Pnrr, a rischio il 40%. L’allarme di Svimez: «Urge una correzione»

Pnrr, a rischio il 40%. L’allarme di Svimez: «Urge una correzione»
di Alessandra LUPO
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Mercoledì 6 Aprile 2022, 05:25 - Ultimo aggiornamento: 7 Aprile, 08:15

Enti decentrati già fiaccati da anni di mancato turnover a causa dei progressivi tagli, assenza di vincoli di destinazione dei fondi al Mezzogiorno per i bandi con scarsa partecipazione e un’adesione spontanea ai programmi di incentivo da parte delle imprese spesso deludente. Sono soprattutto questi i motivi per i quali la destinazione del 40% dei fondi del Pnrr al Sud è “tutt’altro che un risultato acquisito”. L’allarme è stato lanciato dalla Svimez in una nota che analizza la “Relazione istruttoria sul rispetto del vincolo di destinazione alle regioni del Mezzogiorno di almeno il 40 per cento delle risorse allocabili territorialmente del Dipartimento per le Politiche di coesione” (DPCoe) della Presidenza del Consiglio dei ministri.

A rischio la quota destinata al Sud Italia

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, gli oltre 200 miliardi di euro ottenuti dall’Europa per ridurre i divari territoriali dell’Italia dopo due anni di crisi economica dovuta alla pandemia, rischierebbe quindi di mancare proprio il suo obiettivo principale: garantire al Sud nemmeno la soglia minima stabilita in base alla popolazione. Nell’analisi, curata dal direttore dell’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno Luca Bianchi e dall’economista Carmelo Petraglia, Svimez segnala senza mezzi termini i suoi timori sulla capacità di spesa da parte del Sud, viste le condizioni oggettive ed ataviche del territorio. Numeri alla mano, la dimensione delle risorse destinate al Mezzogiorno si attesta su 86 miliardi, pari al 40,8% dei 211,1 miliardi in dotazione del Pnrr e del Fondo complementare con destinazione territoriale.

Mise e Turismo i ministeri più "avari"

«A contribuire a questo risultato – segnala la Svimez – sono le quote del ministero per il Sud e la coesione territoriale (79,4%) e delle altre amministrazioni centrali che riportano percentuali significativamente al di sopra della soglia minima; nell’ordine, Infrastrutture e mobilità sostenibili (48,2%), Interno (47%), Innovazione tecnologica e transizione digitale (45,9%)». Viceversa, le due Amministrazioni centrali che riportano “quote Sud” molto distanti dall’obiettivo sono il ministero dello Sviluppo economico (24,8%) e il ministero del Turismo (28,6%). A voler pensar male si potrebbe sottolineare che entrambi i dicasteri più avari sono retti da esponenti della Lega Nord. Ma a pesare sui numeri secondo Svimez sarebbero l’intervento di Transizione 4.0, che penalizza le imprese del Sud per motivi di specializzazione produttiva e per quanto riguarda il turismo alcuni investimenti sono di fatti concentrati al centro-nord e per e misure di incentivo alle imprese del settore si prevede un assorbimento contenuto. Altre risorse, poi, sono concesse ad esempio attraverso il credito di imposta, circostanza che penalizza il Sud dove le imprese sono numericamente inferiori, meno grandi e capaci di investimenti neanche lontanamente pari rispetto al Centro ed al Nord. 

I correttivi per permettere a Comuni e aziende di spendere i Fondi


«Nel complesso risulta che, rispetto alla soglia minima del 40% (pari a 84,4 miliardi di euro), la fase di attuazione del Piano può avvalersi di un “margine di sicurezza” piuttosto limitato: 1,6 miliardi, appena 320 milioni di euro annui dal 2022 al 2026. È questo, da solo, un dato che qualifica la “quota Sud” come un obiettivo che non sarà facile conseguire, a meno di non introdurre azioni correttive e di accompagnamento “in corsa”, sui quali la Relazione opportunamente si sofferma fornendo utili e condivisibili indicazioni.
Per Svimez, quindi, gli obiettivi sinora individuati dal Governo hanno bisogno di alcuni aggiustamenti. L’obiettivo del rispetto della quota 40 è un obiettivo che sarà possibile conseguire solo se saranno «rimosse diverse criticità, avvalendosi di tutti gli strumenti di cui si è dotata la governance del Pnrr, incluso il potere sostitutivo da parte dello Stato nei casi di palese inadeguatezza progettuale e realizzativa degli enti decentrati». A farsi carico di competenze e gestione dei passaggi progettuali dovrebbero quindi intervenire, secondo gli analisti, le strutture centrali. In che modo? Offrendo un adeguato supporto a quegli e

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