Dopo l'ordinanza di Emiliano che vieta il lavoro nelle campagne nelle ore calde, arriva l'appello sindacale: «Servono controlli mirati»

Dopo l'ordinanza di Emiliano che vieta il lavoro nelle campagne nelle ore calde, arriva l'appello sindacale: «Servono controlli mirati»
Dopo l'ordinanza di Emiliano che vieta il lavoro nelle campagne nelle ore calde, arriva l'appello sindacale: «Servono controlli mirati»
di Alessio PIGNATELLI
5 Minuti di Lettura
Lunedì 28 Giugno 2021, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 15:02

Ordinanza approvata ma ora serve intensificare i controlli affinché quel provvedimento non rimanga su carta. Dai sindacati arriva un plauso all’iniziativa del presidente della Regione Michele Emiliano che ha messo un freno al lavoro nelle ore più calde - con particolare riferimento all’agricoltura - dopo gli ultimi drammatici casi. La decisione è stata presa dopo la morte del bracciante agricolo a Brindisi (qui l'approfondimento), deceduto a seguito di un malore accusato dopo la fatica sotto il sole cocente: per il caldo e durante il lavoro, ci sono state inoltre altre due le vittime nelle ultime ore nel Salento.

I sindacati: «Si faccia di più»

«Quella di Emiliano è una “Ordinanza di Civiltà” ma insufficiente a risolvere il fenomeno senza un intervento di sistema sul piano della sicurezza nei luoghi di lavoro in tutti i settori e che coinvolga gli organismi deputati alla prevenzione e al controllo - spiega Pino Gesmundo, segretario generale Cgil Puglia - occorre soprattutto un cambio di passo culturale delle imprese sul piano degli investimenti in sicurezza escludendo dalle associazioni di rappresentanza chi sfrutta e schiavizza i lavoratori». L’esigenza di un provvedimento che rendesse omogenea la normativa era comunque evidente. L’ordinanza evita interventi a macchia di leopardo che non hanno senso se su interi territori non si agisce in modo armonioso.

«Basti pensare alle ordinanze dei sindaci di Nardò o Brindisi che intervengono per impedire i lavori nei campi nella fascia oraria di massimo pericolo per la salute, dalle 12,30 alle 16 - specifica Antonio Gagliardi, segretario della Flai Cgil pugliese, la categoria del settore agro-alimentare - Ma se nei comuni limitrofi non si agisce allo stesso modo, l’effetto è vano. Le grandi raccolte stagionali, spesso eseguite da lavoratori stranieri ma anche locali, non di rado accettano condizioni disumane perché in una condizione di bisogno, consegnandosi a sfruttatori senza scrupoli e al fenomeno del caporalato, evidentemente alimentato da chi lo utilizza».

Gli strumenti per tutelare i lavoratori, secondo Gagliardi, ci sono: «Siamo in una fase di rinnovo dei contratti provinciali di lavoro degli operai agricoli e florovivaisti. Può essere un’importante occasione per rafforzare, proprio attraverso tali rinnovi, ulteriori elementi di sicurezza che già sono previsti dalle norme nazionali». Lo sprone è affinché si concretizzi ciò che la legge 199 del 2016, la norma conosciuta come legge anticaporalato, attraverso le sezioni della rete del lavoro agricolo di qualità, peraltro tutte insediate in ogni sede Inps provinciali della regione senza essere particolarmente attive. «Le morti avvenute nel 2015 di Paola Clemente nelle campagne di Andria - ricorda Gagliardi - quella di Abdullah Muhamed che spesso non ricordiamo stroncato da temperature oltre i 40 gradi nei campi tra Nardò e Porto Cesareo e di altri 4 braccianti stranieri e locali, non hanno insegnato nulla, tanto che oggi contiamo ancora morti stroncati da ritmi sfiancanti. Sono tutte tragedie a cui bisogna dire basta».

Enti ispettivi, istituzioni locali, sindacato e organizzazioni datoriali devono fare fronte compatto per dare un senso alla normativa. «Siamo completamente favorevoli all’ordinanza - aggiunge Paolo Frascella, numero uno della Fai Cisl Puglia - Deve assolutamente diventare un’ordinanza stabile nel periodo di massima allerta senza aspettare eventi luttuosi come quelli accaduti negli ultimi giorni in Puglia». Anche per il segretario di Uila Puglia, Pietro Buongiorno, ora è necessario un accordo «di cui la Regione sostiene che si farà promotrice; un accordo che possa meglio tutelare, in via ordinaria, la salute dei soggetti che operano nelle condizioni climatiche più pericolose» e «riteniamo che il negoziato con le parti datoriali per il rinnovo dei contratti provinciali degli operai agricoli e florovivaisti». Contratti provinciali scaduti il 31 dicembre 2019 e che interessano, nella sola Regione Puglia, circa 170mila lavoratori con un numero di giornate annue lavorate superiore a 15 milioni.

«Da tempo ribadiamo che il rinnovo dei Cpl può creare l’opportunità per una seria valorizzazione e tutela della salute e sicurezza del lavoro e di sorveglianza sanitaria - osserva Buongiorno - La Uil da mesi sta portando avanti una campagna di sensibilizzazione nazionale sotto lo slogan Zero Morti sul Lavoro». Il sindacato, inoltre, costantemente alza l’allerta per situazioni che poi possono degenerare. Antonio Trenta, segretario di Uila Taranto, così conclude: «Riceviamo segnalazioni da parte di lavoratori dove le aziende li costringono anche a turni di 12-13 ore al giorno all’interno di magazzini ortofrutticoli: anche se non sono esposti al sole è terribile. Ovviamente abbiamo fatto denunce circostanziate. Ecco perché diciamo che la vera questione è sui controlli. L’orario di lavoro in agricoltura è di 6 ore e 30, significa che devi aver terminato entro mezzogiorno e mezzo più o meno. Spesso nelle campagna o in un vigneto si va oltre, fino alle 14 o 14.30: gli enti come Ispettorato del lavoro o Inail guardano solo se il rapporto è regolare ma non entrano poi nel merito degli orari. Ecco perché il nostro appello è per più controlli mirati».

© RIPRODUZIONE RISERVATA