Nuovi poveri, sos di Caritas «In Puglia 70mila famiglie»

Giovedì 16 Luglio 2020 di Maria Claudia MINERVA
C'era da aspettarselo: in Puglia durante il periodo del lockdown sono aumentati gli esclusi, ben oltre 70mila famiglie rimaste fuori da qualsiasi sostegno. Un dato che deve essere moltiplicato per tre o per quattro, tanti quanti sono in media i componenti di ogni nucleo familiare. Si tratta di un esercito di pugliesi per i quali l'unica speranza è stata un pranzo alla mensa della Caritas, una fornitura di medicine o un pacco di viveri con i beni di prima necessità, soprattutto latte, pasta e biscotti. Circa la metà di quelle 70mila famiglie prima di allora non era mai ricorsa al sostegno dell'organizzazione caritatevole e lo ha fatto, appunto, nel lungo periodo di isolamento conseguito alla pandemia.
«Il grosso è formato da persone che lavorano in nero, camerieri, imbianchini, piastrellisti, parrucchieri, tutti irregolari perché non sono riusciti ad avere un'occupazione stabile, quindi senza assegno di disoccupazione e senza nessuna garanzia dallo Stato - sottolinea il responsabile della Caritas pugliese, don Alessandro Mayer -. Da noi il problema del Covid non è stato solo l'emergenza sanitaria, ma la pandemia ha fatto venire a galla tutte le ingiustizie sociali vecchie, come il lavoro nero degli irregolari e dei braccianti agricoli. Persone che, purtroppo, anche dopo il lockdown non sono più riuscita a lavorare, perché non è più ripartita un certo tipo di economia».
I dati pugliesi sono lo specchio di quelli nazionali, sebbene per certi versi molto più allarmanti. Stando al monitoraggio della Caritas sui poveri e sulle nuove risposte, in Italia durante l'emergenza sanitaria - periodo che va da marzo a maggio 2020 - sono stati censiti oltre 400mila indigenti, tanti ne hanno, infatti, assistito le Caritas diocesane di tutta Italia. In quei mesi di chiusura e di isolamento si è registrato un incremento del 34% di nuovi poveri e un aumento di violenze e maltrattamenti in famiglia. Questo il ritratto che emerge dal rapporto pubblicato nei giorni scorsi, e stilato con i dati raccolti da 169 presidi locali, pari al 77,5% del totale, fornendo i numeri della crisi in base agli interventi effettuati e all'aiuto offerto alle persone in difficoltà. «Rispetto alla situazione ordinaria spiegano - nell'attuale fase il 95,9% delle Caritas partecipanti al monitoraggio segnala un aumento dei problemi legati alla perdita del lavoro e delle fonti di reddito, mentre difficoltà nel pagamento di affitto o mutuo, disagio psicologico-relazionale, difficoltà scolastiche, solitudine, depressione, rinuncia o rinvio di cure e assistenza sanitaria sono problemi evidenziati da oltre la metà delle Caritas».
Nei mesi della pandemia da Covid-19, l'organismo della Cei ha assistito quasi 450mila persone, di cui il 61,6% italiane. Sono state circa 92mila le famiglie in difficoltà, inoltre, hanno avuto accesso ai fondi diocesani, oltre 3mila famiglie hanno usufruito di attività di supporto per la didattica a distanza e lo smart working, mentre 537 piccole imprese hanno ricevuto un sostegno. «Nel dettaglio si legge nel rapporto -, rispetto alle condizioni occupazionali si sono rivolti ai centri Caritas per lo più disoccupati in cerca di nuova occupazione, persone con impiego irregolare fermo a causa della pandemia, lavoratori precari o saltuari che non godono di ammortizzatori sociali, lavoratori dipendenti in attesa della cassa integrazione ordinaria o in deroga, lavoratori autonomi e stagionali in attesa del bonus da 600 e 800 euro, pensionati, inoccupati in cerca di prima occupazione, persone con impiego irregolare, casalinghe».
Anche alcune anticipazioni del Rapporto Svimez 2020 non fanno sperare in nulla di buono. Infatti, secondo l'Associazione per lo sviluppo del Mezzogiorno, dopo il lockdown, sono a rischio un posto di lavoro su cinque: da qui la prospettiva che continueranno a prevalere logiche assistenziali. A questo proposito vale la pena ricordare che, per aiutare le famiglie in difficoltà a causa dell'emergenza epidemiologica, il Decreto Rilancio ha previsto il Reddito di emergenza (Rem), ma proprio ieri l'Inps la doccia fredda dell'Inps: oltre la metà delle richieste è stata respinta. Anche in questo caso sono il Sud e le Isole a fare la parte del leone con il 48% delle richieste. In Puglia, per quanto riguarda il Rem le domande accolte - 17.358 (pari all'8,3%) - sono superiori a quelle respinte -14.649 (6,6%), mentre 1.379 (6%) sono ancora in fase di lavorazione. Per questo, chi resta senza lavoro e senza alcun tipo di sostegno continuerà a bussare alle porte della Caritas, al momento l'unico rifugio per non dormire sotto i ponti. Ultimo aggiornamento: 14:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA