Mermec acquisisce Ferrosud, obiettivo ricavi a un miliardo. Matteo Pertosa: «Impegnati a creare lavoro»

Mermec acquisisce Ferrosud, obiettivo ricavi a un miliardo. Matteo Pertosa: «Impegnati a creare lavoro»
di Paola ANCORA
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Venerdì 24 Maggio 2024, 05:00

Entreremo nel futuro in treno o in bicicletta? Tertium non datur, non ci sarà una terza alternativa, a guardare il mondo dal grandangolo del gruppo Angel, la holding pugliese che – dopo l'acquisizione di Hitachi Rail – arriverà a contare 3.000 dipendenti. La galassia Angel abbraccia il settore ferroviario, la meccatronica, la cybersecurity, l'aerospazio, l'intelligenza artificiale, ma il core – per espressa volontà del fondatore, il cavalier Vito Pertosa - resta saldamente a Monopoli, in Puglia, dove ha sede la Mermec, il gioiello del gruppo che produce treni diagnostici, sistemi di segnalamento, sistemi di trazione elettrica e telecomunicazioni ed è attiva in 73 Paesi del mondo. Di Angel holding fa parte anche Vaimoo, che realizza e sviluppa progetti di micromobilità ad alta tecnologia, portando sul mercato bici elettriche per lo sharing che saranno protagoniste del prossimo G7 a Borgo Egnazia. Matteo Pertosa – 39 anni, ceo Angel4future, Vaimoo e Matipay - è nel gruppo Angel controllante di Mermec, società che mercoledì scorso ha firmato al ministero del Made in Italy l'accordo per assorbire Ferrosud, l'azienda delle costruzioni meccaniche del settore ferrotranviario e di costruzione di rotabili con sede a Matera.

L'obiettivo di questa nuova newco Mermec-Ferrosud è portare i ricavi di Mermec dai 500 milioni previsti quest’anno a un miliardo di euro in cinque anni, reimpiegando i 65 lavoratori oggi in cassa di Ferrosud e intercettandone altre centinaia dalle imprese in crisi del Sud Italia. È così?

«Abbiamo già assorbito quasi tutti i lavoratori della ex Ferrosud e cercheremo, nei prossimi mesi, di mantenere la promessa che abbiamo fatto quando è stata avviata l'operazione di acquisizione, ovvero riportare al lavoro altri cassaintegrati dalle aree di crisi di Melfi, dove si trova lo stabilimento di Stellantis, dal distretto dei divani e dall'ex Ilva di Taranto. Vogliamo riempire di nuove professionalità quell'impianto storico che si sviluppa su un'area di 230 mila metri quadrati, ovvero anche nei comuni di Santeramo e Altamura, in Puglia, non solo nella provincia di Matera. Lavoriamo sodo per mantenere la nostra promessa, con il sostegno delle Regioni Basilicata e Puglia, con il governo e con tutte le istituzioni che sono interessate al rilancio dell’occupazione nel territorio».

Ex Ilva è una spina nel fianco della Puglia. Sono migliaia i lavoratori in cassa: quali figure vi serviranno?

«Stiamo lavorando alacremente per portare lavoro e man mano che recuperiamo commesse, avviamo programmi di formazione per reinserire personale nelle nostre aziende. Siamo aperti a tutto, a partire dalle persone in cassa integrazione o senza lavoro che ci preoccupiamo di formare e reinserire. Se qualcuno ha lavorato nell’indotto di Stellantis o nell’ex Ilva nelle attività di manutenzione, nella logistica e via dicendo, non vedo perché non possa venire da noi. È importante impegnarsi nel rafforzamento del nostro sistema industriale, quando si lavora duramente per avere dei vantaggi competitivi, investendo in ricerca ed innovazione. Ce la stiamo mettendo tutta».

Una porzione della vasta area su cui sorge lo stabilimento di Mermec Ferrosud è occupata da Vaimoo: le vostre biciclette elettriche per lo sharing saranno protagoniste al prossimo G7. In che modo?

«Abbiamo avuto la possibilità di mettere il nostro servizio a disposizione di questo prestigioso G7 che si terrà a Borgo Egnazia. Abbiamo partecipato ad un bando della organizzazione del G7 che prevedeva la possibilità di offrire servizi di tre diverse categorie: logistici, made in Italy tecnologico e sostenibilità.

Il nostro progetto rispondeva alle esigenze di tutte e tre le categorie: offriremo gratuitamente le bici da noi prodotte, all'interno del Borgo, al servizio dei leader e delle varie delegazioni, e potenzieremo l'offerta anche alla stazione della Fiera del Levante, dove si ritroveranno i giornalisti di tutto il mondo per seguire i lavori».

Mettete a punto bici elettriche di ultima generazione in una regione che fatica moltissimo a fare della mobilità sostenibile la sua routine. Come si spiega questa dicotomia?

«La nostra missione è proprio questa: costruire le condizioni affinché la mobilità elettrica, il bike sharing elettrico diventino lo standard del trasporto pubblico locale (tpl), rendendolo sostenibile a 360 gradi, sia dal punto di vista economico che da quello ambientale. Pensi che su 65 città che già dispongono di questo servizio, 40 si trovano al Nord. Lavoriamo con le Regioni, con i Comuni e con le società che si occupano del tpl per rendere pervasivo questo genere di servizi, per farli entrare nella quotidianità delle persone. Siamo già operativi a Gravina, Altamura, Molfetta, Giovinazzo, Bari e stiamo per partire anche a Trani. Il servizio costa un centesimo al minuto, contro i 15-20 centesimi di Milano, proprio perché noi concepiamo la mobilità elettrica come la vera alternativa, accessibile e a disposizione di tutti, anche degli over65 che difficilmente utilizzerebbero un monopattino, per esempio. E poi lavoriamo a stretto contatto con le aziende del trasporto ferroviario per puntare all'intermodalità».

Si spieghi meglio.

«Va superato il concetto di salire con la bici sul treno: sono troppo pochi i treni che lo permettono e le stazioni non sono spesso adatte a questo genere di mobilità dell'ultimo miglio. Più logico ed efficiente è, invece, raggiungere la stazione di Altamura in bici, lasciarla, salire in treno e arrivare a Bari e qui sfruttare un'altra bici in sharing, utilizzando sempre lo stesso abbonamento. La parola chiave è integrazione».

In questi giorni si discute molto di Zes unica e Decontribuzione Sud. La prima ha raccolto il plauso degli industriali, convinti che sarà da input per mettere in moto gli investimenti. La seconda andrà in scadenza a fine giugno e non sarà rinnovata: Confindustria Puglia si è detta preoccupata che ciò possa interferire con la ripresa economica. Lei cosa ne pensa?

«Nel Mezzogiorno esistono tante anime e aree diverse, ma una cosa è certa: le precedenti Zes si portavano dietro alcune complessità, come la definizione dei confini, che facevano sì che a distanza di 50 metri ci fosse chi aveva accesso alla misura e chi no. La stragrande maggioranza delle aree non consentiva di fruire della norma. Noi, per esempio, con Mermec Ferrosud non eravamo dentro, come tantissime aree in grave crisi. Per quanto riguarda la Decontribuzione Sud, la verità è che dobbiamo lavorare ugualmente. Non si può vivere di aiuti e incentivi, che mai devono essere il driver di una scelta imprenditoriale».

Con la holding Angel, lei lavora in decine di Paesi del mondo. Se avesse il potere di decidere cosa cambiare nel nostro, per sostenere le imprese e l'economia, che cosa farebbe?

«Certamente la conditio sine qua non per crescere è che ogni governo eletto duri cinque anni: questa è la primissima priorità per far crescere il Pil. Poi va detto che sono tanti, troppi, i “pezzi” di Stato imbrigliati nelle maglie della burocrazia, ancora elefantiaca. Liberalizzerei di più, ridurrei le lobbies, la spesa, farei crescere la concorrenza e darei spazio alle imprese vere, perché significa avere più lavoro e meglio retribuito. Che è ciò che conta davvero».

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