Stretta su bar, ristoranti, palestre: è quasi lockdown. L'allarme di Anci: «Rischiamo reazioni violente»

Lunedì 26 Ottobre 2020 di Paola COLACI

Una lunga notte di mediazioni, aggiustamenti e tentativi di bilanciare gli interessi in gioco. Poi all'alba di ieri la decisione: il premier Giuseppe Conte ha firmato il nuovo Dpcm che prevede ulteriori misure restrittive anti-Covid. In testa, la chiusura alle 18 di tutti i ristoranti, i bar e le gelaterie. Stop anche a cinema, teatri, casinò, sale scommesse, palestre, piscine, centri benessere e centri termali. Sospese anche le feste dopo i matrimoni. Misure che entrano in vigore oggi e resteranno valide sino al 24 novembre. Ma i sindaci lanciano già l'allarme. «Abbiamo più paura del futuro che del virus. Nelle prossime settimane rischiamo di assistere a reazioni violente» commenta il primo cittadino di Bari e presidente nazionale di Anci Antonio Decaro.


Eppure con la curva dei contagi in costante aumento e con l'epidemia che avanza - solo ieri in Italia si sono registrati 21mila nuovi positivi e 128 morti, dei quali 515 contagiati e 7 morti in Puglia - per il Comitato tecnico scientifico e il governo il mini lockdown era inevitabile. Da qui, dunque, la decisione del presidente del Consiglio di licenziare un Decreto che di fatto sancisce una chiusura parziale del Paese. «Dobbiamo fare il possibile per proteggere salute ed economia» ha rimarcato ieri Conte nel corso della conferenza stampa convocata all'ora di pranzo. E ha annunciato la chiusura anticipata alle 18 di ristoranti, bar, pasticcerie e gelaterie. Attività che potranno, però, rimanere aperte anche il sabato e la domenica. Decisione, quest'ultima, che è frutto del braccio di ferro dei giorni scorsi con le Regioni, intenzionate a spuntarla sulle aperture nei week-end. Ipotesi che non era contemplata invece nella prima bozza del Decreto. A fermarsi del tutto saranno, al contrario, cinema, teatri, casinò, sale scommesse, palestre, piscine, centri benessere e centri termali. Al fine di limitare gli effetti devastanti che le nuove chiusure potrebbero determinare su interi settori produttivi, tuttavia, lo stesso premier ha annunciato la volontà del governo di accelerare con i ristori. E sul piatto ci sarebbe già una manovra da circa 2 miliardi che - tra sgravi fiscali, cassa integrazioni, sospensione dell'Imu e altri provvedimenti - punta ad alleggerire la pressione sulle categorie più in difficoltà. Misure di sostegno economico che saranno valutate in sede di consiglio dei ministri che potrebbe essere convocato già nelle prossime ore. «Arriveranno nuovi contributi a fondo perduto. Ci sarà un credito d'imposta per gli affitti commerciali per i mesi di ottobre e novembre. Verrà cancellata la seconda rata Imu dovuta entro il 16 dicembre. Verrà offerta una nuova indennità mensile una tantum per gli stagionali del turismo, spettacolo, lavori intermittenti dello sport» ha annunciato Conte. Il premier ha, poi, confermato la cassa integrazione e misure di sosteno alla filiera agroalimentare che sarà colpita dalla chiusura dei ristoranti.


«L'obiettivo è chiaro, vogliamo tenere sotto controllo la curva epidemiologica perché solo così riusciremo a gestire la pandemia senza rimanerne sopraffatti. Ma questo significa offrire risposta efficiente e cure adeguate a tutti i cittadini e scongiurare lockdown generalizzato, il Paese non può più permetterselo» ha rimarcato il presidente del Consiglio. Al netto degli interessi economici, secondo il premier c'è a rischio anche e soprattutto la tenuta del sistema sanitario già in sofferenza. E gli allarmi che continuano a giungere al governo da parte dei medici di base e ospedalieri lo confermano. Così come, a subire una pressione non più sostenibile è il sistema del trasporto pubblico. In testa quello scolastico. Da qui la decisione di prevedere per gli istituti superiori percentuali di didattica a distanza tra il 75 e il 100%. Su questo fronte, però, ora la palla passa alle autonomie scolastiche. Saranno, infatti, i presidi a decidere la quota di Dad. Sconsigliati ma non vietati, infine, gli spostamenti tra regioni e sospese le feste dopo i matrimoni e le altre celebrazioni. «L'Italia è un grande Paese, l'abbiamo dimostrato la scorsa primavera, ce l'abbiamo fatta nella prima fase e ce la faremo anche adesso» ha spiegato infine Conte, sottolineando che il mini lockdown: «Serve per evitare di chiudere tutto per Natale».


A pensarla diversamente, però, sono i sindaci i quali temono che le nuove chiusure e restrizioni imposte finiscono per minare la tenuta sociale del Paese. E che episodi di violenza, scontri e proteste come quelli registrati nei giorni scorsi a Napoli e Roma finiscano per ripetersi su tutto il territorio nazionale. «Abbiamo più paura del futuro che del virus. Nelle prossime settimane rischiamo di assistere a reazioni violente - lancia l'allarme il sindaco di Bari e presidente nazionale di Anci Antonio Decaro -Temiano un ampliamento della frattura sociale di cui già si intravedono le prime avvisaglie. I sindaci ne tengono conto e faranno tutto quanto è possibile per mantenere unite le comunità e per spegnere possibili reazioni violente a una situazione tanto difficile».

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