Dalla medicina all'edilizia, la svolta in un respiro: così cambierà la Puglia

Dalla medicina all'edilizia, la svolta in un respiro: così cambierà la Puglia
di Giuseppe ANDRIANI
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Martedì 19 Aprile 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 14:24

La ricerca universitaria può cambiare la vita di chiunque. Certo che può farlo. E se in Unisalento, un gruppo di ricercatori ha dato alla luce alcuni brevetti per il riciclo dei rifiuti estraendo dai bordi di una pizza dei filamenti per costruire una shopping bag, al Politecnico di Bari l’applicazione ingegneristica di alcuni principi rilancia allo stesso modo la sfida di questi anni: l’innovazione per rivoluzionare la vita quotidiana, dei singoli cittadini come delle imprese. La terza missione, cioè la necessaria relazione di “scambio” tra università e aziende, non è il futuro della ricerca: è il presente. Ed è per questo che è già entrata nell’ultima valutazione dell’Anvur, l’Agenzia nazionale per la valutazione delle università che ha stilato la sua classifica per il quinquennio 2015-2019. Per Anvur, il Politecnico è ai primissimi posti per la valorizzazione e la crescita di neo assunti e giovani ricercatori. 
Una serie di progetti di ricerca, già avviati, danno la misura di questa eccellenza tutta pugliese. Il primo lo firma il professore Vito Cacucciolo, assegnista senior di ricerca del dipartimento di Meccanica, matematica e management. Ha avviato uno spin-off da pochi giorni, un’azienda che si chiama Omnigrasp e che realizza “soft robots”.

Si tratta di strumenti capaci di maneggiare anche oggetti molto delicati perché composti da materiali biomedicali talmente leggeri da somigliare a un muscolo umano (lo studio è stato fatto a Losanna dallo stesso prof barese). La rivoluzione è semplice da intuire: questi robot possono sostituire la manodopera in determinati settori dell’industria, ad esempio quello alimentare. Sono adatti all’impiego nel pick-and-place, cioè nello “spostare” determinati oggetti, avendo la capacità fisica di non danneggiare nulla. Così può essere automatizzato anche un processo complesso, come quello del tessile o dell’alimentare. E un vantaggio competitivo da non sottovalutare - specie di questi tempi, con il costo dell’energia salito alle stelle - è quello legato al consumo energetico molto basso, fino a 1.000 volte inferiore a quello di un gripper pneumatico. Il robot può insomma “lavorare” in una fabbrica e consumare quanto uno smartphone. 

Medicina

Il Politecnico ha in incubazione un’altra rivoluzione, legata in questo caso al mondo della medicina. Si tratta del progetto Breif, in collaborazione con la Federico II di Napoli e la scuola Sant’Anna di Pisa, per lo screening di massa di alcune patologie come il tumore al colon o quello al polmone. Come funziona? Tramite un sensore ottico che analizza il respiro umano. Nel respiro vi sono 3000 composti organici che possono dare informazioni su alcune patologie in fase di sviluppo. Analizzarli vuol dire poter prevenire la malattia con largo anticipo rispetto alla medicina tradizionale, soprattutto nel caso del tumore al polmone, che resta uno dei più diffusi e che, otto volte su dieci, non viene diagnosticato in tempi congrui per una cura sicura. Una rivoluzione anche legata ai costi, perché nel laboratorio Polysense (con l’aiuto di alcuni professori di Medicina del Policlinico) il respiro viene analizzato con sensori e non con le cartucce utilizzate nelle comuni analisi, con costi decisamente più elevati. 

Progettazione

Lavoro, medicina e progettazione: il terzo progetto del Politecnico - questo in collaborazione con l’Università di Stoccarda - riguarda l’edilizia. La tecnica è chiamata “Robotic coreless filament winding”. Anche qui, il progetto è destinato non solo a colpire l’immaginario collettivo, ma anche a cambiare profondamente il settore delle costruzioni, tramite un filamento robotico in fibra di vetro e carbonio, “senza anima”. Il metodo: utilizzare una serie di principi biologici (è stato studiato, a Stoccarda, lo scheletro piatto dei ricci di mare) e riproporre la struttura fisica di elementi già presenti in natura, per grandi costruzioni, quali padiglioni, palaeventi per fiere o congressi. Materiali più leggeri soprattutto nella struttura portante del complesso: così vengono abbattuti i costi e il peso, fino a cinquanta volte. Esempi già realizzati? Il Buga Wood Pavilion o la Maison Fibre, presentata alla biennale di Venezia. Il Politecnico ha presentato lo studio a Matera, con una struttura di media scala. A lavorarci i professori Giuseppe Fallacara e Nicola Parisi di Poliba, e Niccolò D’Ambrosio, ricercatore all’Icd di Stoccarda. 
La ricerca del futuro è la stessa del presente: la tecnologia al servizio dell’uomo, per cambiarne la vita, per quanto con processi che meritano pazienza e fiducia. Tre progetti, tre rivoluzioni: lavoro, medicina e costruzioni. Seguire la terza missione vuol dire lasciare il segno.

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