I pugliesi si curano in altre regioni? Con i soldi spesi dalle Asl sarebbero sorti due ospedali

I pugliesi si curano in altre regioni? Con i soldi spesi dalle Asl sarebbero sorti due ospedali
di Vincenzo DAMIANI
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Giovedì 12 Gennaio 2023, 12:27 - Ultimo aggiornamento: 12:28

Nel 2018 la Puglia ha speso 243 milioni di euro per la mobilità passiva, un anno dopo la cifra è scesa a 241 milioni, nel 2020, complice la pandemia Covid-19 l'esborso è stato solo, si fa per dire, di 172 milioni. Terminato l'effetto lockdown, almeno quello totale, sono tornati ad aumentare i viaggi della speranza: così nel 2021, nonostante ci fossero ancora alcune restrizioni anche nel settore sanitario, la spesa è tornata a crescere sino a 181 milioni. Negli ultimi quattro anni, e manca ancora il dato finale del 2022, la Puglia ha pagato per le cure dei suoi cittadini fuori dai confini regionali 837 milioni circa. Altro che i 105 milioni mancanti per completare il nuovo ospedale San Cataldo, con quella cifra la Regione avrebbe potuto costruire almeno due ospedali di medio-grande dimensione. La Giunta Emiliano sta limando un piano per mettere un freno ai cosiddetti viaggi della speranza, l'idea è quella di stipulare accordi bilaterali con le altre Regioni per porre un limite alla fuga di pazienti ma, se il discorso è più facile da intavolare con il resto del Sud, non saranno facili le trattative con Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Liguria e Lazio, cioè coloro che più ci guadagnano dalla mobilità passiva. Basti pensare che ci sono voluti 20 anni per iniziare a cambiare i criteri di ripartizione del fondo sanitario nazionale in Conferenza Regioni, favorevoli al Nord. Il percorso per porre fine all'emorragia di pazienti è di certo in salita, lo dimostrano i numeri e lo sottolinea persino la Corte dei Conti: terminata la fase emergenziale legata alla pandemia Covid-19, nella sanità italiana sono riemersi i vecchi problemi.

L'analisi

A cominciare dalle differenze territoriali sempre meno accettabili che sono alla base di saldi negativi di mobilità sanitaria per ben 14 regioni, in prevalenza nel Mezzogiorno, è la bacchettata della Corte dei Conti inserita nella nota di aggiornamento del Def 2022. Il Paese continua a essere spaccato in due, con il Sud danneggiato dai minori trasferimenti ricevuti negli ultimi 20 anni. Nel 2021 annotano i magistrati contabili - dopo la pausa legata alla pandemia e alle relative difficoltà di mobilità, tende nuovamente a crescere il volume di risorse per pagamenti di prestazioni rese fuori regione, a testimonianza del permanere di criticità nell'assistenza garantita in alcune realtà territoriali. I primi 9 mesi del 2022 registrano, infine, una riduzione della spesa per investimenti di oltre il 13 per cento. Una flessione che sembra interrompere quest'anno la crescita che si era registrata nel triennio trascorso con variazioni del 19-18 per cento annue e che interessa tutte le aree del Paese, ma con punte più accentuate nelle regioni meridionali continentali (-26,3 per cento). Insomma, siamo punto e accapo. O quasi. Strettamente legato alla mobilità passiva è il tema liste di attesa: Come emerge dai piani per il riassorbimento delle prestazioni mancate negli anni della pandemia evidenzia la Corte dei Conti - in molte regioni il recupero è ancora in atto ed è previsto completarsi nel prossimo anno. Quelle più in difficoltà sono le Regioni del Sud, anche perché i fondi destinati a questo capitolo vengono ripartiti sulla base del criterio della popolazione residente, anziché sulle reali esigenze. E, come noto, al Sud è in atto ormai da anni un intenso fenomeno di spopolamento.

I tempi di attesa

In tema di recupero dei tempi di attesa è scritto ancora - i dati diffusi di recente dal Ministero della salute e da Agenas confermano il permanere di criticità: sono, ad esempio, ben 14 le regioni che presentano performance peggiori di quelle del 2019 nel caso degli interventi cardio vascolari caratterizzati da maggiore urgenza (classe A) che dovrebbero essere eseguiti entro 30 giorni. Solo di poco migliore l'andamento per quanto riguarda i tumori maligni: sono 12 le regioni che hanno peggiorato le loro performance. Tornando ai viaggi della speranza, nel 2021 dei 181 milioni spesi, 10 milioni riguardano una mobilità passiva inappropriata, cioè quelle stesse cure potevano essere assicurate in Puglia, come evidenzia un report dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas). In media in Puglia il costo per la mobilità passiva evitabile è di 20,77 euro per ogni residente. A guadagnarci, invece, sono l'Emilia Romagna con un saldo attivo monstre da 293,9 milioni. Ma non è andata male alla Lombardia con +274,9 milioni, in attivo anche il Veneto (+102 milioni), la Toscana (+38,1 milioni), il Lazio (+34,2 milioni), il Piemonte (24,8 milioni) e, infine, il piccolo Molise (+8,7 milioni). Facendo due calcoli, le Regioni del Mezzogiorno, soltanto nel 2021, hanno speso per pagare visite e ricoveri dei loro cittadini 630 milioni, mentre il Nord ha guadagnato 732 milioni.
 

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