Mascherine e riconversione delle imprese, il faro dei magistrati sulle infiltrazioni mafiose

Mercoledì 13 Maggio 2020 di Roberta GRASSI
Il business delle mascherine anti-coronavirus è al centro dei primi fascicoli di inchiesta aperti dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce sull'intero territorio di competenza. Taranto e la sua provincia, in particolare. Ma anche su quanto accade nel Salento. Laddove, insomma, si concentra la gran parte delle attività manifatturiere. Proprio su questo vertono i focus: le piccole aziende sono in crisi, soprattutto nel settore tessile e il sospetto, o forse qualcosa in più, è che proprio sulle difficoltà delle imprese possano piovere gli investimenti di denaro sporco proveniente dalle attività tipiche della malavita organizzata. Denaro che la criminalità di stampo mafioso ha interesse a investire, perché si ripulisca e frutti in maniera apparentemente regolare. Le indagini sono state tempestivamente avviate e sono in corso: le mascherine protettive, del resto, saranno un bene di consumo indispensabile nei prossimi mesi. E sono quanto di più semplice si possa realizzare per aziende che si occupavano di produzioni simili.

A coordinare il lavoro degli investigatori, la procura Antimafia. Come avvenuto anche altrove: in Lombardia, per dirne una. Dove l'emergenza Covid ha avuto dimensioni differenti rispetto alla Puglia e dove negli ultimi anni si è registrato un trasferimento di affari da parte della ndrangheta, per fare un esempio. La malavita, quindi, ha già fiutato il business. Difficile reperire mascherine che, pur non essendo al momento obbligatorie all'aperto, sono comunque necessarie per le attività e saranno protagoniste assolute delle scene nelle settimane a venire, quando ci sarà un graduale allentamento del lockdown.
Collegata alla vulnerabilità del sistema produttivo e allo stato di estrema sofferenza dovuto alle chiusure decise il 9 marzo scorso, c'è anche l'usura e il pericolo concreto che gli imprenditori, per salvare le proprie attività, finiscano nelle mani degli strozzini. Anche le Prefetture sono al lavoro sin dal principio dell'emergenza coronavirus. Si monitora, si previene. Si agisce. Ci sono stati due incontri importanti, sul tema, a Lecce. Uno il 16 aprile scorso, in cui c'è stato un confronto aperto con le realtà produttive e con i rappresentanti anche del mondo bancario. Il 17 aprile ha avuto corso la riunione del comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal prefetto Maria Teresa Cucinotta e partecipato dai vertici delle forze dell'ordine. Sono state stabilite linee operative precise. Il 10 aprile il ministro dell'Interno aveva inviato una nota a tutti i prefetti d'Italia, chiedendo una relazione dettagliata entro il 27 aprile. Le prefetture di Brindisi, Lecce e Taranto hanno inoltrato il proprio report che tratta dell'intera, complessa, vicenda legata alla gestione degli effetti della pandemia.
A Lecce si è appena costituito il Nucleo provinciale di controllo nelle attività produttive per la pianificazione della vigilanza sull'attuazione delle norme di sicurezza e dei protocolli allegati ai decreti del presidente del Consiglio dei ministri. L'organismo è composto da componenti dei carabinieri per la tutela del lavoro, dall'Ispettorato del lavoro, dal dipartimento prevenzione Spesal dell'Asl di Lecce, da polizia, guardia di finanza e vigili del fuoco. L'intento è quello di programmare controlli, secondo criteri di priorità legati ai settori più a rischio come industrie, edilizia e commercio all'ingrosso, per verificare oltre al resto il rispetto di adeguati livelli di protezione dei lavoratori e di quanti accedono nelle aziende.
Nei prossimi giorni sono in programma tavoli di confronto con le associazioni Antiracket e Antiusura, proprio per programmare strategie di contrasto e di prevenzione in uno degli ambiti più oscuri e difficilmente tracciabili. I fari di inquirenti e rappresentanti territoriali del governo sono accesi anche su tutte le forme di sostegno al reddito. Sui finanziamenti che stanno per essere erogati con una notevole semplificazione burocratica. Anche poche decine di euro bastano a trascinare nell'illegalità qualcuno particolarmente in affanno.
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