Più liberi, ma responsabili: è il giorno della ripartenza. La Puglia apre a scaglioni

Lunedì 18 Maggio 2020 di Francesco G. GIOFFREDI

Il tempo della responsabilità è qui, è ora ed è per tutti. L'Italia si proietta nel cuore della fase 2, da oggi si allentano i vincoli, si abbassano molte barriere, s'alzano un bel po' di saracinesche, ma il Paese assaggia comunque un inedito: nulla sarà come prima, letteralmente, perché saranno comunque opportuni o necessari distanziamento sociale, regole di buona condotta epidemiologica, mascherine, cautela, prudenza. Appunto: responsabilità, declinata al massimo livello. Perché altrimenti, alla minima crepa, rischiano di schizzare di nuovo verso l'alto contagi, ricoveri, decessi.

Ieri il governo ha finalmente licenziato il decreto che scorterà gli italiani nel nuovo corso e che spiana la strada alle riaperture. Il testo è il frutto di molte trattative e fibrillazioni notturne: quando (sabato sera) l'accordo con le Regioni sembrava cosa fatta, la bozza arrivata sulle caselle mail dei governatori aveva sparigliato carte ed equilibri. L'intesa è maturata faticosamente nella notte. Il dpcm disegna la griglia, sciorina con 17 allegati accordi e regole, e passa la palla alle ordinanze dei presidenti di Regione. E Michele Emiliano ha firmato ieri in tarda serata il provvedimento pugliese, dopo ritocchi dell'ultima ora e confronti con task force e associazioni di categoria.

La Puglia riparte con due scaglioni: oggi si rimettono in moto negozi, mercati, bar, ristoranti, parrucchieri, centri estetici, tatuatori, alberghi, strutture ricettive all'aria aperta, zoo e campeggi; tra una settimana (lunedì 25) toccherà a stabilimenti balneari e spiagge libere, palestre, piscine, centri sportivi, musei, biblioteche, archivi; cinema e teatri dovranno attendere la data (nazionale) del 15 giugno. Non solo: resta l'obbligo di quarantena di 14 giorni per chi entra o ritorna in Puglia, e sarà così fino al 2 giugno. Dal giorno successivo il governo infatti consentirà gli spostamenti tra regioni, e sempre dal 3 giugno ci sarà il via libera agli ingressi in Italia da Paesi dell'Unione europea. Sabato sera Giuseppe Conte ha comunque aggiunto che «in prossimità di questa scadenza valuteremo insieme, con il conforto dei nostri esperti: se i dati continueranno ad essere incoraggianti potremmo tornare anche a muoverci in tutta Italia». In sostanza, e rispetto alle previsioni e al timing nazionale, Emiliano ha procrastinato di una settimana la riapertura degli stabilimenti balneari, l'accesso alle spiagge libere e il nuovo inizio per musei, biblioteche e archivi. L'ordinanza spiega che i Comuni «possono procedere all'apertura dei mercati sul proprio territorio, per tutti i settori merceologici purché, siano osservate e fatte osservare le misure di prevenzione e di sicurezza» e «possono consentire l'utilizzo delle spiagge libere a decorrere dal 25 maggio».

La cornice è la stessa per tutti, ma le Regioni procedono comunque in ordine sparso, modulando le riaperture ognuno secondo il proprio piano, fino alla posizione più hard di Vincenzo De Luca («Su alcune norme di sicurezza generale deve pronunciarsi il ministero della Salute, non è possibile che il Governo scarichi opportunisticamente tutte le decisioni sulle Regioni»). Proprio sabato, in conferenza stampa, Conte aveva ricacciato la palla nella metà campo dei governatori, ponendo l'accento sul ruolo centrale, nevralgico, «di responsabilità» delle Regioni. Il tutto tradendo evidenti timori di possibili recrudescenze dell'epidemia («affrontiamo un rischio calcolato, nella consapevolezza che la curva possa tornare a salire»), e perciò appellandosi tanto alla «fiducia» quanto alla più volte evocata «responsabilità».

Cosa aveva scatenato, nella notte tra sabato e domenica, l'ira delle Regioni? La bozza del decreto, di fatto, marginalizzava il protocollo per le riaperture proposto venerdì dai presidenti di Regione e accolto dal governo e accentuava la necessità di preliminari indagini epidemiologiche regionali, funzionali alla riapertura. La trattativa serrata, e al limite della rottura alla fine ha consentito di assorbire in toto negli allegati al dpcm il disciplinare delle Regioni. Un protocollo molto meno rigoroso e punitivo rispetto alle linee guida elaborate dall'Inail nelle ultime settimane e rispedite seccamente al mittente da larga parte delle imprese e delle associazioni di categoria. In ogni caso, e sembra questo il punto di saldatura diplomatica, l'allegato 17 afferma esplicitamente che le indicazioni sono «in continuità con le indicazioni di livello nazionale, in particolare con il protocollo condiviso tra le parti sociali...nonché con i criteri guida generali di cui ai documenti tecnici prodotti da Inail e Iss». All'allegato 10, il Comitato tecnico-scientifico ricorda che «in ogni caso è essenziale che a livello nazionale, regionale e locale vi sia una valutazione puntuale del possibile impatto in termini di circolazione del virus delle diverse azioni, così da contenere la circolazione del virus al livello più basso possibile».
Gli allegati al decreto disciplinano tutti i settori: ci sono le intese raggiunte con le confessioni religiose, quelle con i sindacati e le associazioni datoriali, ci sono i protocolli i centri diurni per bambini e ragazzi, le regole per spettacoli dal vivo e cinema, il disciplinare per i trasporti, e ovviamente il documento a firma delle Regioni. Sui social, ammonisce tutti Emiliano: «Vi prego, ora più che mai, di mantenere alta l'attenzione».
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Ultimo aggiornamento: 12:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA