La scuola dei campioni di taekwondo: prima di Dell'Aquila un altro oro olimpico

La scuola dei campioni di taekwondo: prima di Dell'Aquila un altro oro olimpico
di Giuseppe ANDRIANI
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Lunedì 26 Luglio 2021, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 14:31

Circa 27mila abitanti, tre partecipazioni olimpiche, due medaglie d’oro, cinque vittorie al campionato del mondo, diciannove medaglie europee, oltre 1.100 titoli italiani: tra Mesagne e il taekwondo è amore a prima vista, un po’ come tra Vito Dell’Aquila e quella medaglia che ieri ha ripostato su Instagram esprimendo proprio questo concetto romantico. Prima di lui, nel 2012 a Londra, era stata la volta di Carlo Molfetta: un altro oro “made in Mesagne”.

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Da emigrato in Germania all'amore per il taekwondo: il maestro Roberto Baglivo

Amore a prima vista, sì, ma non è tutto qui: questo è un successo costruito, voluto. Questa è una storia che parte da lontano. E che ha un nome e cognome: Roberto Baglivo. Qui, per tutti, è il maestro. È da 53 anni che pratica questo sport, da quando ne aveva 20: andò per lavoro in Germania, lì conobbe e praticò il taekwondo. L’amore, anche in questo caso, fu a prima vista, legato forse alla spettacolarità di uno di questi calci sospesi per aria. Del resto il nome della disciplina vuol dire proprio questo. A 24 anni il rientro in Italia, la scuola New Marzial fondata a Mesagne e da allora è sempre andato avanti, così, con la passione. Pizzetto grigio, occhi scuri, visibilmente commosso dopo l’oro di Dell’Aquila, un ragazzo che ha conosciuto quindici anni fa, quando ancora bambino andò in palestra per due motivi: la passione del papà per questa disciplina e quel bisogno di sconfiggere la timidezza. Baglivo negli anni ha sempre insistito sul taekwondo come possibilità di elevare l’uomo. Lo si legge già sul volto di Vito, un ragazzo ancora molto timido, educato, perbene. Da questa palestra è venuto fuori il meglio del taekwondo italiano, basti pensare che Mesagne ha vinto in questa disciplina due medaglie d’oro, tante quante gli Stati Uniti in tutta la storia delle Olimpiadi.

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Il medagliere della New Marzial: due ori in 9 anni

Due ori intervallati nove anni: da Carlo Molfetta a Londra a Vito Dell’Aquila a Tokyo.

Nel novembre 2017, il 27 per la precisione, la visita di Malagò in palestra, per conoscere una delle realtà fiorenti dello sport italiano. C’era Vito, che confessò, in un’intervista, di voler andare a Tokyo e magari vincere l’oro. Aveva 16 anni, era accanto all’idolo di sempre, Carlo Molfetta. Questa non è una palestra, è la dimostrazione di come chi sa lavorare, alla fine vince. «Perché così tante soddisfazioni? Non lo so nemmeno io - ammette Baglivo, con l’umiltà che evidentemente ha trasferito anche a Dell’Aquila -, non me lo spiego. So solo che lavoriamo in un certo modo e poi si vede». La palestra è aperta tutti i giorni dal lunedì al sabato, un solo giorno di riposo, la domenica, salvo che non vi siano gare.

A Mesagne 1 su 200 pratica il taekwondo

Gli iscritti, ad ora, sono 135, ma quando Molfetta vinse l’oro ci fu un boom, e qui si augurano tutti che questo si ripeta adesso con Dell’Aquila. A Mesagne una persona ogni 200 fa taekwondo, è davvero la patria di questo sport, a livello italiano e probabilmente anche europeo. I ragazzi si allenano per un paio d’ore al giorno, seguiti da Baglivo e da suo figlio Steeven, anche lui ex atleta con diverse vittorie di peso nazionale e internazionale all’attivo. Dal 2011, però, ha deciso di dedicarsi alla palestra. In questi giorni, qui c’è la Nazionale italiana under 21, che prepara gli europei con il maestro. Perché questo è centro tecnico federale, un distaccamento di Roma, per intenderci. Lo è da quel giorno del novembre 2017 nel quale arrivò Giovanni Malagò, in omaggio a una delle realtà più belle di tutta la nazione. Non è questione soltanto di numeri, è che Mesagne ha vinto le ultime due medaglie d’oro pugliesi in un’Olimpiade, quella precedente risale al ‘76 con Mennea. «Ma Vito e Carlo sono molto diversi tra loro - racconta Baglivo - il primo è un po’ più calmo, il secondo era più estroso». Sono insieme in Giappone, adesso, ma torneranno tra un paio di giorni. E c’è una città intera che aspetta per la festa, in qualunque modo avverrà. «La finale l’abbiamo sudata, è stata più tosta delle altre», commenta il maestro di Vito. Sabato dopo la vittoria di Tokyo, il primo coro fuori dalla palestra è stato per lui. Carlo e Vito d’oro, ma questa palestra è una miniera. D’oro.
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