Pd, bufera su Lacarra: polemiche nel partito alla vigilia del congresso

Pd, bufera su Lacarra: polemiche nel partito alla vigilia del congresso
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Giovedì 29 Settembre 2022, 09:43 - Ultimo aggiornamento: 11:19

La base del Pd è in tumulto. A infuocare gli animi, dopo la sconfitta alle Politiche di domenica scorsa, l'intervista pubblicata da Quotidiano al segretario regionale del partito Marco Lacarra: «Nei circoli troppi microcosmi autoreferenziali ha detto troppe persone incapaci di raccogliere anche i voti della propria famiglia». Dichiarazioni che Lacarra, neo eletto deputato nel collegio Molfetta-Bari, si è affrettato a chiarire, respingendo ogni tentativo «di generalizzazione», indirizzando le critiche specificatamente al suo territorio di riferimento, il Barese, dove molti circoli sono commissariati, ma tenendo il punto: «Un'analisi onesta di quanto accaduto non può essere offensiva per nessuno». ha aggiunto.

Le reazioni

Furente il segretario provinciale Pd del Salento, Ippazio Morciano: «Oltre a offendere e mettere in discussione l'impegno elettorale di segretari, dirigenti e militanti in questa difficilissima campagna elettorale, le parole di Lacarra sono inaccettabili perché buttano ulteriore benzina sul fuoco del già difficile rapporto fra vertici e base». Le dichiarazioni del segretario regionale sono state vissute dal partito salentino come sale su ferite ancora fresche: «Malgrado sia stata completamente inascoltata nella scelta delle candidature dai vertici regionali e nazionali ha aggiunto Morciano la Federazione di Lecce ha portato al miglior risultato del Pd in tutta la Puglia». Da qui la richiesta di dimissioni, già avanzata all'indirizzo di Lacarra all'inizio della campagna elettorale, e quella «di scuse immediate» per esternazioni ritenute «gravi e spudorate».
Posizione condivisa dai circoli di Taviano, Castrignano de' Greci, Specchia, Racale, sempre nel Salento, e dalla Conferenza delle donne democratiche di Lecce e rilanciata poi dal consigliere regionale Donato Metallo. «Noi siamo trincea, credibilità, fatica e visione. Abbiamo difeso l'indifendibile - ha detto rivolto direttamente a Lacarre -, avete calato persone, quelle sì, che con le preferenze non sarebbero state elette neanche nel loro condominio e ora ci fate pure la morale? Da un segretario mi attendo altro: una piena, consapevole, totale autocritica».

Durissimo anche il consigliere comunale Pd di Altamura, Marco Rifino. «Non solo non si ringrazia più l'elettorato, ma lo si offende. E a farlo è colui che ha messo le mani su diversi circoli Pd della provincia di Bari commissariandoli, mettendo suoi uomini, pertanto deduco che la critica la faccia principalmente alla sua corrente. Perché anche quando Lacarra diceva di agire in qualità di segretario regionale, in realtà lo faceva solo da capo corrente, provando a mettere nell'angolo chi non fa parte della sua. Allora, se i circoli non sono in grado di prendere voti, sarebbe opportuno rinunciare al seggio in Parlamento».

«Il tracollo del modello Emiliano»

Di «tracollo del modello Emiliano» ha scritto il movimento La Puglia in Più, che fa riferimento a Dario Stefàno, già senatore del Pd, uscito dal partito in polemica con le scelte delle candidature fatte, lo scorso agosto, dalle segreterie nazionale e regionale del partito. «Il titolo di personaggio politico dell'anno va certamente a Lacarra, capace, dopo essersi assicurato il seggio in Parlamento appaltando le decisioni del Pd a Michele Emiliano e Francesco Boccia, di umiliare in un'intervista militanti e iscritti». Per il movimento, tuttavia, le richieste di azzeramento dei vertici dem e di ricostruzione di un modello di partito nuovo quest'ultima fatta in primis dal sindaco di Bari, Antonio Decaro sono nient'altro che «lacrime di coccodrillo: hanno avallato le decisioni dei soliti non opponendosi mai veramente alle forzature e infilando, ove possibile, qualche candidatura di riferimento. Ma ora lo schianto è troppo grosso per poterlo nascondere».

Tanto più che nessun assessore regionale è stato eletto in Puglia, a decretare «il fallimento del modello Emiliano, che ha relegato il Pd al ruolo di strumento funzionale alle ambizioni del governatore e del civismo (o cinismo) di convenienza». Il riferimento è alla candidatura del capo di Gabinetto del governatore, Claudio Stefanazzi. La rivolta della base Pd e le liti fra i suoi principali rappresentanti si affiancano a un altro nodo che, nelle prossime settimane, promette di venire al pettine. Ovvero il possibile riposizionamento di quanti, da destra, hanno scelto di appoggiare la maggioranza di Emiliano: «Pensiamo che torneranno alla propria casa politica non appena si insedierà il Governo Meloni chiude La Puglia in più - e non appena ci saranno anche i suoi nuovi riferimenti in Puglia».
Liquida il Pd a «un manicomio» il consigliere regionale Pd Fabiano Amati. «Loro fanno le liste e si mettono nei posti sicuri e poi l'insuccesso elettorale è colpa della base. Visto questo quadro desolante di bugie e idiozia, mi volete dire in virtù di cosa le famiglie italiane e quelle della base Pd - ha incalzato - dovrebbero votare certi tipi? La base, dunque, non è incapace di raccogliere i voti delle proprie famiglie per loro, è che si vergognano finanche di chiederlo il voto ai propri familiari».

Il chiarimento

In una lunga nota, Lacarra ha poi chiarito il suo pensiero: «Le mie parole - ha detto - erano chiaramente indirizzate ad alcuni segretari di circolo esclusivamente del mio collegio, nei cui Comuni sono state perse anche le elezioni amministrative, alla luce dell'incapacità del Pd locale di costruire una vera coesione interna e di esercitare una funzione di punto di riferimento dell'intera coalizione del centrosinistra, come ha invece provato a fare negli anni il Partito regionale. Nulla da dire su quanto accaduto negli altri collegi, dove il partito ha mostrato il suo volto più bello». Fin qui le puntualizzazioni, ma il nodo, per Lacarra, resta quello: «A chi oggi chiede una smentita o addirittura scuse da parte mia per le dichiarazioni di questi giorni - ha aggiunto - rispondo che un'analisi onesta di quanto accaduto non può essere offensiva per nessuno. Non avendo potuto svolgere il congresso nei tempi prestabiliti, il rinnovamento generazionale che abbiamo potuto porre in essere è stato solo parziale, tardivo e del tutto insufficiente. Io sono del tutto tranquillo - ha concluso - nella consapevolezza che non si può fermare il vento con le mani».
 

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