dopo stallo, ricorsi e liti: è Francesco Boccia, deputato biscegliese, ex ministro e ora responsabile Enti locali del Pd nazionale. Il cortocircuito, così, è sotto gli occhi di tutti: il Pd pugliese è un partito a due teste, guidato da altrettante figure dimezzate, un commissario nazionale che non può intervenire a pieno titolo su alleanze e strategie, e un segretario regionale che non è nelle condizioni di allestire i congressi. Un pasticcio al ribasso, frutto del braccio di ferro tra segreteria nazionale ed Emiliano, che ha puntato i piedi e preteso la permanenza di Lacarra. Intanto, e sempre in ottica candidature 2023, va segnalato il ritorno all’antico di Boccia: lettiano doc, negli ultimi anni di Emilianismo imperante è stato un ufficiale di collegamento del governatore, ora però il deputato biscegliese ha “riscoperto” la radice lettiana. 

Le mosse di Letta, l’incastro dei nomi

Letta peraltro, dopo mesi di sostanziale disinteresse per la meccanica interna ai Pd regionali, adesso potrebbe volerci affondare le mani dentro. Soprattutto in Campania e Puglia, per ridimensionare il monopolio “autonomista” dei governatori-padroni Vincenzo De Luca e, appunto, Michele Emiliano: è interesse di chi aspira a governare il Paese avere truppe parlamentari leali, e non radiocomandate da “regnanti” regionali. Il cuore è tutto lì: un congresso “vero”, trasparente e magari unitario, i posti in lista alle Politiche, i nomi e chi li sceglierà. La griglia di partenza non può prescindere dagli uscenti: i già citati Boccia e Lacarra, gli altri emilianiani Assuntela Messina e Ubaldo Pagano, gli ex M5s Paolo Lattanzio e Michele Nitti, l’orlandiano Michele Bordo, Dario Stefàno dell’area pd più dialogante con Renzi (e autosospeso in rottura con le strategie orientate a destra di Emiliano). E poi ci sono i consiglieri regionali che aspirano al grande salto: tra loro la presidente del Consiglio Loredana Capone, emilianiana; il capogruppo Filippo Caracciolo, certo non ostile al governatore; l’assessore Donato Pentassuglia, vicino al sindaco barese Antonio Decaro; Fabiano Amati, fustigatore dell’emilianismo in tutte le sue sfumature.

Il destino del civismo di Emiliano

Anche gli attriti tra Pd e civici vanno interpretati in chiave pre-elettorale. Emiliano è alle prese da tempo con un nodo sempre più insolubile: dare un tetto, una copertura “politica” alla variegata arca del civismo, che altrimenti rischia prima o poi di sfaldarsi in tanti pezzi. E che, come dimostra l’addio polemico di Pier Luigi Lopalco, è sempre arduo tenere insieme. Nel dubbio, continua a includere e allargare, pur essendo evidente come la «coalizione che governa la Puglia» abbia grossi problemi di tenuta, identità e cemento appena s’allontana dal palazzo della Regione. Il grande progetto del governatore, ormai sfumato, prevedeva una specie di federazione nazionale delle civiche, agevolata dal gioco di sponda con Giuseppe Conte. La stella dell’ex premier però si è offuscata, come federatore del centrosinistra e forse persino all’interno del M5s. E poi le ambiguità non pagano: in due anni Emiliano ha giocato a più tavoli, tra civismo, Pd (col continuo dentro-fuori), “campagne acquisti” al centro e a destra, alleanze variabili sui territori e anche contro i dem, bruciante innamoramento per i cinque stelle e progressivo raffreddamento dei rapporti.

“Con”, il movimento civico che tutti accoglie, non basta più allora. Soprattutto a chi è a caccia di candidatura alle Politiche, ed Emiliano lo sa bene. Gli emilianiani in rampa di lancio non mancano, anche tra i più stretti collaboratori in Regione, ma al momento l’unica opzione sarebbe strappare qualche (una?) postazione “sicura” nelle liste Pd. E magari anche altrove, pur non essendo ancora chiaro dove. E si torna alla casella iniziale: le tensioni dem-civici, i timori, la partita a scacchi tra segreteria nazionale e manovratori pugliesi, la forza dei sondaggi che Letta potrebbe far pesare sul tavolo.

Insomma, è un rompicapo. A tal punto che Emiliano potrebbe tentare una nuova mossa a sparigliare: accreditarsi come valvola di sfogo e porta di accesso del Pd al centro, insistendo con operazioni sullo stile Palese-Lacatena, il che implica però complicate operazioni di riappacificazione con i renziani e dintorni. Lo stesso Massimo Cassano, il “civico” ex centrodestra di Puglia popolare e dominus di Arpal, guarda alle nuove forze centriste-riformiste come Azione. Scenari, ipotesi, che riducono al ruolo di comprimari i cinque stelle. Le percentuali in caduta, il rebus della leadership e le domande sull’identità del movimento (di governo, ma non troppo; di lotta, ma solo sulla carta) gettano nello smarrimento parlamentari e consiglieri regionali, “intrappolati” in una difficile alleanza con Emiliano. Prima del 2023, c’è un passaggio di medio termine, intanto: le Comunali di giugno, che non a caso in tante realtà sono terreno di rivalse e spaccature nella “coalizione di Puglia”. La giostra impazzita è già in movimento.

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