Il Pd e le valutazioni interne: Boccia: smantellare? Anche no. Fronte comune di sindaci e consiglieri: «Chi ha sbagliato tragga le conseguenze»

Il Pd e le valutazioni interne: Boccia: smantellare? Anche no. Fronte comune di sindaci e consiglieri: «Chi ha sbagliato tragga le conseguenze»
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Mercoledì 28 Settembre 2022, 12:36 - Ultimo aggiornamento: 14:54

Il fantasma di Matteo Renzi scalda gli animi dolenti del Pd, uscito sconfitto dalle ultime Politiche. Basta un verbo, smantellare, per rinverdire vecchi e nuovi rancori e dissidi difficili da ricomporre. Quel verbo lo ha utilizzato il sindaco di Bari Antonio Decaro per dire che il Pd va riformato, subito e profondamente. «Smantellare il modello seguito finora, riavvicinandosi alle persone e ai loro bisogni», la strada indicata da Decaro, figura cardine del partito pugliese, già proiettata secondo i più - alla testa del Pd regionale o sulla poltrona più alta della Regione. «Smantellare mi sa di rottamare» ha replicato, a distanza, il responsabile Enti locali dei dem, Francesco Boccia, fresco di rielezione al Senato. «Mi auguro - ha aggiunto - che al congresso del partito ci siano molti candidati e candidate con idee aggiuntive diverse, ma che lo schema non sia: il nuovo è bello e il vecchio è cattivo». Non sia, insomma, la rottamazione della classe dirigente attuale il pegno da pagare alla sconfitta elettorale.


L'analisi del voto fatta da Decaro è tuttavia stata condivisa, pur con sfumature diverse, da tanti amministratori locali. Durissima, senza sconti. «Il Pd - ha scritto il presidente dell'Anci - perde tutte le Politiche dal 2008. Mentre nelle elezioni locali, non solo riesce a vincere, ma riesce a tessere una relazione solida e responsabile con i cittadini. Sindaci e amministratori del Pd governano il 70% dei Comuni italiani, e si dimostrano quotidianamente capaci di amministrare e di proporre un'idea politica seria. Le vittorie elettorali ne sono la conseguenza». Perché per le Amministrative si prevede ancora la preferenza e «un meccanismo virtuoso di fiducia e controllo» che la legge elettorale nazionale non prevede per l'elezione dei componenti il Parlamento, delegando ogni scelta ai capi dei partiti. «E ci ritroviamo deputati e senatori ha aggiunto caustico Decaro - che non sanno nemmeno trovare sulla carta geografica i paesi nei quali vengono eletti, solo perché fedelissimi ai leader di partito o a qualche capo-corrente». Rivedere il Rosatellum, dunque, ma anche lasciar spazio, nel Pd, alle voci degli amministratori locali, ultimi avamposti di partecipazione politica in una democrazia sfilacciata e sofferente, come prova l'elevatissima percentuale di astensionismo. Poi l'affondo: «È l'intero modello su cui il Pd si fonda - ha chiuso Decaro - che va smantellato. Basta con i capi corrente che fanno e disfano le liste a propria immagine e somiglianza. Basta con questo esercizio del potere per il potere. Basta con l'autoconservazione come unico scopo della politica».


Difficile, dunque, non leggere in filigrana la richiesta di un cambio di passo, sì, ma anche di classe dirigente, a ogni livello. Tanto più se è la stessa che, anziché interrogarsi sulle ragioni del tonfo elettorale, liquida il voto di domenica scorsa con un laconico «Oggi è una giornata triste per l'Italia e per l'Europa» come ha detto il segretario nazionale Pd Enrico Letta. «Non è il modo adeguato di misurarsi con le ragioni di una sconfitta rovinosa» ha commentato infatti il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini. «Rispettare il voto degli elettori è il primo passo di una ricostruzione del proprio profilo. Oggi è una giornata triste per il centrosinistra italiano sarebbe stata una dichiarazione più corretta: nei confronti di chi ha votato per la destra. E ha concluso - del peggiore risultato parlamentare della sua storia col quale misurarsi».
Sulla linea di Decaro anche le posizioni di Filippo Caracciolo, capogruppo del Pd in Consiglio regionale, e dei consiglieri regionali Fabiano Amati e Donato Metallo, che ha acceso un faro «sull'anima che ci manca, sul volo collettivo del quale non siamo più capaci. Abbiamo parlato di lavoro? Di salario minimo? E allora cambiamo le condizioni di lavoro e di vita degli impiegati nei servizi regionali, come quelli del portierato, pagati 3,60 euro l'ora, una vergogna. Abbiamo detto il lavoro al centro e un padre di famiglia ai propri figli l'esempio lo dà con i fatti, non con le parole».


Ancora più netto il consigliere regionale dem Maurizio Bruno. «È la nostra classe dirigente e politica ad averle sbagliate tutte: le candidature, fatte sacrificando le migliori risorse del territorio per permettere ai capi-corrente e ai loro sodali di garantirsi un seggio sicuro senza fatica. Abbiamo sbagliato la campagna elettorale e le alleanze. Chi ha sbagliato - ha concluso - deve fare spazio una volta per tutte a un vero rinnovamento. Fatto di idee nuove, metodi nuovi, persone nuove, come il sindaco di Bari Antonio Decaro, capace di trascinare, di emozionare, di amministrare, di stare tra la gente e coglierne umori e bisogni. O si cambia o si muore».
P.Anc.
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