Manovra, Confindustria Puglia: «Poca attenzione per il Sud. E sulle tasse serve più coraggio»

Il presidente di Confindustria Puglia, Sergio Fontana
Il presidente di Confindustria Puglia, Sergio Fontana
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Giovedì 24 Novembre 2022, 05:00

Sergio Fontana, lei presiede Confindustria Puglia. Qual è il suo giudizio sulla prima manovra del Governo Meloni? Quale impatto pensa avrà sulla Puglia?
«Comincio dalla fine. Guardando alla Puglia e al Mezzogiorno possiamo dire che si tratta di una manovra certamente poco centrata sul Sud. Si intravede la volontà di venire incontro alle nostre esigenze, ma servono scelte coraggiose e maggiore decisione per puntare a colmare i divari esistenti fra il Nord e il Sud del Paese. Per noi è determinante che la misura “Decontribuzione Sud” diventi strutturale: è una efficace politica attiva del lavoro».

L’intento dell’esecutivo è proprio quello. È stato ribadito più volte.
«Ma le parole non ci bastano: la misura scade il 31 dicembre prossimo. Servono i fatti, risposte. E poi va cambiato il quadro di riferimento delle agevolazioni per assumere».

Cosa intende? Sono state confermate quelle esistenti per le imprese che vorranno assumere o stabilizzare under 36, donne e percettori di Reddito di cittadinanza. Cosa vorrebbe cambiare?
«Questi incentivi non bastano: le semplificazioni vanno garantite a prescindere dall’età del lavoratore. Se un’impresa ha bisogno di una determinata professionalità e la individua in un 50enne disoccupato, deve poterlo assumere. E questa apertura va attuata tanto più se si intende davvero superare la logica del Reddito di cittadinanza. Va aiutato chi assume e basta, senza troppe distinzioni». 

Confindustria chiede da anni un netto taglio del cuneo fiscale, ovvero sulla somma delle imposte (dirette, indirette, contributi previdenziali) che impattano sul costo del lavoro, gravando sulle spalle delle imprese. Nel 2021 è stato pari al 46,5% del costo del lavoro, tra i più elevati tra i Paesi avanzati secondo Ocse. Il Governo avrebbe voluto una riduzione del 5%, ci si è fermati all’1% perché prioritario è stato ritenuto l’intervento sul caro energia. È comunque soddisfatto? 

«Si è iniziato con i lavoratori dipendenti e va bene, perché sono i più colpiti dal combinato disposto di inflazione e caro energia. Ma deve essere soltanto un inizio: alle aziende, in particolare a quelle pugliesi che io rappresento, serve un taglio fiscale importante. Nel resto d’Europa chi paga meno tasse investe di più».

Ci faccia un esempio.
«Come imprenditore del settore farmaceutico, ho un competitor diretto in Olanda. Soltanto che io pago tasse pari al 50% dell’utile, lui si ferma al 15-20%. Per questo le grandi imprese italiane si spostano all’estero. Abbiamo un mercato comune? Bene, le regole, le tasse, i diritti devono essere comuni, uguali, per competere ad armi pari. E analogo ragionamento si può fare con il Nord Italia».

In che senso? Ce lo spieghi. Le tasse dello Stato sono uguali a Milano come a Bari. 
«Già, ma se non vengono definiti i Livelli essenziali delle prestazioni, io pago le stesse tasse di un imprenditore milanese, ma lavoro in un contesto di svantaggi enormi. Le faccio un esempio: vogliamo assumere le donne, per le quali sono previste peraltro delle agevolazioni? Bene, non riusciamo a farlo perché non ci sono asili nido. E non c’è il tempo pieno e potrei continuare. Il Governo sembra voler andare nella giusta direzione, ma è ancora troppo poco quanto è stato previsto: i prossimi passi devono essere fatti verso le imprese, senza tentennamenti». 

Quali sono le richieste di Confindustria Puglia?
«Vorremmo fossero favorite le politiche attive del lavoro e l’assistenza di cittadinanza - non il reddito - per chi ha difficoltà a lavorare. Vorremmo si lavorasse con convinzione a colmare i divari Nord-Sud. Soltanto dopo saremmo pronti a parlare di autonomia differenziata».

Presidente, il Governo Meloni ha stanziato 21 miliardi, dei 35 complessivi della manovra, per intervenire sul caro bollette. In che modo ne beneficeranno anche le aziende pugliesi?
«È stata una scelta obbligata e dovuta. Ed è ancora troppo poco. Al di là di questa immediata boccata d’ossigeno, abbiamo bisogno di una politica industriale ed energetica: ci siamo resi conto soltanto ora di avere necessità di energia, come se la seconda potenza manifatturiera d’Europa si potesse mantenere a parole. In Puglia va combattuto il partito del “no” a prescindere, visto il ruolo che la regione potrà avere nel prossimo futuro. E poi da qui si dovrà affrontare la prossima crisi del Paese, quella idrica. Ho lanciato una proposta di costruzione di un acquedotto dall’Albania al Salento: lo Stato italiano deve esprimersi e agire. O ci troveremo nuovamente in mezzo a una emergenza e senza i mezzi per affrontarla».

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