Ospedale in Fiera, via libera dal Policlinico alla dismissione: bando per trasferire i macchinari

Ospedale in Fiera, via libera dal Policlinico alla dismissione: bando per trasferire i macchinari
di Vincenzo DAMIANI
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Sabato 13 Agosto 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 09:07

La delibera del Policlinico di Bari è stata firmata lo scorso 3 agosto. Il direttore amministrativo, Gianluca Capochiani, in sostituzione del direttore generale Giovanni Migliore, assente in quella riunione, ha approvato le procedure della gara di appalto per il trasferimento dei macchinari dall’ospedale Covid in Fiera del Levante in altre strutture sanitarie. Un atto dovuto, ma che è sostanzialmente propedeutico al trasloco e, quindi, alla chiusura definitiva del centro di emergenza. 
Dal Policlinico specificano che «le tempistiche del trasferimento non sono state ancora definite», ma adesso è tutto pronto, o quasi. Sono stati stanziati 715mila euro circa, somma che dovrebbe essere sufficiente a svuotare la struttura e che verrà prelevata dagli stanziamenti per l’emergenza sanitaria. Entro il 31 dicembre gli spazi in Fiera dovranno essere liberati, ma non è escluso che il centro possa essere smantellato in largo anticipo, magari prima che inizi la Campionaria a metà ottobre. Non è semplice, perché le operazioni richiedono tempo e molto dipenderà anche dall’andamento della pandemia da settembre in poi, con la riapertura delle scuole e di tutte le attività. 
Al momento, nell’ospedale in Fiera sono ricoverati una quindicina di pazienti e i numeri iniziano a calare, resta però l’incognita di una eventuale, ma tutto sommato probabile, ripresa autunnale delle infezioni Covid-19. La volontà della Regione, comunque, è di chiudere la struttura nel più breve tempo, possibilmente prima che inizi la Campionaria, considerando che c’è stato uno slittamento di un mese dell’inaugurazione. 

L'inchiesta

Sull’ospedale Covid in Fiera è ancora in corso una inchiesta penale avviata dalla Procura di Bari e che vede indagato anche l’ex capo della Protezione civile, Mario Lerario. Il reato ipotizzato è di concorso in turbativa d’asta e falso, «in relazione - si legge nell’ultimo decreto di perquisizione - all’affidamento delle opere per la realizzazione dell’ospedale Covid Fiera di Bari». L’indagine è coordinata dal procuratore capo Roberto Rossi e dall’aggiunto Alessio Coccioli; due mesi fa, proprio in vista della chiusura della struttura, la Procura ordinò una ispezione «per le valutazioni di carattere tecnico occorrenti ai fini dell’accertamento delle ipotesi di reato». I pm chiesero ai consulenti di «descrivere lo stato attuale e, in quanto possibile, verificare l’entità delle opere eseguite in relazione a quanto stabilito con il capitolato e gli ordini di servizio che si sono susseguiti nel tempo, per accertare conformità e congruità nell’esecuzione dei lavori». Per l’ispezione, oltre ai militari della guardia finanza, la Procura nominò l’architetto Maurizio Bracchi come consulente tecnico. L’urgenza di procedere all’ispezione per fotografare lo stato dei luoghi derivava proprio dalla possibile imminente dismissione della struttura sanitaria dopo la fine dell’emergenza Covid. 
Oltre all’ospedale in Fiera, nell’inchiesta Lerario e altri 7 indagati rispondono complessivamente di almeno altri dodici presunti appalti truccati affidati dalla Protezione civile regionale nel 2019, 2020 e 2021 ad altrettante ditte. L’ospedale è stato realizzato durante la seconda ondata Covid con le procedure d’urgenza e in pochissimi mesi; i costi, però, risultano lievitati dai circa 8 milioni dell’aggiudicazione a oltre 25 milioni di euro a seguito di ben cinque varianti al progetto. Una struttura, quella per le maxi emergenze realizzata in Fiera, che è risultata addirittura “non collaudabile”, stando a una relazione tecnica firmata nel marzo scorso dal nuovo responsabile unico del procedimento, Roberto Polieri. Secondo la relazione non è stata accertata la rispondenza tra i lavori previsti dal progetto e quelli eseguiti, ed è quello che la Procura ora vuole verificare; inoltre alcuni impianti (soprattutto quelli per i gas medicali) non sarebbero stati sottoposti alle prove previste dalla legge. 

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