L'acqua è più calda: scatta l'invasione delle specie aliene

L'acqua è più calda: scatta l'invasione delle specie aliene
di Pierangelo TEMPESTA
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Mercoledì 24 Agosto 2022, 14:29

Nuove specie che arrivano in cerca di un clima più mite e altre che scompaiono per via delle alte temperature. Sono gli effetti della tropicalizzazione del clima e dell'innalzamento delle temperature, che nel Mediterraneo sta portando a conseguenze preoccupanti. «Questo - afferma il professor Ferdinando Boero, ordinario di Zoologia dell'Università del Salento - è un problema che la comunità scientifica denuncia da almeno 30 anni. Lo strato di acqua calda sotto il quale vivono le specie mediterranee che non tollerano le alte temperature sta diventando sempre più ampio a causa del riscaldamento globale. L'acqua calda raggiunge profondità che prima non raggiungeva. Così, specie come le gorgonie e molte spugne sono andate incontro a mortalità massive». Il rovescio della medaglia è rappresentato dall'arrivo di specie tropicali che cercano rifugio nel Mediterraneo perché le condizioni in cui normalmente vivono sono diventate estreme. «Dal Canale di Suez - spiega Boero - entrano specie tropicali che trovano nel Mediterraneo condizioni favorevoli. E non sono queste specie a fare andare in crisi quelle tipiche dei nostri mari, ma è la temperatura».

Mille nuove specie


Nel Mediterraneo sono state registrate più di 1.000 nuove specie, delle quali diverse centinaia vi si sono già stabilite nel corso degli ultimi 30-40 anni. Ci sono, per esempio, il pesce palla maculato, altamente tossico, o il pesce scorpione (pescato di recente al largo di Santa Maria di Leuca), ma anche il pesce coniglio scuro e il pesce coniglio striato. Si registra, invece, un calo di specie autoctone come alcuni tipi di frutti di mare. «La Grande barriera corallina è in corso di regressione e queste specie cercano rifugio in un ambiente che ora, per loro, è favorevole. Denunciamo queste problematiche da tempo - continua il professore - e oggi ci si sorprende di fronte a eventi estremi come grande siccità, alte temperature, nubifragi e catastrofi climatiche. La transizione ecologica, per la quale sono stati stanziati centinaia di miliardi, deve servire a far fronte a queste problematiche e a fare in modo che le nostre attività non determinino più questo tipo di situazioni. Ma c'è ancora chi propone gas, nucleare e tutto ciò che dovremmo sostituire e invece continuiamo ad adoperare. La cultura ecologica nel nostro Paese è molto scarsa e chi dovrebbe attuare i cambiamenti pensa che, dal punto di vista economico, non sia conveniente attuarli. L'ambiente ci sta fornendo tanti segnali, ma si continua a non capire. Ne pagheremo le conseguenze, ecologiche, economiche, sociali e in termini di vite umane. Le tecnologie - chiude Boero - sono necessarie per la transizione ecologica, ma non sono sufficienti. Il ministro per la Transizione ecologica ha detto che gli ecologi sono un ostacolo al progresso. Invece c'è bisogno anche dell'ecologia. Si pensa di fare tutto con le tecnologie senza l'ecologia, e questo è un errore culturale che pagheremo».

Le tartarughe marine


La tropicalizzazione del clima sta avendo conseguenze anche sulla Caretta caretta, la tartaruga marina che, negli ultimi decenni, ha eletto le spiagge salentine a luogo prediletto in cui depositare le proprie uova. «In questi giorni - spiega Piero Carlino, direttore del Centro di recupero delle tartarughe marine di Calimera - è stato pubblicato un articolo che parla proprio di come il cambiamento climatico stia influenzando la distribuzione di Caretta caretta. Le temperature in aumento stanno facendo spostare le tartarughe dalla parte orientale a quella occidentale del Mediterraneo. Accade anche che molte specie tropicali, anche invasive, arrivino nel Mediterraneo dal Canale di Suez, quindi dal Mar Rosso, e dallo Stretto di Gibilterra».

L'avifauna


E anche per quanto riguarda l'avifauna, tanti sono i cambiamenti in atto. Anche se, spiega Sandro Panzera, direttore del Centro di accoglienza della fauna selvatica (Cras) di Calimera, non è facile determinare se questi siano dovuti al cambiamento climatico: «Dovremmo avere più elementi e molti più monitoraggi per stabilire se sia il cambiamento di temperatura a causare l'arrivo di nuove specie di avifauna. Le rondini, per esempio, hanno nidificato per la prima volta nel Salento negli anni Novanta, ma non si può dire se ciò sia avvenuto a causa del cambiamento climatico. Lo stesso discorso vale per le tortore dal collare o per i pappagalli. Questi ultimi, arrivati insieme alle piantagioni di girasoli, quando la Comunità Europea ne ha incentivato la coltivazione, sono quasi scomparsi quando si è smesso di coltivare questi fiori».
 

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