«Dalla Puglia il rilancio del Sud. Fitto? Nel tempo dell'incompetenza, lui continua a studiare: è il miglior candidato»: faccia a faccia con Giorgia Meloni

Giovedì 25 Giugno 2020 di Francesco G.GIOFFREDI

Giorgia Meloni, presidente Fratelli d'Italia: più che una trattativa, quella sulle regionali è stata una maratona. Avete perso molto tempo, si rischiava la rottura. Colpa della Lega?
«Ma no, considero fisiologico questo tempo per chiudere un accordo. Nel frattempo c'è stata peraltro un'emergenza nazionale che ci ha visti tutti impegnati su altro. Ma siamo comunque in tempo per una bella campagna elettorale. Poi, certo, avessimo deciso prima sarebbe stato meglio, se non altro per evitare le polemiche che hanno sicuramente fatto piacere ai nostri avversari e rischiano sempre di irrigidire le posizioni. Ma abbiamo privilegiato l'obiettivo finale: l'unità e la vittoria».

Voi non volevate mollare la Puglia, la Lega ci aveva puntato i fari: regione appetibile, lo dicono i sondaggi e le divisioni nel centrosinistra lo confermano.
«La Puglia è una regione strategica, da cui può partire la riscossa del Mezzogiorno. Da sempre è un laboratorio politico, in particolare a destra. È una regione dalle bellezze straordinarie e dalla grande dinamicità, dotata di grande brio e intraprendenza economica, capacità industriale, in cui possiamo fare un lavoro eccezionale. Ma è una regione mortificata dagli ultimi 15 anni di amministrazioni di centrosinistra».

Vincere in Puglia può avere una doppia valenza politica? Per il centrodestra, che darebbe una spallata al governo. E per FdI, che potrebbe puntare alla leadership della coalizione.
«Non faccio nulla guardando alla competizione con gli alleati: voglio battere la sinistra, mandare a casa Conte, la Puglia e l'Italia meritano molto di più e la nostra coalizione non ha mai bisogno di trovare compromessi al ribasso perché sui temi cardine le posizioni sono convergenti. Con un governo forte e coeso di centrodestra, l'Italia avrebbe un'occasione unica. Poi, certo, è naturale che sono contenta se FdI cresce, se ha un ruolo più centrale nella coalizione, avendo peraltro ricoperto finora un compito essenziale di cerniera. Ma FdI non vuol crescere a scapito degli alleati, il gioco dei vasi comunicanti non è funzionale al nostro obiettivo, che è costruire un'alleanza forte con numeri schiaccianti per governare con serenità».

E allora da dove vuol prendere i nuovi voti?
«Dall'elettorato cinque stelle devastato da un movimento che ha tradito tutto. Ma c'è anche un consenso che si può recuperare dalla sinistra, mi capita di incontrare gente che mi dice ma come, ho votato per una vita a sinistra e ora mi sento più rappresentato da voi...ho una crisi d'identità: io rispondo che ad avere una crisi d'identità è la sinistra, che doveva tutelare i più deboli e si è ritrovata a proteggere le banche».

Lei vuol riempire il vuoto che sente l'elettorato di sinistra, in termini di battaglie e bisogni?
«Sì. FdI ha fatto le battaglie sociali più serie, e ci è stato riconosciuto. Penso a quella contro i governi Letta e Renzi per togliere l'indennità di accompagnamento e la pensione di invalidità dal calcolo Isee. In Puglia, poi, il fallimento di Emiliano non ha dato risposte su sanità, lavoro, agricoltura, deludendo tanta gente. E la sinistra se ne rende conto, perché altrimenti non avremmo così tanti candidati e Bellanova non esprimerebbe quei giudizi su Emiliano. La volatilità dell'elettorato è alta, i cittadini sono molto meno rigidi e a loro dico di non avere paura, come io non ho paura di rappresentare istanze che potrebbero suonare distoniche rispetto al mio percorso».

Ma perché ha difeso così strenuamente Fitto? Un moderato, ex democristiano, ben lontano dalla sua storia e da quella del suo partito.
«Perché è il migliore per governare la Puglia, sa di cosa parla, studia in un tempo in cui predomina l'incompetenza e in cui tuttavia c'è l'onda di ritorno dopo l'ubriacatura da uno vale uno. E poi FdI è una realtà inclusiva: raggiunto il grande obiettivo di ricostruire la destra italiana, il passo ulteriore è rappresentare tutte le destre, dunque anche il mondo che esprime Fitto».

Ora però dovete sciogliere un po' di gelo con Salvini.
«Nessun gelo, solo sfumature diverse, il che è normale, essendo partiti distinti. Anzi, è una ricchezza. Prima rimproveravano a FdI di essere troppo uguale alla Lega, ora di essere troppo diversa. La verità è che la sintesi è facile e sulle grandi questioni la coalizione è sempre unita».

Ma in Puglia c'è un ticket Fitto-Altieri?
«Noi abbiamo dato l'assenso, se vinciamo, a un vicepresidente della Lega, come è naturale anche sulla base dei risultati attesi. Non so cosa si intenda per ticket».

In Puglia, spesso, gli oppositori di Fitto sono ex fittiani: questi veleni possono alla lunga zavorrare la coalizione?
«Sono dinamiche naturali che si affievoliscono quando si comincia la campagna elettorale e quando si vince. Raffaele è inclusivo e ragionevole, confido nella sua capacità e in quella del partito».

Accennava al Sud: tante ricette e proposte, ma non spicca il volo, e la crisi post-Covid rischia d'essere il colpo finale. C'è un problema, anche, di classe dirigente?
«Sì, di classe dirigente e di chi la sceglie: la persona simpatica, efficace sul piano comunicativo o nuova non è necessariamente la figura salvifica, è un bluff ormai scoperto. Ecco perché parlavo della necessità di persone capaci, peraltro Raffaele ha relazioni forti con Roma e Bruxelles e questo aiuterà. Del resto, non ha senso lamentarsi dell'Europa se poi non siamo capaci di spendere i fondi, come è successo in Puglia col Psr. Oppure: Fitto propose al commissario europeo per l'Agricoltura un piano di contrasto alla xylella, rimasto però nel cassetto di Emiliano. Ma faccio un altro esempio: per le infrastrutture strategiche è fondamentale la filiera con Roma e l'Ue. E le infrastrutture sono il tema dei temi al Sud».

In che chiave?
«Innanzitutto la spesa per infrastrutture non può essere parametrata sulla popolazione: al Sud lo spopolamento è dato anche dalla carenza di infrastrutture. E senza infrastrutture diventa impossibile competere ad armi pari. La Puglia ha due aeroporti, peraltro merito proprio di Fitto, ma pochi aerei, il Grande Salento è abbandonato innanzitutto da Alitalia proprio a ridosso della stagione turistica. Altro che bonus vacanze: i turisti vogliono viaggiare in modo comodo e veloce».

Cita le opportunità dell'Ue, è diventata europeista?
«Ma io lo sono. I veri nemici dell'Europa sono i burocrati e i burattinai di questa Ue, quelli che hanno voluto che fosse un comitato d'affari invece che un grande soggetto politico. E proprio molte questioni che riguardano la Puglia non sono solo pugliesi: fui la prima a segnalare che Ilva è un tema europeo e la necessità di coinvolgere l'Ue nella trattativa con Mittal».

Ultimo aggiornamento: 09:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA