Lockdown e usura, allarme in Puglia: pioggia di segnalazioni

Giovedì 21 Maggio 2020 di Roberta GRASSI
L'allarme c'è ed è supportato dai dati: sono 100 all'incirca le denunce per usura e ed estorsione, in danno di piccoli imprenditori e famiglie in stato di difficoltà, formulate a seguito di approfondimenti del nucleo di polizia economico finanziaria di Bari. Ci sono indagini più datate, e poi altre connesse alle difficoltà economiche dovute al lockdown da coronavirus che ha messo in ginocchio molte aziende ma anche privati già prima in grave sofferenza. Si tratta di un numero sentinella, di un indicatore del rischio che in Puglia risulta comunque elevato e che secondo gli investigatori si concentra nei comuni economicamente più forti.

Numerose, tra l'altro, le segnalazioni recenti e quindi sicuramente legate agli effetti della pandemia, giunte alla Consulta nazionale antiusura che raggruppa 32 fondazioni in tutta Italia e che ha sede a Bari. «Si tratta spiega il presidente, monsignor Alberto D'Urso di persone che si trovano in condizione di sovraindebitamento e chiedono il nostro aiuto perché si rendono conto di non farcela. Segnalano situazioni di rischio e chiedono il nostro supporto preventivo, che consiste anche nell'accesso a piccoli prestiti».

Secondo il ministero dell'Interno, nel primo trimestre a fronte di un crollo in percentuale di tutte le altre tipologie di reato, vi è stato un aumento del 10 per cento circa dei procedimenti che trattano di usura. In Puglia questo incremento ha raggiunto il 15 per cento. Già nel settembre del 2019, la Consulta aveva lanciato l'allarme e stilato una classifica in cui le province pugliesi si erano collocate agli ultimi posti, nei panni di quelle più esposte. La peggiore in Puglia è risultata Foggia, seguita nell'ordine da Taranto, Brindisi, Bari e infine Lecce. Tutte, comunque, in zona rossa: laddove il livello di guardia deve restare elevatissimo.
La questione viene affrontata di petto anche nel Salento: sia la prefettura che le procure (antimafia e ordinarie) hanno acceso i riflettori e hanno iniziato a monitorare capillarmente il pericolo che gli investimenti di denaro proveniente dalle attività criminali finisca per foraggiare imprese o persone sull'orlo del crac. Le chiusure imposte il 9 marzo scorso e rimosse gradualmente solo a partire dal 18 maggio hanno portato molte attività e quindi anche tanti nuclei famigliari a non avere più risorse neppure per le necessità primarie. Ed è proprio lì che per definizione si insinua la malavita, specie quella organizzata. Elargisce a chi ha bisogno, barattando la propria disponibilità con il consenso sociale. Meccanismo tipico e tentacolare, è stato spiegato dagli esperti, che muove i sistemi dell'anti-Stato.

Tornando all'analisi della Consulta nazionale antiusura, già nel 2019 c'era stata una ripresa del fenomeno dei prestiti a strozzo dovuto alla crisi economica standard. In tempi ancor più complicati, i numeri rischiano quindi di salire vertiginosamente. L'aggravamento della situazione era dovuto ad almeno tre componenti: l'esistenza di famiglie in condizione di povertà tradizionale, le famiglie consumatrici e produttrici con un profilo di sovraindebitamento, le piccole e medie imprese scivolate verso il fallimento per la progressiva e inarrestabile caduta della domanda. Tali fasce di popolazione sono considerate «il bacino potenziale ed effettuale del sordido commercio del denaro a usura». Viene sottolineato, tra l'altro, quanto accaduto nelle piccole medie e imprese, parte delle quali senza distinzione tra patrimonio aziendale e familiare, esposte al finanziamento illegale «con immediate conseguenze per i lavoratori dipendenti che vi sono (o vi erano) impiegati». Per le attività commerciali un altro dramma, specie se collegate all'impegno diretto della famiglia: in caso di indebitamento, non c'è possibilità di accedere alle procedure concorsuali giudiziarie, come accade nel fallimento d'impresa.

Da qui l'origine dei focus giudiziari, destinati tuttavia soltanto fra qualche mese a fare da termometro alla situazione attuale, considerati i tempi lunghi con cui si struttura l'usura, tipologia di reato che solo raramente viene formalmente denunciato e che necessita, per essere provato, di indagini accurate e di una tracciabilità sostanziale non sempre possibile (i movimenti di denaro avvengono di solito in contanti). La Finanza ha attivato ovunque accertamenti bancari sulle vittime, sui loro famigliari oltre che sui soggetti denunciati. Per giungere a delineare uno schema sempre uguale a sé stesso: contanti contro contanti, con assegni, cambiali o gioielli dati in garanzia. Il volume d'affari stimato solo in provincia di Bari, negli ultimi mesi, è di circa un milione di euro con l'applicazione di tassi di interesse mai inferiori al 50 per cento, con punte di oltre 4.000 per cento annuo. © RIPRODUZIONE RISERVATA