Mille nati in meno all'anno Così la Puglia si desertifica

Sabato 11 Gennaio 2020

Maria Claudia MINERVA
Non solo non è una regione per giovani, la Puglia rischia anche di non essere più nemmeno una regione per bambini. I dati della denatalità, resi noti dall'Istat, sono a dir poco inquietanti. Il movimento naturale di una popolazione in un anno è determinato dalla differenza fra le nascite ed i decessi ed è detto anche saldo naturale: ebbene, basta esaminare nel dettaglio i numeri relativi ai nuovi nati per capire come la regione, negli ultimi anni abbia registrato costantemente più di mille nati in meno, a cominciare dal 2010 (l'Istituto di Statistica prende come periodo di riferimento il periodo 1-gennaio-31 dicembre) quando le nascite registrate, ossia 37.168, sono già 827 in meno rispetto all'anno precedente (2009), quando invece risultano registrati 37.995 nuovi nati, sebbene anche in questo caso con un saldo negativo ma più contenuto (-289 nascite), rispetto al 2008, anno in cui invece la variazione si chiude con un segno positivo (+60 nascite).
In caduta libera le nascite negli anni successivi al 2010, con saldi sempre più negativi eccetto il 2014 e il 2016 quando la variazione, pur con il segno meno è stata comunque più moderata rispetto agli altri anni, attestandosi rispettivamente a -488 e a -445. Il resto, come si è detto, è stata una vera e propria Caporetto: nel 2011 l'anno si è concluso con 1.161 nati in meno, il 2012 con -1.155, il 2013 con -1.173, il 2015 con -1.614, il 2017 con - 1.099 e, infine, il 2018 con -1.112.

Come ha più volte sottolineato la Sin (Società Italiana di Neonatologia) «la natalità non è una questione privata, ma sociale e politica che interessa trasversalmente tutti i settori e le istituzioni. Vogliamo sperare in un'inversione di tendenza, i neonati e i bambini devono essere al centro di ogni iniziativa politica, a livello nazionale e locale, devono essere al centro del futuro. Sostenere oggi i nuovi nati incentiverà le coppie ad avere bambini. I nostri neonatologi presenti in ogni punto nascita italiano, sia pubblico che privato, raccolgono ogni giorno le preoccupazioni dei genitori, che si sentono sempre meno aiutati e più soli. Le donne sono scoraggiate - ha ribadito la Sin - perché è difficile conciliare i tempi di vita e lavoro e per questo talvolta rinunciano ad allattare e spesso ad avere un secondo figlio».
Due giorni fa ad accendere i riflettori su denatalità e spopolamento in Puglia è stato il Forum delle Associazioni Familiari pugliesi che ha lanciato, oltre all'allarme, anche una campagna, in vista delle prossime elezioni regionali, per invertire questo trend negativo. «Siamo una terra di vecchi e di badanti» ha sottolineato la presidente del Forum, Lodovica Carli, snocciolando numeri da incubi: «Nel 2025, in base alle proiezioni più recenti dell'Istat, gli over-65 saranno poco più del doppio dei ragazzi a causa sia della minore natalità, sia dalla maggiore speranza di vita delle persone». In effetti, numeri alla mano, nel 2018 la fascia 0-14 anni era al 13,1% contro il 22% degli over 65 (erano rispettivamente il 15,3% e il 18% nel 2008). Valori che, stando a quanto sostenuto dal Forum «tenderanno a peggiorare abbastanza rapidamente nei prossimi anni, se non si inverte già da ora il trend».
Secondo una ricerca del Censis la scelta di avere uno o più figli non dipende solo dalla condizione economica ma principalmente dal livello di benessere, cioè dalla qualità della vita; a bassi tassi di occupazione femminile corrispondono bassi tassi di fecondità. In Italia, infatti, solo il 48,9% delle donne in età fertile lavora, contro una media del 62,4% dell'Unione europea. Un trend, purtroppo, non solo italiano, ma in cui il nostro Paese registra uno tra i tassi più bassi al mondo, come evidenziato anche dal Pew Research Center. «Attualmente il tasso di fertilità è di 2,5 figli per donna a livello mondiale, ma scenderà a 1,9 nel 2100, sotto la soglia del 2,1 che secondo i demografi consente a una popolazione di rimanere stabile - ha chiarito il Censis -. Secondo Eurostar, senza arrivi dall'estero, l'Italia è destinata a dimezzare la sua popolazione entro 80 anni. In Italia le donne dichiarano di pensare ad avere un figlio non prima dei 35 anni; in pratica, le giovani coppie italiane hanno il primo figlio alla stessa età in cui quelle francesi hanno il secondo. L'Italia con 1,34 figli per donna in età fertile è fanalino di coda in Europa e, secondo le ultime previsioni Eurostat, nel 2050 nasceranno appena 375 mila bambini.
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Ultimo aggiornamento: 12:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA