OperaWine, premiate 130 cantine italiane: tre sono in Puglia

OperaWine, premiate 130 cantine italiane: tre sono in Puglia
di Leda CESARI
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Martedì 8 Novembre 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 10:23

Centotrenta cantine italiane che “incendiano” la fantasia (e i palati) dei mercati internazionali, a partire da quello a stelle e strisce, riferimento domestico della rivista enologica più importante del mondo: e fra queste, a tenere alta la bandiera (e la fama) di una regione considerata importante per il settore in Italia, le pugliesi Leone De Castris, Masseria Li Veli e Tormaresca. La prima e la terza confermate dallo scorso anno, la seconda rientrata dopo brandelli d’assenza nella “classifica” redatta da Wine Spectator, bibbia enologica mondiale, per OperaWine 2023; appuntamento che il prossimo primo aprile aprirà le danze del Vinitaly di Verona (2-5 aprile) con un wine tasting pensato per raccontare il meglio del vino italiano. Puglia compresa. 

I dettagli di OperaWine 2023

Ancora sotto top secret le etichette prescelte per il wine tasting di cui sopra, che saranno rese note più avanti, ma nella selezione realizzata in collaborazione con la più prestigiosa rivista americana a rastrellare posizioni importanti sono la Toscana (35 cantine), il Piemonte (19), il Veneto (17). Mentre per il Sud, vistosamente sottodimensionato (solo 29 cantine in tutto, contro le 57 del Nord e le 44 del Centro), brillano la Sicilia (10) e la Campania (8). E la Puglia deve accontentarsi di tre sole menzioni nonostante la sua consolidata fama di regione enologica che ha già da qualche tempo rinnegato (almeno in parte) il suo passato di produttrice di vini da taglio per intraprendere il sentiero impervio della qualità. «Un percorso su cui forse dobbiamo consolidare ancora la nostra presenza», evidenzia Piernicola Leone De Castris, habitué - con l’azienda di Salice Salentino - della classifica di OperaWine. «Per carità, noi ovviamente siamo molto felici di questo riconoscimento, che insieme ad altri - anche internazionali - certifica anche il nostro essere l’azienda vitivinicola più antica di Puglia: un’azienda nata nel 1665 che fra due anni celebrerà i cento anni dal primo imbottigliamento e dalla nascita del marchio. E forse la selezione di OperaWine premia in fondo anche questo, e lo dico senza alcun intento di auto-glorificazione: il nostro essere realtà italiana che ha sempre brillato per sforzi produttivi, sin dai tempi di mio nonno». Un successo che - continua Leone De Castris - sarebbe bello poter condividere con altre realtà pugliesi: «Speriamo che questo risultato sia da sprone per tutti per allargare questo elenco virtuoso: io sono fiducioso al riguardo». 

Più critico Vito Farella, area manager di Tormaresca (tenute a Minervino Murge e San Pietro Vernotico): «Un buon risultato per noi, la presenza nella selezione di OperaWine, ma ci dispiace per i pezzi che si sono persi per strada, e onestamente siamo ancora un po’ pochi. Dispiace, ripeto, perché bisognerebbe andare avanti tutti insieme, ma noi proprio non ci riusciamo. È una pecca meridionale, o forse tutta della Puglia, visto che Sicilia e Campania fanno meglio di noi: manca la voglia di fare sistema, manca la sinergia con le istituzioni, e i produttori sono lasciati a loro stessi, o forse non vogliono neppure essere aiutati fino in fondo. Forse non sanno esattamente cosa fare, forse hanno addirittura paura di andare troppo avanti: non dimentichiamo che noi pugliesi siamo esuberanti ma timidi, alla fine». Eppure, continua Farella, avremmo tutto per primeggiare: «Il suolo, il territorio, il caldo… forse non ci crediamo a sufficienza. Perché anche i piemontesi sono contadini come noi, però hanno investito da sempre sulla promozione dei loro prodotti, sui Consorzi, che da noi falliscono dopo pochi anni di attività: ci siamo chiesti perché? Non è rassegnazione, la mia», conclude l’area manager di Tormaresca, «ma una fotografia di ciò che siamo. E questo vale anche per il cibo: con le materie prime che ci ritroviamo dovremmo esprimere la miglior ristorazione d’Italia. Invece…». 

Alfredo Falvo, che con il fratello Edoardo possiede e gestisce Masseria Li Veli, in quel di Cellino San Marco, è invece ottimista: «Siamo onorati di essere nella selezione di OperaWine, evento enologico internazionale di primissimo piano. Vero, i vini pugliesi presenti non sono tanti, ma siamo certi che la Puglia crescerà: si tratta solo di insistere, di non mollare, perché in fondo Piemonte e Toscana hanno iniziato molto prima a spingere su parametri produttivi di qualità. E la Puglia, oggi, vanta realtà enologiche grandi, medie e piccole importanti che si stanno facendo conoscere nel mondo, anche grazie alla attrattività turistica del territorio. Sono anche i dati sull’enoturismo a dircelo: se nel 2010-2011 ospitavamo 100 turisti a stagione, oggi queste presenze si sono a dir poco decuplicate. Insomma, dobbiamo essere fiduciosi: siamo certamente sul binario giusto».
 

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