«Nel Salento non c'era il robot utile a operarmi: così sono andato via»

«Nel Salento non c'era il robot utile a operarmi: così sono andato via»
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Giovedì 14 Aprile 2022, 07:33 - Ultimo aggiornamento: 15:42

«Sono stato costretto ad uscire fuori regione per subire un intervento chirurgico necessario a rimuovere un tumore, perché nel Salento, alcuni anni fa, non erano ancora presenti negli ospedali i macchinari e la tecnologia interventistica sviluppata a Roma. Un viaggio della speranza non semplice, ma soprattutto dispendioso dal punto di vista economico». L'esperienza di mobilità passiva, uno dei cosiddetti viaggi della speranza, rivive nel racconto di Giuseppe Arnesano, 72enne salentino, costretto al trasferimento dalla Puglia al Lazio per essere sottoposto a intervento chirurgico.

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Fuori per la chirurgia mini-invasiva


Una linea temporale lunga un lustro, durante il quale fa da spartiacque l'arrivo nei mesi scorsi, al Dea di Lecce, del robot da Vinci Xi per la chirurgia mini invasiva. «Superati i 60 anni, periodicamente svolgevo le analisi del sangue. Circa 5 anni fa poi - racconta Giuseppe - i valori della Ves (velocità di eritrosedimentazione) sono aumentati improvvisamente e in seguito ad approfonditi controlli mi è stato diagnosticato il tumore della prostata. Da qui è iniziata la trafila di visite mediche all'ospedale di Tricase e in altri ospedali pugliesi». Giuseppe ha riflettuto a lungo prima di partire: «Nei diversi consulti medici, qui nel Salento, mi sono stati proposti interventi con tecniche tradizionali, abbastanza invasive, che rischiavano anche di avere strascichi sulla mia salute. L'alternativa quindi era spostarsi da casa e andare altrove, al Miulli di Acquaviva delle Fonti nel barese o a Roma. Da qui la scelta di raggiungere mio figlio nel Lazio e contattare l'ospedale Isufi Regina Elena, dove c'era la possibilità di un intervento con macchinari moderni».
L'intervento è andato bene e Giuseppe torna a Roma ogni anno per un controllo. «Ma dal punto di vista finanziario invece quell'esperienza è stata molto dispendiosa. La mia famiglia mi ha seguito nel Lazio e per affittare un appartamento in cui soggiornare oltre alle spese varie e alle visite mediche di controllo abbiamo dovuto spendere oltre 2mila euro. Purtroppo, cinque anni fa, questa era una scelta quasi obbligata per i pazienti salentini, ora mi auguro che con l'utilizzo del robot da Vinci Xi al Fazzi, gli esosi viaggi della speranza siano finiti».
 

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